Col velo islamico in tribunale: a giudizio

      CREMONA. Si terrà il 26 giugno, con rito abbreviato, davanti al tribunale di Cremona il processo che vede imputata una donna tunisina per avere portato il velo islamico in un luogo pubblico. Monia Mzoughi fu fermata dalla polizia mentre andava al palazzo di giustizia ad assistere al processo al marito, il 37enne tunisino Mourad Trabelsi, ex imam della moschea di Cremona, condannato in appello a 7 anni di carcere per terrorismo internazionale. La donna è una delle tre islamiche denunciate in Italia perchè indossavano il burqa in un luogo pubblico: le altre furono denunciate nel 2004 a Drezzo (Como) e nel 2006 a Como. Questo di Cremona è il primo caso a finire a processo. L'estate scorsa l'ex procuratore della Repubblica di Cremona Adriano Padula rinviò a giudizio la tunisina perchè «senza giustificato motivo indossava il velo che coprendole il volto ne rendeva difficile il riconoscimento da parte delle forze dell'ordine violando una legge del'75. Il reato di cui è accusata è punito con una pena fino a 2 anni di carcere e duemila euro di ammenda. Il rito abbreviato è stato chiesto e ottenuto oggi, nell'udienza filtro, dal legale di Mzoughi.

    «Noi siamo per il rispetto delle leggi italiane e abbiamo fiducia nella magistratura, e crediamo anche che il velo debba lasciare il viso scoperto. Ma siamo anche per la libertà religiosa della persona. Speriamo dunque che il giudice tenga conto delle motivazioni che stavano dietro alla scelta di portare quel tipo di velo». Così il portavoce dell'Ucoii Issedin Elzir commenta il rinvio a giudizio della donna tunisina che aveva indossato il velo integrale in luogo pubblico, e in particolare nel tribunale dove suo marito Mourad Trabelsi, ex imam a Cremona, veniva processato per terrorismo. Quanto alla proposta presentata ieri al Parlamento in Turchia per attenuare il bando del velo islamico nelle università pubbliche e private, «ogni azione che favorisca la libertà personale va applaudita - conclude Elzir - in questo come in altri paesi. La strada giusta è quella della libertà religiosa». Il velo integrale è infatti legato, secondo Elzir, ad una delle possibili interpretazione del Corano. Anche se «noi crediamo - ribadisce l'imam di Firenze - che il viso debba rimanere scoperto».
    31 gennaio 2008

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