All'improvviso, man mano che l'aereo scende sotto le nuvole e si avvicina al litorale intravvedo le luci dell'aeroporto internazionale. Poi il vento caldo annuncia che finalmente sono arrivato a L'Avana. Di nuovo a Cuba, insieme a Daniela, mia moglie, anch'essa tra gli animatori dell'associazione, per dare corso all'iniziativa di solidarietà dell'Associazione internazionale 'Un bambino come amico' - onlus nei confronti di alcune scuole speciali. La felicità è però temperata dalla preoccupazione del controllo in dogana: i cubani sono molto rigorosi. Mi sento infatti come un supermercato. In valigia e nello zaino ho un glucometro, dei pezzi di ricambio per l'auto del Gruppo di Volontariato Civile di Bologna, punto di riferimento della associazione mantovana a Cuba; due pezzi di ricambio per la macchina da cucire, donata da Edgardo Bianchi, che l'anno scorso abbiamo portato alla scuola speciale Ormani Arenado Llonch di Mantua. Alcuni mesi or sono la macchina si è guastata e il pezzo nuovo l'ho recuperato nella fabbrica cittadina all'ultimo minuto prima di partire. Trasporto pure un chilo di grana padano per lo scrittore Senel Paz, che ho conosciuto in settembre a Mantova al Festivaletteratura. E poi calendari, penne e matite colorate per le persone che incontrerò nelle scuole. Contrariamente a quanto pensavo, il disbrigo delle formalità in dogana è rapido e posso dirigermi subito verso L'Avana. Il giorno dopo, ci attende un primo incontro con Tatiana, Luisa, Irta e José, rappresentanti del Celaee (l'organismo di riferimento che conduce gli studi e la ricerca nel campo della psicologia e della educazione speciale e che promuove i rapporti e lo scambio di esperienze con gli altri paesi dell'America Latina) e del Ministero della Educazione; e con Amalia e Lilli, del Gruppo Volontariato Civile di Bologna, per organizzare le visite nelle scuole e gli incontri con i bambini e gli insegnanti. Il tempo di depositare i bagagli e siamo già sul Malecon, il lungomare habanero. Lo scenario, che si apre dinnanzi ai miei occhi, è straordinario: L'Habana Vieja rifiorisce. Rimangono ancora ferite aperte ma è evidente lo sforzo per riconsegnare ad un antico splendore e a condizioni abitative più dignitose la città. L'artefice di questa opera imponente è Eusebio Leal Spengler, historiador de L'Avana da oltre 40 anni. Percepisco un clima nuovo, di maggiore apertura al dialogo, scevro da rigide ortodossie: i cubani riconoscono la gravità dei problemi con cui hanno a che fare. Su un punto sono inflessibili: Cuba è un problema dei cubani e qualsiasi interferenza verrà respinta. Poco prima del mio rientro in Italia, sul Granma International del 10 dicembre, il giovane ministro degli esteri Felipe Perez Roqué annuncia che Cuba «è pronta a firmare il Patto internazionale dei diritti economici, sociali e culturali e il Patto internazionale dei diritti civili e politici» in sede Onu. Nel contempo, l'Assemblea popolare, il Parlamento, sta discutendo una proposta di legge sulle 'unioni legali' che darà agli omosessuali gli stessi diritti che hanno gli eterosessuali quando vi è un'unione consensuale fuori dal matrimonio. Anche nell'ottobre scorso l'assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione (non vincolante) che condanna il blocco economico imposto dagli Usa nel 1962. Con numeri davvero eccezionali: 184 Paesi a favore della revoca delle sanzioni all'isola e solo 4 contrarie (Usa, Israele, Isole Marshall e Isola Palau). La fiamma di una nuova speranza si è accesa. Escuela especial Solidaridad con Panama. «No hay compasion, no hay lastima, lo que hay es amor y solidaridad»: sono le prime parole che pronuncia Esther La Ochoa, direttrice della scuola speciale per paraplegici Solidaridad con Panama situata a L'Avana nella municipalità di Boyeros. E' una bella donna afrocubana, dallo sguardo severo e dai modi fermi che si sciolgono in un dolce sorriso quando parla dei suoi bambini. Dice che nella scuola non c'è compassione ma solo amore e solidarietà. Solo l'amore e la solidarietà possono fare scoprire a quanti sono colpiti da gravi disabilità la bellezza della vita e fare accettare le loro differenze. Teté, così è chiamata la direttrice, racconta come è organizzata la scuola. Sono 130 i bambini e le bambine, ospiti della scuola, che sono seguiti