Carriere/ Il giornalista partito in bici

    di Giorgia Mazzotti A scuola era bravo e i sogni di ragazzo erano tanti, ma a Bozzolo sapeva che non avrebbe avuto prospettive. Così Mario Pancera parte con la sua valigia che ha solo 15 anni. Destinazione: Milano. Il divano di un'anziana zia diventa il suo letto e la cucina è lo studio negli anni del liceo, dove scrive le prime storie e articoli. Comincia così una lunga carriera di giornalista e scrittore, cresciuto sotto la guida di don Mazzolari. Assunto come cronista al 'Popolo', passa poi a 'Oggi' e alla 'Domenica del Corriere'. Ormai in pensione, esce ora il suo libro sulle 'Donne di Marx'. Una passione per le storie da raccontare, Pancera debutta ancora ragazzino mandando dei racconti al quotidiano 'Il Popolo', che glieli pubblica in terza pagina. «E' stato poi don Mazzolari - ricorda Pancera - a segnalarmi per una collaborazione al direttore del giornale, Vittorio Chiesi, un partigiano trentino che ogni tanto veniva a Bozzolo a trovarlo. Così ho debuttato nel giornalismo, scrivendo i miei primi resoconti di cronaca». Vista la minore età, però, non riceve compenso e devono trascorrere tre anni prima dell'assunzione. L'amore per un mestiere fatto di parole e di vite da scoprire ormai è scattato e questo diventa il destino del primogenito di tre figli del fornaio e della fornaia di Bozzolo. Pur passando da una testata all'altra e attraverso un lungo elenco di libri pubblicati, Pancera rimarrà infatti sempre fedele alla voglia di svelare le storie che stanno dietro a uomini e donne del mondo dello sport, dell'arte e della chiesa. Il filo rosso che unisce le sue origini con questa vocazione è tutto nella dedica con la quale si apre la sua ultima fatica letteraria 'Le donne di Karl Mar', appena uscita per i tipi di Rubbettino. Il libro è infatti dedicato «ai compagni e alle compagne di scuola, figli di contadini, e ai loro figli». Perché - spiega Pancera - la madre, la moglie, le figlie e la governante di Marx - che tanto peso hanno avuto nella sua vita - furono grandi personaggi con caratteri e forza tipici di quei figli di contadini che venivano in bottega a prendere il pane. Ecco allora le vicende ambientate nell'agitata Europa dell'Ottocento tra la miseria, le fughe dalla fame e dalla polizia, le malattie, il carcere, gli scontri nel pubblico e nel privato che in qualche modo ricalcano le avventure di un ragazzino cresciuto a cavallo della guerra, quando i bombardamenti decretavano o meno la possibilità di andare a scuola in bicicletta. Il gusto per questo genere di scrittura segna tutta la carriera di Pancera. Nel 1956, due mesi dopo il matrimonio con la ragazza di San Martino dall'Argine conosciuta in una balera del paese, viene chiuso il giornale 'Il Popolo' dove lavora. Provvidenziale gli arriva la proposta della Gazzetta dello sport di scrivere una biografia di Gino Bartali. «Accettai al volo - racconta il giornalista quasi 78enne - anche se io tifavo per Coppi». E' il 1958 e prende avvio il doppio binario di scrittura che scandisce la vita di Pancera. Il lavoro da redattore ricomincia alla 'Notte' e poi a 'Gente', dove le sue storie di vita colpiscono Enzo Biagi, consulente della Rizzoli, che lo contatta e lo chiama a lavorare a'Oggi' come inviato speciale. All'interno del gruppo editoriale Rizzoli, Pancera passa ad 'Annabell', dove si occupa di arte, poi al 'Corriere d'informazione' (edizione pomeridiana del Corsera) dove ha come compagno di scrivania Walter Tobagi e poco lontano un giovanissimo Ferruccio De Bortoli. Nel 1975 passa alla 'Domenica del Corriere', dove alterna la cura della rubrica dell'arte con gli incarichi da inviato in giro per l'Italia a raccontare storie di vita. Il lungo sodalizio con don Mazzolari lo spinge a Barbiana sulle tracce di don Lorenzo Milani intervistando la sorella, il fratello, gli allievi e gli amici. Queste testimonianze finiscono poi nel libro 'Lorenzo Milani' edito dalle Paoline nel 1987. E ora è la volta di Marx e le sue donne.
    CHI E'
    Mario Pancera, nato a Bozzolo il 1º giugno 1930, vive a Milano. Frequenta le elementari in paese e le medie a Mantova. Viste le difficoltà di collegamento da Bozzolo, nel 1945 decide di proseguire gli studi in una città e sceglie Milano, perché lì abita un'anziana zia che lo ospita. Si iscrive quindi al liceo scientifico, a Milano, e poi all'università Cattolica. Ancora 17enne inizia la sua prima collaborazione giornalistica con 'Il Popolo'. Dopo un esordio non retribuito a causa della minore età e una lunga gavetta, nel 1951 viene finalmente assunto come praticante. Nell'ottobre del 1956 sposa una ragazza di San Martino Dall'Argine, Marisa Zanelli. Due mesi dopo, però, il giornale chiude. Inizia così una carriera giornalistica attraverso varie testate storiche: prima alla 'Notte' poi a 'Gente', fino ad approdare al settimanale 'Oggi' dove diventa caposervizio del settore cultura ed inviato speciale. All'interno del gruppo Rizzoli passa ad 'Annabella' come redattore capo, poi al 'Corriere d'Informazione', edizione pomeridiana del Corriere della sera, e quindi alla 'Domenica del Corriere'. Dopo un breve intermezzo al mensile 'Salve', nel 1985 Pancera viene chiamato dall'editore Giorgio Mondadori al mensile 'Arte' di cui diventa direttore due anni dopo e dove resterà fino alla pensione, nel 1994. Pancera porta avanti in parallelo col giornalismo l'attività di scrittore. Dopo la biografia dedicata a Gino Bartali, commissionata dalla Gazzetta dello sport, nel 1958 raccoglie nel volume 'I nuovi preti' (Sperling & Kupfer) le interviste a sacerdoti come don Mazzolari, don Mazzi, don Milani, finalista al premio Saint Vincent nel '76. Di ultima pubblicatazione la biografia 'Le donne di Marx' (Rubbettino).
    08 maggio 2008

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