INTERVIENE MONSIGNOR BUSTI: DITE LA VOSTRA
Il vescovo di Mantova e la Sapienza:"Un autogol"
Il Papa rinuncia alla visita alla Sapienza. La notizia ha diviso in due l'opinione pubblica. Da una parte coloro che rivendicano per il Papa il diritto a parlare ovunque, dall'altra coloro che appoggiano la lettera dei 67 docenti universitari. Sulla vicenda interviene il vescovo di Mantova Roberto Busti: «Aver zittito il Papa è stato un autogol». I primi commenti.
Il vescovo di Mantova Roberto Busti prende posizione sulla vicenda di Benedetto XVI alla Sapienza. La rinuncia di Papa Ratzinger a prendere parte all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università di Roma è l'oggetto di questo intervento del Vescovo Busti. E' un estratto del suo intervento che sarà pubblicato sul settimanale cattolico La Cittadella«
Capita che una sessantina di docenti su oltre 4000 e qualche centinaio di studenti (?!) sulle decine di migliaia di iscritti riescono a far rinunciare il Papa a mettersi in discussione con e dentro il loro ambito. Tutto il mondo farebbe carte false per avere tale disponibilità: alla Sapienza esultano per la sua forzata e intelligente rinuncia. Cosa diamine sarà successo di così grave? Quale sgarbo è avvenuto così bruciante? Udite, udite: il Capo della Chiesa cattolica, circa 17 anni fa, ha avuto l'ardire di citare un filosofo ateo che sosteneva la »giustezza« e la »ragionevolezza« del processo a Galileo, per affermare che definiva invece »assurdo« il loro uso. Non è già capitato qualcosa di simile a Ratisbona, dove la forzatura di un suo pensiero ha prodotto una sollevazione, riconosciuta poi ben poco motivata, nel mondo islamico? Sono così gli scienziati mai sazi di ricerca della verità? Sono questi gli studenti assetati di sapere che scendono negli angoli più dimenticati delle biblioteche per scoprire qualcosa di nuovo o dimenticato, ma utile a tutti?... Non credo che questa mossa giovi molto a chi l'ha proposta e sostenuta, magari dietro le quinte del silenzio di una politica abituata più al clamore che al costruire. Mi imbarazza però il silenzio e l'inerzia dei più, docenti e studenti: un errore di valutazione? un epilogo imprevisto? L'abitudine a lasciare la piazza a chi urla più forte? Né mi stupirei di trovare qualche cattolico intelligente che affermasse che il Papa non doveva neppure accettare l'invito. Chissà quando diventeremo grandi, capaci cioè di non vociare per sentirci più forti, di non zittire altri per crederci più sapienti e di non esultare come per un fantastico gol, prima di accorgerci d'averlo piazzato nella nostra porta.
Roberto Busti
Vescovo di Mantova
Ecco alcuni commenti inviati alla Gazzetta di Mantova
Però Ahmadinejad
negli Usa ha parlato
A proposito della vicenda relativa al Pontefice e all'Università «La Sapienza» vorrei richiamare l'attenzione dei lettori sul fatto che non molti mesi or sono la Columbia University di New York ha invitato il presidente dell'Iran Ahmadinejad a tenere una conferenza nel proprio Ateneo, ciò che ha potuto puntualmente verificarsi nonostante il dissenso di taluni studenti che non hanno però voluto e potuto «occupare» per protesta il Rettorato come avvenuto a Roma. Evidentemente La Sapienza, in fatto di tolleranza, ha molto da imparare dalla Columbia University. Peraltro per quanto riguarda l'occupazione «forzosa» del Rettorato da parte di un'esigua minoranza di studenti sottolineo l'opinione - ben meditata e supportata anche da autorevole letteratura scientifica - che l'eccessivo permissivismo italiano - in età prescolare, scolare e anche universitaria - ha portato e porterà solo danno al nostro Paese e a molti degli stessi interessati quando raggiungeranno l'età lavorativa.
Luigi Gobio Casali
Le colpe del governo
e dell'università
I papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc..). L'unico posto dove il Papa non può parlare è La Sapienza, università fondata, tra l'altro, proprio da un pontefice. Questo mette in evidenza due fatti gravissimi:
1) l'incapacità del governo italiano a garantire la possibilità di espressione sul territorio italiano di un Capo di Stato estero, nonchè Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone. Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell'impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;
2) la fatiscenza culturale dell'università italiana, per cui un ateneo come La Sapienza rischia di trasformarsi in una «discarica» ideologica.Come cittadini e come cattolici siamo indignati per quanto avvenuto e siamo addolorati per Benedetto XVI, a cui ci sentiamo ancora più legati, riconoscendo in lui il difensore - in forza della sua fede - della ragione e della libertà.
