Il vescovo Busti: serve aria pulita

    di Stefano Scansani Le difficoltà della gente normale non sono poche. La coesione sociale è sfilacciata. La politica fatica a dare risposte e così alimenta un qualunquismo fatto di parole roboanti ma di poche o inattuabili soluzioni. La Chiesa non è invadente: indicando i valori irrinunciabili parla alle coscienze. Il vescovo risponde a tutte le domande, anche a quelle che lo trascinano nel perimetro elettorale, e alle altre che pretendono un suo giudizio su questa stagione sociale ed economica grigia e incerta. Monsignor Roberto Busti non rallenta il passo largo e ottimistico inaugurato il 7 ottobre dell’anno scorso, quando aveva preso possesso della diocesi ed era entrato in città percorrendo a piedi i sagrati e le piazze del centro. I suoi sono auguri pasquali, ma di un tipo che allarga il pulpito, che si traduce in un linguaggio così religioso da diventare laico. La Risurrezione, attraverso il Busti-pensiero, si declina anche con le tre formule augurali che punteggiano l’ultima risposta: bene vero, serenità e pace. Per tutti.
    Ha ormai messo a fuoco il corpo e l’anima della diocesi. Busti è un uomo di spirito in tutti i sensi. Continua l’attività pastorale con ritmi intensi, e lui ne sorride tirando in ballo le calorie. Sfiora appena la vita e le prospettive ecclesiali ed ecclesiastiche mantovane affermando che con a fianco i suoi preti non ha paura di affrontare i problemi. Come dire che presto comincerà a riformare con la sua impronta la Chiesa locale.
    Monsignore, è una Pasqua strana. Oltre che bassa e probabilmente fredda, è issata in un periodo di crisi sociale, politica, economica. Ai preti, una volta, si sollecitava una parola di conforto. La dica.
    «Certamente il momento che viviamo non è il massimo della vita.
    Le difficoltà della gente normale, quella che lavora sodo per sbarcare il lunario decorosamente, che ha figli da crescere o anziani a cui badare, sono vere e non sono poche. La coesione sociale è sfilacciata, la politica fatica molto a dare le risposte che deve offrire, alimentando così un qualunquismo fatto di parole roboanti ma di poche o inattuabili soluzioni».
    E la consolazione, monsignore?
    «Più che di consolazione (sarebbe come dare qualche pacca su spalle scottate dal sole), in questo caso preferisco parlare di speranza.
    Quella che fa conto sulle persone oneste più numerose delle disoneste; sui giovani impegnati in maggior numero dei bighelloni scansafatiche, sui ragazzi che studiano e si divertono senza fare i bulli, sui moltissimi volontari che alleviano problemi quotidiani sorridenti e nascosti, su amministratori lontani da beghe e da liti inconcludenti... Devo allungare l’elenco?
    Lo faccia.
    «Ecco: su preti e suore che, al di là di immancabili difetti, si danno da fare per la loro gente senza stancarsi e insegnano, con parole e fatti, l’impegno a operare il bene per tutti, nessuno escluso».
    I vescovi italiani per voce del cardinale Angelo Bagnasco ribadiscono la libertà di voto dei cattolici in vista delle elezioni politiche. Ma con degli accorgimenti o delle precauzioni. Quali?
    «Lei mi vuole proprio mettere a rischio! Veniamo giudicati invadenti anche quando parliamo di cose interne alla Chiesa e alla coscienza, immaginarsi su questi argomenti che scottano anche a starci lontano».
    Provi ad avvicinarsi.
    «Mi pare di interpretare la raccomandazione ai cattolici del Presidente dei Vescovi italiani come un dovere di fare verifica seria dei programmi dei vari partiti: non solo economia, schieramenti, appartenenze, ma il rispetto concreto dei valori irrinunciabili per un cristiano: la vita umana, la famiglia che nasce dal matrimonio tra un uomo e una donna, le ricchezze come bene per tutti, la fraternità fondata sulla comune dignità».
    Sta dicendo che ci sono delle traiettorie di movimento per i cattolici?
    «Il cristiano deve sapere promuovere e proporre i valori irrinunciabili, secondo i modi propri della politica, non per fare proseliti, ma per offrire a tutti la concreta possibilità di guardare oltre l’immediato, di saper percepire i valori immutabili che fanno grande una civiltà perché danno consistenza allo spirito, al trascendente: all’aria veramente pulita, insomma».
    È la sua prima Pasqua a Mantova, come lo sono stati la festa del patrono Sant’Anselmo e i riti della Passione, Sacri Vasi compresi. Ha captato a fondo la fede e la sensibilità della gente di qua con un’azione capillare, costante. Stanco ma felice, e come?
    «Sì, un poco stanco lo sono (ma quanto più lo sono tanti papà e mamme!), ma sicuramente felice.
    Felice per un affetto e un’accoglienza che si fa stabile e più evidente, ben oltre i tempi della luna di miele; felice perché vedo espressioni di una fede ragionata, seria e profonda, al di là delle percentuali di frequenza; contento di tradizioni (il patrono Sant’Anselmo e il Preziosissimo Sangue anzitutto) che dicono una fede popolare, semplice ma radicata nei secoli; felice per un dialogo con ragazzi e giovani che si va facendo più affascinante...
    Un elenco di felicità e basta?
    «Sono un po’ meno felice per qualche chilo di troppo messo su nei primi mesi di incontri... calorosi sotto tutti gli aspetti (anche delle calorie!), e che è difficile smaltire.
    Problemi evidentemente ce ne sono, come dappertutto; ma con i miei preti a fianco non ho paura ad affrontarli. Non sono parole vuote, le mie, per augurare buona Pasqua a tutti i mantovani: desidero e auspico davvero il bene vero per tutti e prego perché avvenga nella serenità e nella pace per ciascuno».

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    24 marzo 2008

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