I tre casi di Mantova

    Stanno giocando ai videogame e crollano a terra, svenuti. Quasi contemporaneamente scattono gli impulsi al cervello che provocano la crisi convulsiva. Lo spavento dei genitori, la corsa in ospedale e l'osservazione per un certo periodo di tempo. Succede e succede sempre più spesso: almeno tre volte negli ultimi quattro mesi, poco più di una decina di casi ogni anno. Si chiama epilessia da videogioco e non è una malattia, ma una predisposizione ereditaria che colpisce maggiormente i bambini e in virtù della quale il cervello è più esposto alle stimolazioni.

    Nel Mantovano tre casi nelle ultime settimane: un ragazzino di 15 anni e altri due di 10, tutti finiti al Poma. Giocavano e tutti e tre ad un certo punto sono piombati a terra, anche pochi minuti dopo aver acceso il videogioco. Quel più grande ha avuto due episodi: il primo in casa di un amico mentre giocava a un videogame, il secondo in un bar. Gli altri due ragazzini, entrambi di 10 anni, mentre si divertivano nelle rispettive abitazioni con due videogiochi di lotta.
     
    «Attenzione però _ spiega il dottor Giuseppe Capovilla, primario della Neuropsichiatria Infantile del Poma e a capo del centro regionale di epilettologia _ il contenuto del gioco, che si tratti di lotta o altro non c'entra. I ragazzini che abbiamo visto non erano malati e con questo voglio dire che non erano epilettici. Hanno avuto i sintomi dell'epilessia, un'epilessia da videogioco che si traduce in svenimenti e crisi convulsive». Il primario sottolinea che in questi casi c'è sempre una predisposizione maggiore o minore sulla base di un tratto genetico ereditato. Questo significa che il cervello subisce delle alterazioni alle stimolazioni esterne con maggiore facilità.
     
    L'epilessia da videogiochi provoca il più delle volte svenimento e scosse convulsive con perdita di conoscenza. Il paziente viene condotto in ospedale dove viene sottoposti ad alcuni test, compreso l'elettroencefalogramma. L'epilessia da videogiochi è di due tipi: la prima è prodotta dalla stimolazione luminosa che il videogioco si porta dietro, l'altra è invece prodotta dalle attività mentali che vengono esercitate nel momento in cui si affronta il videogioco.
     
    La terapia proposta è duplice: nella forma più pura, quella da videogioco e non legata da stimolazione luminosa comporta l'astensione o la limitazione al minimo del gioco, nella forma stimolazione luminosa, oltre alla riduzione dell'attività è opportuno indossare delle speciali lenti contro l'epilessia fotosensibile che il centro del Poma ha ideato anni fa e che proteggono dalle frequenze luminose che inducono le crisi convulsive riflesse.
    18 febbraio 2008

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