Franco Bellei
Responsabile Comunità
Comunione e Liberazione di Mantova
Qualcosa si è mosso
e io ne sono felice
Vorrei manifestare tramite la Gazzetta la mia felicità per quanto avvenuto alla Sapienza di Roma. Ho notato con disappunto che i telegiornali hanno detto solo negli ultimi giorni, se non nelle ultime ore di martedì, che il motivo che ha spinto docenti e studenti delle facoltà scientifiche dell'università a respingere la visita del Papa erano le posizioni della Chiesa su Galileo e sulla scienza. Molti siti internet hanno ripreso la voce degli studenti che ritengono che un Papa che giudica «Giusto e ragionevole il processo a Galileo» (in cui, per chi non lo sapesse, la Chiesa obbligò Galileo ad abiurare le sue teorie secondo cui la terra gira intorno al sole, per lasciarlo in vita e non metterlo al rogo) non sia degno di mettere piede in un «tempio della scienza» quale un'Università dovrebbe essere. Il Papa, ricordo, non andava certo ad aprire dibattiti. Avrebbe infatti tenuto una «lezione» elargendo dall'alto le verità della Chiesa che, come ha ricordato anche nella sua ultima enciclica, non hanno bisogno della scienza che diffonde false speranze. Mi pare corretto porre l'accento sul fatto che all'università non è gradito questo Papa, e non il Papa. Proprio per ciò che in prima persona ha sostenuto. Tutti i politici, dalla destra Teodem di Gasparri, al nuovo Partito Demo(cristiano)cratico difendono Benedetto XVI a spada tratta, come al solito, ed è significativo l'intervento di Veltroni che, senza guardare al merito della questione, se la prende per l'assalto all'autorità del pontefice. Finalmente, anche nella cristianissima Italia, giornali e telegiornali hanno dovuto parlare di persone che non condividono le ingerenze della Chiesa e che preferiscono guardare all'interno di ciò che il papa dice, come se fosse un comune mortale (e, sorpresa, lo è). Finalmente non sono la Bonino o qualche deputato sinistrorso a criticare la Chiesa, sono le persone e, per lo più di cultura. Oggi, martedì, in Italia è successa una cosa grande e buona. Forse qualche laico in più troverà la forza per opporsi alle decisioni filoclericali dei politici o, quantomeno, riuscirà a manifestare il suo dissenso senza essere guardato come un alieno. Non mi aspetto che la Chiesa faccia passi indietro, anzi. Ormai si è ricostituito lo stato pontificio e, se si ridiscuteranno leggi come quella sull'aborto, tanto varrà dare al papa il potere diretto di legiferare. Però qualcosa si è mosso, speriamo non si fermi.
Marco Giulio Camurri
E non stupitevi
se i nostri ragazzi...
Lunedì 14 gennaio, al Tg2 delle 20.30, un fantasioso giornalista, nel dar conto della contestazione di docenti e studenti della «Sapienza» contro la visita di Benedetto XVI, ha creduto bene di ricostruire la vicenda di Galileo Galilei e dei suoi «problemini» con la Chiesa, a beneficio del grande pubblico televisivo. Certo, la vulgata ottocentesca ha accentuato i termini dello scontro in senso anticlericale; certo, Galileo non era portatore di prove in quel momento inconfutabili; certo, non è finito bruciato sul rogo (come Giordano Bruno); ecc. ecc.: tutto bene. Quel che, tuttavia, non funziona è paragonare il nostro grande scienziato a un signore un po' troppo rigido sulle sue posizioni, e accreditare il cardinale Roberto Bellarmino, uno dei padri della Controriforma, quale - parole testuali - «Popper ante litteram», per aver consigliato a Galileo di presentare le sue tesi come mere ipotesi e non come rappresentazioni della realtà. Insomma, il cardinale Bellarmino, un uomo di grande fede e intelligenza, ma anche di un'intransigenza formidabile, un pilastro della Chiesa al tempo dell'Inquisizione, sarebbe un apostolo della «società aperta». Ma, diciamo: stiamo scherzando? E poi ci lamentiamo se i nostri ragazzi all'Università non s'iscrivono a Fisica o a Matematica; se le scienze dure sono sistematicamente disertate dai giovani; se i talenti se ne vanno nei laboratori americani. Perché mai dovrebbero restare in un paese che, anziché celebrare i suoi maggiori intellettuali di rango planetario, promuove come «liberali» coloro che li perseguitarono, partendo dal presupposto che, sul momento, non era ben chiaro chi avesse ragione e chi avesse torto? Comunque, circa il futuro della ricerca scientifica, possiamo stare tranquilli: 1,3 miliardi di cinesi e 1,1 miliardi d'indiani, con i loro campus tecnologici ormai di altissimo livello, penseranno a colmare i vuoti lasciati da europei o americani nuovamente sedotti, dopo secoli, dal primato della teologia. Ce ne accorgeremo assai presto.
Associazione Mazziniana
di Mantova
Laicismo ideologico
che tappa la bocca
L'Associazione Scienza e Vita di Mantova è profondamente amareggiata dall'epilogo della contestazione di professori e studenti della Sapienza che hanno sbattuto la porta in faccia ad un uomo del dialogo come Benedetto XVI. Se oggi il solo richiamare i limiti della ricerca scientifica che inevitabilmente coincidono con i confini di una coscienza retta, può divenire motivo di intollerante rifiuto all'ascolto, vuol dire che una sindrome autoritaria si sta lentamente ma inesorabilmente facendosi strada nelle aule delle università italiane. Proprio là dove dovrebbe essere massima cura degli scienziati garantire non solo la qualità del dialogo, ma l'efficacia di una ricerca a servizio dell'uomo, senza se e senza ma. Siamo sicuri che il Papa non si farà intimorire e continuerà a parlare in difesa dell'uomo e di tutti gli uomini, anche nei riguardi dei sostenitori di una scienza priva di uno statuto di esponsabilità.
Infine si augura che i mondi accademico e studentesco sappiano far maturare gli anticorpi necessari a respingere la violenza di chi, in nome di un laicismo fattosi ideologia, vuol togliere la voce a un uomo come Benedetto XVI.
Associazione
Scienza e Vita Mantova
16 gennaio 2008