di Piero Di Antonio
Per Marco Carra, deputato del Pd, chi ricopre un ruolo pubblico «deve dare l'esempio». Per Gianni Fava, deputato della Lega, è un'iniziativa «demagogica». La petizione online della Gazzetta per la riduzione delle indennità di parlamentari, consiglieri regionali ed eurodeputati, ha fatto registrare, sul versante della politica mantovana, due reazioni contrapposte. Quella favorevole alla creazione di un fondo in favore di chi ha perso il lavoro, con un'autoriduzione dei compensi del 25%, e quella tranchant del Carroccio, per il quale la petizione «lascia il tempo che trova».
Il discorso di Fava si fa poi più articolato. «Tutto è un problema nel nostro Paese - risponde alla Gazzetta - il nostro stipendio di parlamentari è agganciato a quello dei giudici di Cassazione, lo dice la Costituzione». D'accordo, ma la crisi profonda, la molla che ha spinto la Gazzetta a lanciare la petizione, richiederebbe magari qualche sacrificio e segnale in più, dando così seguito alle tambureggianti promesse elettorali del 2008, quando i costi della politica trovavano aggettivi scandalizzati, a destra e a manca. Un coro.
Raccogliere voti con la facile antipolitica e poi aggrapparsi a leggi, norme e cavilli, non è in linea con le attese dei cittadini. In mezzo c'è la depressione che, negata dall'ottimismo rooseveltiano di Berlusconi, presenta nella cruda realtà «cifre spaventose» che fanno regredire la qualità della vita di migliaia e migliaia di famiglie.
«Se tutti devono fare sacrifici - si accalora Fava - devono farli davvero tutti: primari, direttori di giornali e via elencando. Le nostre battaglie sono più profonde e impellenti: federalismo, immigrazione e sicurezza». Il «tutti devono fare sacrifici» può sembrare però, nell'Italia poco propensa a scalfire i privilegi, al «restiamo fermi».
Il deputato leghista aggiunge di avere la carte in regola per bocciare qualsiasi petizione o richiesta di maggiore sobrietà che sbuchi dal profondo della società, la stessa, paradosso italiano, che decreta il successo leghista. «Prima di fare il parlamentare - ama ripetere, e lo fa anche stavolta - la mia denuncia dei redditi era più alta di quella attuale». Non s'era detto meno parlamentari? Oggi l'orizzonte sembra sgombro di progetti di revisione costituzionale. «Gli italiani hanno avuto una grande occasione per ridurre il numero dei deputati e per introdurre il Senato delle Regioni a costo zero: il referendum sulla devoluzione. Si passava da 980 e più parlamentari a soli 400. Ma lo hanno bocciato».
Che nel fossato tra politica e comunità stia passando la crisi sembrerebbe per ora solo un esercizio giornalistico. Non a caso, Berlusconi invita a non leggere i giornali. Carra, l'altro deputato mantovano, ma del Pd, ha invece qualcosa da illustrare. Un'iniziativa che va nella direzione di un'attenzione per la sofferenza dei cittadini.
Un primo passo, visto che «con una lettera inviata a tutti i parlamentari, firmata dall'on. Larata del Pd e da me sottoscritta - fa sapere - viene proposto un fondo di solidarietà per chi ha perso il posto di lavoro in cui far confluire parte dell'indennità parlamentare. Penso che in una fase estremamente critica, la politica debba dare un segnale autentico e soprattutto di sobrietà, che è poi la richiesta che traspare dalla vostra petizione».
Le cifre da detrarre non sono esigue. «La proposta sarà presentata anche ai parlamentari europei e ai consiglieri regionali e se tutti dovessero aderire si potrebbero raccogliere 6 milioni di euro al mese, purché si pensi a un'autoriduzione dl 25%». Che cosa vi hanno risposto gli altri deputati? «Esponenti del centrodestra hanno già detto che è inutile e demagogica».
10 marzo 2009