Le reazioni politiche sui licenziamenti Iveco non tardano ad arrivare. Primi su tutti quelli di Rifondazione Comunista, col segretario provinciale Claudio Balestrieri, e del Pdci, col responsabile provinciale lavoro Fausto Motta. «Basta lasciare mano libera all'Iveco. Bisogna vincolare l'azienza a obiettivi sociali - dice Balestrieri - le istituzioni hanno consentito che Iveco realizzasse operazioni molto consistenti e significative quali l'utilizzo di aree produttive per 260mila metri quadrati, la delocalizzazione dell'azienda satellite Tiberina Suzzara, l'area stoccaggio della Iris autotrasporti Pigozzi».
«Il Comune di Suzzara - rileva il segratario Prc - ma anche altri enti locali, non hanno minimamente pensato di regolare questi ampliamenti produttivi con un accordo di programma che vincolasse l'azienda al perseguimento di obiettivi sociali. A fronte dell'evidente propensione dell'Iveco di privilegiare l'assunzione di forza lavoro non sindacalizzata in modo da avere mano libera in azienda per imporre i propri ritmi e orari di lavoro per abbassare i salari e le tutele contrattuali, si sarebbero dovuti concordare obiettivi di stabilizzazione della forza lavoro».
Secondo Balestrieri «l'ampliamento produttivo Iveco avviene senza investimenti in innovazione e tecnologia ma solo con l'aumento dei turni di lavoro (anche notturni) e l'intensificazione dei ritmi di lavoro; in questo senso si sarebbero dovuti considerare interventi di miglioramento della qualità e della sicurezza del lavoro. Come al solito, tutti i costi sociali rischiano di ricadere solo sulla collettività: in termini di servizi come nuove case, asili, scuole e trasporti. Iveco ha avuto mano libera ma risultati sociali: zero. In questa vicenda non abbiamo visto nè governo nè politiche di sistema».
Fausto Motta giudica la situazione dell'Iveco Suzzara «gravissima, perché l'azienda non ha più nemmeno bisogno di licenziare, la legge varata dal vecchio governo Berlusconi, avallata e inasprita anche dal centrosinistra col protocollo su welfare e pensioni, permette al padronato di fare questo ed altro. Non è possibile che lavoratori e collettività paghino un simile prezzo anche perchè fino a pochi mesi fa, Suzzara, era considerata addirittura come 'area subalterna' anche da un punto di vista sociale e organizzativo, alla stessa Iveco, all'epoca in piena espansione: dalla casa, all'accoglienza, tutto un comparto provinciale è ancora oggi chiamato a rispondere alle decisioni di chi, dall'oggi al domani, non ha remore nel non rinnovare i contratti».
(m.p.)
17 giugno 2008