Segregata in camera da letto per 7 anni

Viveva da 7 anni chiusa in camera e parlava con i genitori attraverso una fessura. La donna di Gazzuolo, 40 anni, è stata liberata grazie al medico di famiglia che da anni non vedeva la sua assistita.

    di Roberto Bo
    Si era creata una sua prigione per scappare da chissà quale paura: la sua stanza da letto, nell'abitazione dei genitori a Gazzuolo. Chiusa a chiave da oltre sette anni, passava le sue giornate tra le quattro mura e una montagna di rifiuti. Col padre e la madre comunicava attraverso la fessura e si faceva passare di tanto in tanto gli alimenti. Una prigione mentale e di mattoni dalla quale una donna di 40 anni è stata liberata ieri mattina. Il medico di famiglia non la vedeva da anni e a un certo punto si è chiesto che fine avese fatto quella giovane donna, scuole basse, qualche lavoretto saltuario. Ha chiamato una sorella e ha chiesto informazioni. Lì è venuta a galla una realtà allucinante.

    Da anni, sembra dieci, la donna rifiutava ogni contatto con l'esterno e si era barricata, isolata, auto-reclusa nella sua camera da letto, dalla quale a quanto risulta non usciva mai.
    Ieri una psichiatra dell'azienda ospedaliera Carlo Poma si è presentata in quella casa con il medico di famiglia per un Aso, un accertamentio sanitario obbligatorio. Questa volta la 40enne ha aperto la porta della sua stanza, cosa che non aveva fatto qualche giorno prima, quando lo stesso servizio ci aveva provato per la prima volta.

    La donna è stata quindi convinta a sottoporsi ad una visita medica ed è stata accompagnata al pronto soccorso del Carlo Poma. Denutrita, con un peso corporeo da anoressica e in condizioni igienico-sanitarie da brivido, è stata prima lavata e poi sfamata. Subito dopo il ricovero in osservazione e la consulenza di uno specialista. Alla fine ha vuotato il sacco e a quel punto i medici si sono seduti impietriti.

    Una storia incredibile, che parte da una situazione di paura sulla quale ora gli psichiatri dovranno scavare a lungo. La donna ad un certo punto della sua vita, circa sette anni fa, si è chiusa nella sua stanza e non è più uscita. Chiusa a chiave dall'interno, mentre fuori, nel resto dell'abitazione, il padre e la madre continuavano la loro vita. Per parlare con i genitori apriva la porta, senza mai spalancarla del tutto, e comunicava attraverso la fessura. Da lì si faceva passare qualche piatto.

    Ogni tanto la fuga frettolosa per andare in bagno, ma a quanto risulta dalle condizioni in cui è stata trovata probabilmente la cosa non avveniva da alcuni giorni.
    Chi ha messo piede nella sua stanza racconta di un ammasso di rifiuti, anche sul letto, che ormai era diventato inutilizzabile.

    A ore saranno sentiti anche i genitori della donna, per capire se da parte loro vi sia stato nel tempo un comportamento tale da provocare quello che attualmente sembra riconducibile ad una sorta di auto-isolamento. Ma da che cosa scappava la 40enne e perchè ad un certo punto della sua vita ha deciso di trasformare la sua camera da letto in una prigione?
    Un tentativo di proteggersi da qualche cosa o solo la voglia di isolarsi dal resto del mondo? Da lì partirà il duro lavoro degli psichiatri.
    30 ottobre 2008

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