I Rom e i Sinti in Lombardia sono circa 13mila, pochissimi sono nomadi e nessuno - autorità centrali e locali - ha mai cercato davvero di integrarli. Lo afferma la prima ricerca sistematica compiuta dalla Caritas e dalla Fondazione per le iniziative e gli studi sulla multietnicità su queste popolazioni, evidenziando che Rom e Sinti stranieri sono pochi di più rispetto a quelli di cittadinanza italiana.
La ricerca è stata condotta tra i mesi di giugno e ottobre 2006, incrociando le osservazioni degli operatori sociali che agiscono sul campo e i dati raccolti attraverso un questionario inviato ai comuni lombardi. Secondo la mappatura, Rom e Sinti presenti in Lombardia sono stimabili attorno alle 13mila unità. Di costoro, tra 9.600 e 11mila vivono in insediamenti collettivi o familiari di vario tipo, regolari e irregolari, permanenti e temporanei, mentre almeno 1.400 risiedono in case convenzionali.
Vi sono inoltre 1.400'giostrai'. Più della metà sono stranieri di diverse nazionalità: bulgari, macedoni, romeni, kossovari. In tutto il territorio lombardo vi sono circa 240 insediamenti conosciuti, ma se ne stimano esistenti tra i 290 e i 350. Di essi, il 43% sono regolarmente autorizzati dalle amministrazioni locali, aree di sosta permanenti o temporanee gestite solitamente da volontari. Il restante 57% è costituito da insediamenti irregolari: baraccopoli abusive di diverse dimensioni e, soprattutto, piccoli insediamenti in terreni privati, per la maggior parte di proprietà della famiglia che vi abita.
La concentrazione maggiore di insediamenti si registra nella provincia di Milano: soltanto nel capoluogo ne sono stati contati 45 (con una popolazione di 4.310 persone), ai quali bisogna aggiungerne un centinaio (2.300-3.100 persone) nel resto della provincia di Milano. La tipologia abitativa prevalentemente diffusa è rappresentata ancora, in Lombardia, da roulotte e camper, presenti nel 76% degli insediamenti. Ma la ricerca ribalta alcuni luoghi comuni: anche se gli stranieri sono in numero maggiore, la distanza tra italiani e stranieri è di pochi punti percentuali. Oltre la metà degli insediamenti ospita soltanto Rom o Sinti italiani. Non è vero neppure che queste popolazioni siano nomadi: tendono a stabilizzarsi nello stesso insediamento per parecchio tempo e se ne vanno, generalmente, solo quando vengono cacciati.
«La questione dell'integrazione delle popolazioni Rom e Sinti rappresenta una delle contraddizioni sociali più acute per la convivenza civile in una regione avanzata come la nostra», afferma don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana. Secondo Antonio Tosi, docente di Sociologia urbana al Politecnico di Milano, coordinatore e autore della ricerca, Rom e Sinti «rappresentano un caso estremo di mancata integrazione, ma anche un caso di integrazione mai perseguita fino in fondo. Sia a livello centrale che locale Rom e Sinti non sono stati oggetto di politiche integrative, se non in modo marginale, settoriale, incerto: questo chiama in causa anche l'altro'polo' della relazione, mette in discussione i comportamenti delle comunità locali, le politiche delle amministrazioni locali e quelle delle Regioni e dello Stato centrale», conclude Tosi.
22 marzo 2007