di Luca TrainiLa più temuta delle lavate di capo, in cucina, alla confessione della nota disciplinare sul registro, il bulletto se la sarà pure sorbita. Ma quando il consiglio di classe gli ha aggiunto il carico di quindici giorni di sospensione, la reazione di suo padre è stata imprevedibile.
Di quelle che a scuola si sentono davvero di rado. L’uomo ha fatto ricorso alla giunta esecutiva dell'istituto, l'Itis Fermi, chiedendo di annullare la sanzione e, incassato il primo no, è arrivato sino al Tar cavillando sulla mancanza di un ‘difensore’ nel procedimento disciplinare e di ‘pene alternative’ e attaccandosi alla stringatezza dei verbali. Chiedeva persino un risarcimento danni, il papà. Sarà costretto a pagare anche 2.500 euro di spese legali: il tribunale gli ha dato torto.
L’episodio finito sul tavolo di un consiglio di classe straordinario, riunito d’urgenza, è avvenuto nell’aprile del 2007. L’ultimo della serie di soprusi, che uno studente del Fermi subiva da mesi, come ha testimoniato il padre della vittima raccontando del diario strappato, dell’astuccio rovinato e dei lividi sulla schiena del figlio. I segni delle violenze. Quella mattina è stato un colpo inferto con un mazzo di chiavi.
Due compagni avevano sorpreso il ragazzo in bagno e gli avevano tirato su le mutande, facendogli bagnare i pantaloni. La botta alle spalle è arrivata in quel frangente, «in una situazione - riepilogano i giudici del Tar - di vulnerabilità e di imbarazzo a causa delle molestie appena inflitte dagli altri due studenti». A sentir loro tre, nient’altro che uno scherzo. Per cominciare, si sono presi una nota sul registro.
Scherzi non pesanti: lo hanno ripetuto davanti alla preside e al vicepreside che li hanno chiamati qualche giorno più tardi. Lo studente che aveva colpito il compagno di classe, in particolare, ha parlato di «un gesto senza cattiveria, come una pacca tra amici». Il personale della scuola lo ricorda perfettamente, ma non lo ha messo a verbale: anche quest’aspetto hanno dovuto valutare i giudici a cui, in seconda battuta, si è rivolto il padre del bullo, non riuscendo a digerire i quindici giorni di sospensione dati al figlio, senza obbligo di presenza. Gli altri due studenti avevano subìto la stessa sanzione.
Al ragazzo non è stato garantito il diritto a farsi assistere da una persona di fiducia, come previsto dal regolamento interno per i casi più gravi? I giudici lo riconoscono, ma stabiliscono che non basta a sostenere l’annullamento della sanzione.
«Tolta l’ammissione di responsabilità (oltretutto indimostrabile per mancanza di verbalizzazione) rimangono in piedi le testimonianze raccolte nell’immediatezza del fatto dalla professoressa», si legge nella sentenza. Che conferma la sospensione: «La qualificazione dell’episodio come grave atto di bullismo non appare contestabile». Evitare l’allontanamento da scuola, convertendolo in attività alternative, come chiesto? «Lo studente non ha il diritto di sottrarsi alla sanzione». E le questioni formali sui verbali della giunta dell’Itis non sono accettate. Il ricorso è bocciato.
02 aprile 2009