I nomi degli Amanti
sono Dico e NonDico

    di Stefano Scansani «Se scoprono che quelli sono due uomini, siamo rovinati». Il buon cattolico al bar fa il suo ragionamento sugli Amanti di Mantova, scheletri di due individui di seimila anni fa scoperti a San Giorgio, e gli scappa la battuta sui Dico. Non c'è niente da fare: per forza l'ormai celebre abbraccio neolitico di questi tempi rischia di diventare l'icona del matrimonio classico, cioè dell'istituzione di diritto naturale della famiglia che più tradizionale non si può: uomo + donna = figli.

    I vescovi, attrezzati e corroborati dall'esortazione apostolica di Papa Ratzinger "Sacramentum Caritatis" quasi quasi intravedono negli Amanti di Mantova - conchiusa e liberata in tutta quell'ossaglia - la prefigurazione del matrimonio quale vincolo sacro anche oltre la morte. Naturali, insieme e per sempre. Badi il sindaco di San Giorgio, riflettano tutti gli archeologi puri, e chi fino a oggi ha pronunciato solo un "oooh!" emotivo davanti alle foto (nessuno ha potuto vederli live) degli Amanti con le loro mandibole impegnate in un bacio sospeso e in un avvinghiamento di femori e costole. L'opinionista Maurizio Cecchetti di "Avvenire", quotidiano dei vescovi, avvista nell'immagine struggente dei neolitici abbraciati il documento che conferma che il "matrimonio è una invenzione del neolitico".

    Cecchetti ha scritto la sua pensata giovedì, e da allora la risonanza è larga e non accenna a calare di tono. La polemica è acuta e sta travolgendo anche le pazienze indagatorie e le prudenze scientifiche che hanno a cuore la preistoria. I cattolici, ispirati anche da Adamo che ad Eva si rivolgeva definendola "osso delle mie ossa", stanno affannandosi per rintracciare una campionatura di casi che provi che il matrimonio (prima sacro e poi anche sacramentato) è connaturato all'uomo. Cecchetti l'ha scritto bene, il concetto: "Viviamo un'epoca di derive scientiste e tecniche, di rivendicazioni persino aspre dei propri diritti, di rotture con una tradizione che prima di essere storica è antropologica, è scritta nel codice umano».

    La reazione dei cattolici era stata suscitata da una serie di provocazioni sulla datazione del matrimonio tradizionale istituzionalizzato. E' nato in epoca romana avanzata? Come dire: formalizzato dalla Chiesa, e ora la Chiesa lo difende. Ma prima, intanto e pure dopo i Dico c'erano, eccome. Mentre i Dico e i NonDico se le dicono e se le cantano in piazza, nelle chiese, in Parlamento, nei dibattiti televisivi, addirittura fanno gli archeologi e hanno effettuato il test sessuale agli Amanti di Mantova che, alla fine delle indagini scientifiche vere, potrebbero riservare smentite o conferme spiazzanti, sorprese clamorose, non si sa. Proviamo a dispiegare le eventualità a cui bisogna star pronti: gli Amanti di Mantova sono un uomo e una donna, oppure sono un uomo e un uomo, o una donna e una donna. Fin qui le combinazioni sessuali. Poi ci sono quelle parentali: marito e moglie o comunque compagno e compagna. Niente e nessuno mai potrà stabilire se i due individui erano legati e vincolati da una passione l'uno per l'altra/o, con un rito animista o un contratto fra tribù.

    Più probabile capire se fra i due c'era invece un rapporto di parentela, di discendenza: padre e figlio, madre e figlio, fratelli, cugini e genealogia varia. Va a finire che gli Amanti potrebbero documentare qualsiasi rapporto umano stretto. E chi si sta prendendo la briga di sostenere che questa singolare sepoltura dell'età della pietra dimostra l'ancestralità del matrimonio, rischia di scivolare per la china romantica soltanto perché la nostra sensibilità e cultura "iconizzano" per simbologie, immagini-tipo e metafore. Come avveniva in epoca barocca con la morte, i teschi, la falce, il tempo, la decomposizione con un risultato trionfante ed estatico. Per conto nostro cerchiamo di essere dalla parte degli Amanti che - lo avevamo già scritto - potrebbero essere stati ammazzati, oppure un individuo è morto e quell'altro è stato successivamente sacrificato.

