Sgominata la banda dei ricambi

     E' nata da una catasta di auto rubate, sventrate e abbandonate, l'indagine che, a Milano, ha portato alla scoperta di un traffico internazionale di pezzi di ricambio e all'arresto di 10 persone. E, ancora una volta, nel capoluogo lombardo, un campo nomadi è finito al centro di un' operazione di polizia proprio in un momento in cui, in città, si susseguono le polemiche sulla presenza dei Rom. A effettuare gli arresti dell'operazione The Ripper è stata la Polizia Municipale, coordinata dal pm Laura Cocucci. Quattordici le ordinanze di custodia cautelare, emesse nei confronti di tre italiani, due rom, quattro nordafricani e cinque cittadini dell'Est Europa. Quattro i latitanti. L'indagine è nata dall'osservazione di una continua vendita diretta di pezzi di ricambio che avveniva dentro il campo nomadi in via Bonfadini, nell'ottobre dell'anno scorso. Una prima indagine era allora terminata con denunce e sequestri. In particolar modo erano stati bloccati alcuni furgoni in uscita dal campo con moto intere, per lo più scooter appena rubati, e pezzi di ricambio. In quell'occasione era stato denunciato anche un siciliano, residente nel Pavese, che aveva il compito di smaltire, con il suo carro attrezzi, i rottami delle auto sventrate e lasciate abbandonate fuori dal campo nomadi, in mezzo alla strada, dopo essere state sfruttate fino all'ultimo pezzo. Quando l'indagato ha lasciato Milano, nell'ottobre scorso, le auto, non più smaltite, hanno cominciato ad accumularsi all'esterno del campo, diventando un muro di rottami. Il nuovo filone d'indagine che ha portato all'emissione delle ordinanze è partito proprio dalle aziende dove venivano smaltite quelle carcasse. Gli uomini del Nucleo radiomobile hanno capito che negli sfasciacarrozze c'era uno strano viavai e, alla fine, hanno individuato i trafficanti. Si tratta di due abili ladri rom e di due italiani che rubavano le auto a seconda delle richieste del mercato, prevalentemente Wolkswagen, Audi e Mercedes; e di due altri italiani e un egiziano, titolari di aziende di trasporti, in realtà attività di facciate usate per coprire il traffico. Provvedevano a far smontare le vetture dai ricettatori dell'est e a spedire i ricambi via nave in Nordafrica, dopo un meticoloso lavoro di eliminazione dei numeri di riconoscimento che avveniva in due capannoni, a Gudo Visconti e a Zibido S.Giacomo. In soli quattro mesi d'indagine sono stati accertati traffici per 7 milioni di euro. «La situazione a Milano può sfuggire di mano perchè la criminalità predatoria sta creando grossissimi problemi - ha detto il vicesindaco Riccardo De Corato - Ieri il capo della Polizia ha detto le stesse cose e lanciato l'allarme criminalità al Nord». «Mi sembra che ci sia un convitato di pietra - ha aggiunto - che non dice una parola, il Governo».
    05 luglio 2007

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