dal punto di vista fisico, psicologico ed educativo da 110 tra insegnanti, educatori e operatori di sostegno. Un'attenzione specializzata - dice - e affetto e comprensione sono la migliore medicina che ricevono dai lavoratori del centro e il migliore antidoto ai problemi. La scuola è in buone condizioni e possiede discrete attrezzature, anche se non mancano i problemi provocati dal blocco finanziario, economico e commerciale imposto dagli Stati Uniti d'America a Cuba da oltre 40 anni. Mentre attraverso il cortile noto un ragazzino con le stampelle i cui tratti del viso mi ricordano le immagini dei ragazzi che la nostra associazione ospita nella Casa rifugio di Huaraz in Perù. Gli chiedo come si chiama e cosa ci fa in una scuola speciale cubana. Si chiama Pablo Rivera, ha diciotto anni ed è nato a Trujillo in Perù. Viene seguito dalla scuola e frequenta un corso preuniversitario. Ci tiene a sottolineare che è una escuela internacionalista, che ospita bambini e ragazzi latinoamericani che provengono da Perù, Ecuador, Uruguay e Venezuela. «Cuba - dice - mi ha dato la possibilità di curarmi e di studiare». Si mostra felice quando gli racconto della iniziativa di solidarietà in Perù, di Rossy, Stefano, Carlo, Vania, Bruno, Luisa e degli scout che sono andati a Huaraz e a Quitaracsa a prestare servizio e a mostrare solidarietà nei confronti dei suoi coetanei lavoratori di strada. Ci lasciamo dandoci appuntamento per l'anno nuovo. Teté enumera le necessità della scuola, in particolare la carenza di carrozzelle e di mezzi per il trasporto, privi di elevatori, per i bambini e le bambine che abitano lontano dalla scuola e che fanno ritorno a casa il fine settimana. E lamenta il fatto che gli Usa proibiscano ai medici di fare visita alle scuole speciali cubane, limitando in questo modo la possibilità di arricchire reciprocamente le conoscenze. Le comunico che entro la fine del mese di dicembre avranno venti carrozzelle nuove donate dalla associazione un Bambino come amico grazie al contributo del Consorzio del Grana Padano che le ha offerte. Dopo un frugale pasto consumato nel comedor della scuola, i ragazzi più grandi ci offrono un loro spettacolo di salsa. Sono tutti sulle sedia a rotelle e si muovono al ritmo della danza in modo straordinario. «Ai nostri ragazzi diciamo che non si cammina solo con le gambe, ma anche con la testa e con il cuore» sottolinea Teté... ed è proprio vero. Quando mi congedo da Teté, Luisa, Tatiana, Irta e José, che mi hanno accompagnato e che hanno visitato gli scorsi anni la Casa del Sole, ci tengono a ricordare che anche nell'istituto mantovano hanno trovato lo stesso amore e lo stesso spirito solidaristico da parte del personale e ricordano con simpatia l'incontro che hanno avuto con l'operatore Mario Rolli e con i ragazzi. L'Apam a L'Avana. Il programma predisposto, di visite nelle scuole e incontri con gli insegnanti, è molto impegnativo: oltre che alla escuela Solidaridad con Panama sono in calendario visite a tutte quelle che l'associazione mantovana sostiene: Sierra Maestra e William Soler de L'Avana, Alfonso Valdes Cabrera di San Juan y Martines, Ormani Arenado Lonch di Manta; inoltre, fuori dal previsto, alla scuola per sordomuti René Vilches. Incontrerò la gente di Mantua a San Juan y Martines. A fine dicembre arriverà il primo container organizzato dal GVC di Bologna, poi ne partirà un altro con l'anno nuovo. Il materiale raccolto dalla associazione mantovana è consistente: oltre alle carrozzelle per paraplegici, materiale didattico e sportivo, zanzariere, ventilatori, attrezzature per allestire laboratori per l'agricoltura, l'economia domestica, la tecnica delle costruzioni, la sartoria e la riparazione delle scarpe. Rivedo Pilar, la direttrice della Sierra Maestra che ha organizzato una grande festa che si conclude, insieme ai bambini e agli insegnanti, cantando a squarciagola Guantanamera e Cuba que linda es Cuba. Poi via verso la William Soler. Lungo la strada incrocio una corriera dell'Apam, donata anni fa dall'azienda. La Villa dei Batista. La escuela especial William Soler è una scuola per sordociechi situata in una splendida villa coloniale appartenuta alla famiglia Batista (prima che scappasse con la borsa dell'oro) e dichiarata patrimonio dell'umanità.
Roberto Borroni
05 febbraio 2008