    L'attigua Età del Rame brulica di donne uccise per far compagnia all'anima del marito morto e ancora caldo. Assai sospetto è il corredo funebre scoperto insieme alle ossa dei due individui sepolti in posizione fetale: una punta di freccia in selce sulle vertebre cervicali dell'individuo a sinistra, una lama dello stesso materiale sul bacino di quello a destra e altri due punteruoli più in profondità. Saranno gli esperti del Museo di Como a stabilire chi, come, dove e perché, confrontando i due con gli altri due, vale a dire con gli scheletri single rivenuti appena intorno agli Amanti. Una famiglia? Inumazioni casuali? Eppure, rispondendo alle domande di "Avvenire" l'archeologo Emmanuel Anati, esperto di arte rupestre, insiste sulla "sacralità del rito". Ovvero matrimonio già all'alba dell'uomo e della donna, "non solo un'unione sancita". L'archeologo è convinto che il matrimonio abbia l'età delle caverne: "Potremmo citare miriadi di altri esempi, dall'arte rupestre della Siberia agli Inuit eschimesi del nord canadese, passando per gli Etruschi o tutte le popolazioni di origine indoeuropea...

    Sarebbe più facile contare semmai quali sono le popolazioni che non hanno avuto alla loro base, come fondamento assoluto e insostituibile, il matrimonio e la famiglia». Anati insiste: «Non esiste in nessuna epoca e in nessuna civiltà passata il concetto di "matrimonio civile". I più diversi rituali per unirsi, dalla preitoria ad oggi, erano sempre stati religiosi. Sarebbe stato inconcepibile il contrario. Il matrimonio è nato come sacralizzazione dell'unione tra due persone. Rigorosamente di sesso diverso». La risposte a questa linea non si sono fatte attendere. Anna Maria Bietti Sestieri, presidente dell'Istituto italiano di Preistoria e Protostoria ha dichiarato al "Corriere" che «la varietà di possibilità nel campo delle unioni maschio-femmina, è immensa e non esiste una legge che sia valsa sempre e per tutti». L'ordinario di etnologia alla Sapienza Luigi Maria Lombardi Satriani (cattolico ed ex senatore ds) dice invece di temere «questo voler trovare a tutti i costi nel passato un riflesso di ciò che viene ritenuto come l'istituto fondamentale della nostra società». Il consiglio è quello di non cascare in «preferenze ideologiche». L'antropologo Paolo Domenico Maria Palmieri ha detto al "Corriere" che bisogna fare chiarezza «su quale famiglia sia alla base della nostra civiltà». Più semplicemente, alle origini, la fammiglia-base sarebbe stata composta da madre e figli, con uomo mutevole: «L'idea di matrimonio monogamico è assolutamente moderna, e direi anche occidentale».

    L'affare si complica e le tesi di Anati non viaggiano su un rettilineo, incontrano chi non è d'accordo e chi invita a ragionare con la storia e non per i Dico o i NonDico. A questo livello del dibattito persino le parole (esclusivamente tecniche) dell'archeologa Elena Maria Menotti, responsabile dello scavo e della salute degli Amanti, potrebbero suonare di parte: «Non li separeremo, resteranno così come sono stati trovati». Indissolubilità del matrimonio (disossato e quasi fossile nel caso di San Giorgio)? A questo punto anche ogni mezza parola degli studiosi potrebbe essere interpretata da una parte o dall'altra, visto che gli scheletri abbraciati sono un "logo". Sarebbe ora che qualcuno cominciasse a tutelarli come un marchio super partes. Dategli il copyright. Aspettiamo gli esiti degli studi di Como, con pazienza. Un paio di mesi fa, quando ci capitò di scrivere per la prima volta un titolo che catalogasse gli scheletri (inventammo gli Amanti di Mantova), qualcuno esagerò, chiedendoci d'inventare anche un paio di nomi, tanto per stare nell'ambito della storia presa per il cuore. Proviamo a dirli? Dico e NonDico.
    19 marzo 2007

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