Tecnico mantovano scampato alla furia del tornado

    di Roberto Bo «Sembrava di stare in un film, di quelli americani dove ad un certo punto arriva l'uragano che spazza via tutto». Da anni gira l'Italia per conto di un'agenzia di spettacoli e servizi: segue i concerti delle principali band, ma una cosa del genere non l'aveva mai vista. Stefano Fontana, 37 anni, di Marmirolo, ex assessore alle politiche giovanili del suo paese, ieri l'altro era nell'occhio del ciclone, a Mestre, al Parco San Giuliano, dove una potente tromba d'aria ha devastato il Jammin' Festival, la grande festa pop-rock per la prima volta sbarcata a Venezia, provocando almeno una ventina di feriti. Minuti di assoluto terrore, durante i quali la forza del vento ha fatto crollare le torri di amplificazione, danneggiato i palcoscenici e le altre strutture. Nel momento in cui la furia del tempo si è scatentata Stefano era nel back-stage, addetto al cambio del palcoscenico sul quale fino a quel momento si erano già esibite tre band.

    «Eravamo tutti tranquilli, perchè la giornata era buona. Tutti si aspettavano la pioggia il giorno prima e invece... Invece ad un tratto il cielo si è fatto scuro e una leggera pioggia ha iniziato a cadere. Poi sempre più intensa, fino alla grandine e al vento, fortissimo». In quegli attimi Stefano Fontana è all'interno di una tensostruttura adibita a catering. «I teloni si sono alzati improvvisamente e le panche volavano da una parte all'altra del tendone. Eravamo in cinque persone, tre tecnici e due inservienti. Siamo rimasti lì sotto per un po', con il timore che prima o poi tutto volasse via. Ad un tratto ci hanno detto che le torri, quelle che reggono l'impianto di amplificazione e le luci, erano cadute. A quel punto siamo tutti usciti, tra l'altro aveva appena smesso di piovere, e davanti ai nostri occhi si è presentata una scena impressionante. C'erano persone che correvano e urlavano, ma devo dire con sincerità che la sicurezza è fatto un servizio impeccabile. Nel giro di pochi minuti tutti sono stati allontanati dalla zona che evidentemente era ancora pericolosa e a rischio di crolli. Ho anche soccorso un giovane ferito lieve, che ho accompagnato a farsi medicare. Mentre camminava, col sangue che gli colava addosso, mi ha chiesto se il concerto sarebbe continuato».

    Stefano racconta anche di aver contribuito a sistemare alcune attrezzature cadute e spostate dal vento. «Ci hanno dato una mano anche alcuni gruppi musicali, tra cui i Linking Park, una band straniera che ci ha aiutato ad alzare delle pesanti transenne». Le operazioni di soccorso condotte dai vigili del fuoco di Venezia sono andate avanti fino alle 3.20 di notte. I pompieri hanno stabilizzato il palco, proseguendo contemporaneamente nell'opera di prelievo dei grandi teli di copertura, che avrebbero potuto produrre un «effetto vela». Ieri è cominciato lo smontaggio delle strutture da parte dei tecnici audio. Durante l'operazione, la Polizia ha interdetto i luoghi, presidiandoli. Secondo Stefano la scena più impressionante resta comunque quella delle torri cadute al suolo. «Ma ci sono altre due cose che mi hanno colpito. La prima è che il vento ha spostato di un paio di metri le zavorre del palco che pesano alcune tonnellate, la seconda è che ho visto tante ragazze e ragazzi piangere sia per quello che era successo, sia perchè il concerto era stato sospeso».

    16 giugno 2007

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