di Mario Giovannetti
Un vero e proprio viaggio tra bollette da pagare, carte di credito revolving, finanziamenti per le vacanze e cani comprati a rate. E' la fotografia di un ceto medio strangolato dai debiti, la voce che racconta la media borghesia che ha perso il conto delle rate, nel libro "L'Italia in bolletta" (Garzanti, 185 pagine, 11 euro) da giovedì in libreria, è quella di Luigi Furini, giornalista dell'Agl, l'agenzia giornali locali del gruppo Espresso-Finegil, e autore del best seller "Volevo solo vendere la pizza".
«Un libro sulla crisi? Sì, ma soprattutto sui paradossi di chi risparmia sul panino in Autogrill - scegliendo magari la mortadella invece dei prodotti Dop - e poi spende la stessa cifra di prima comprando un biglietto Gratta e Vinci».
Furini è appassionato di storie, oltre che di Inter e canoa. Così quando un amico sommerso dai debiti gli ha chiesto un consiglio, si è inoltrato nel labirinto dell'Italia che vive - o meglio, viveva - sopra le proprie possibilità, abbagliata dalle proposte delle banche e dagli acquisti pagati un tot al mese.
Perché un libro sull'Italia in bolletta?
«Perché volevo raccontare l'Italia di oggi che è più povera per vari motivi: in parte perché, a cominciare dalla crisi innescata dei bond argentini, i risparmi degli italiani liquidi o imbrigliati negli strumenti finanziari se ne sono andati in fumo. E in parte perché chi ha denaro, oggi come oggi, lo tiene fermo, non lo invece, creando un circolo vizioso».
Il suo libro è una fotografia della crisi. Ci sono anche ricette per uscirne?
«Sono partito dall'analisi dei casi, evitando però le vicende dei ricchissimi e quelle dei clochard. A mio avviso non basta parlare di Pil che cala. Bisogna invece capire che ci sono persone che stanno pagando a rate, in 78 mesi, le vacanze fatte in Brasile, o che hanno il Suv in garage da quando hanno finito di pagare le rate perché non possono permettersi pieno, bollo e assicurazione. E tutto ciò avviene intorno a noi, nelle villette a schiera».
Scrivere di economia partendo dalle persone.
«Ho incontrato una quarantina di persone e ognuno mi raccontava la sua storia finanziaria. È una sorta di saggio romanzato, spesso la butto sul ridere perché, come diceva Flaiano, "In Italia la situazione è drammatica, non è seria". Ho scelto di raccontare i problemi dal basso, partendo dalle persone normali: la guardia giurata, i pendolari, quelli che in questi anni hanno fatto dei debiti e non solo per la casa».
Cosa emerge dalle storie raccolte?
«Gli italiani hanno dimenticato l'uso della calcolatrice. Non fanno i conti e se li fanno usano costosissimi telefonini d'ultima generazione invece della comoda calcolatrice da 20 euro».
E poi giocano d'azzardo.
«Anche nelle spese: hanno fatto acquisti ipotizzando redditi futuri mai arrivati. Poi sono stati raggirati dalle banche, come l'imprenditore che ha chiesto un finanziamento lasciando un milione di euro in garanzia, la banca l'ha investito male, il denaro si è ridotto e la banca gli ha chiesto il rientro immediato del finanziamento, che però lui aveva nel frattempo già investito. L'imprenditore ha dovuto chiudere bottega».
Quali consigli darebbe agli italiani in bolletta?
«Senza moralismi, di fare una vita più prudente. Non è necessario fare un finanziamento quarantennale di cento euro al mese per pagare le spese del matrimonio. Fino a vent'anni fa non era necessario fare il viaggio di nozze in Brasile pagandolo per il resto della vita. Ciascuno dovrebbe consumare secondo le proprie possibilità e tornare a fare cose "normali" lasciando il rischio a chi, se perde, rimane comunque ricco. Perché il rischio è di perdere anche la pizza settimanale e le due settimane di vacanza all'anno, o di rinunciare a sette anni di mare per sette giorni alle Mauritius».
27 marzo 2009