AMMINISTRATIVE NEL MANTOVANO. Vincono Pdl e Lega che conquistano Comuni importanti come
Virgilio (con Alessandro Beduschi) e
Marmirolo (Paolo Rasori). A
Suzzara netta vittoria del Pd con Wainer Melli. Stentato, invece, il successo di Terzi a
Gonzaga, un'altra roccaforte rossa. Colpo di scena a
Ostiglia, dove Mazza ha sfrattato il sindaco uscente Carla Salvadori. A
Porto si chiude l'epoca di Ghizzi e Pezzali: il sindaco è Salvarani.
Anche se non si è votato per il capoluogo e per la Provincia, inevitabili le ripercussioni in previsione delle elezioni del 2010 e 2111. Da una parte l'Idv si fa avanti. Dall'altra il centrodestra prepara l'assalto alle poltrone del sindaco di Mantova Fiorenza Brioni e del presidente della Provincia Fontanili.
MANTOVA E IL VOTO EUROPEOdi Enrico ComaschiA Mantova il voto per eleggere il nuovo Parlamento europeo imprime due svolte in un colpo solo rispetto alle politiche di un anno fa. Da una parte, in provincia, vanno registrate l'accelerata della
Lega (20,8%, con un aumento del 2,5%) e una lieve avanzata (28,1% +0,6) del
Popolo delle Libertà (insieme vicine al 50%), con una contestuale perdita di peso del
Partito Democratico, dal 36,72 al 29,7%. Dall'altra, nell'ambito di un centrosinistra provato anche in città (Pd a -5,3%), l'
Italia dei Valori accende una miccia che sembra destinata a modificare gli equilibri nell'immediato e ancor più nella prospettiva del voto per il capoluogo nel 2010: in provincia è passata dal 3,32 al 6%, a Mantova è al 7,81% (aveva ottenuto il 4,5% nel 2008).
Quindi, ricapitolando:
in città il Pd è al 35,83% (43,12 nel 2008 con la Bonino), la Lega al 13,16% (era al 12,30%), il Pdl è al 26,65% (era al 26,43%), l'
Udc è al 4,69% (4,11),
Rifondazione-Comunisti italiani al 3,18 (3,01),
Sinistra e libertà al 2,45%. Sotto l'1% sono
Destra sociale e
Forza Nuova.
L'Idv è insomma, nei numeri, quello che il Carroccio è per il Pdl sia in città che in provincia. E non solo nei numeri, in realtà: entrambi i partiti si candidano a diventare due spine nel fianco dei rispettivi schieramenti per i mesi a venire.
Già ieri, infatti, la leader dipietrista
Benedetta Graziano ha buttato lì l'idea di un proprio candidato sindaco per la guida della citta; un candidato che, è nei fatti, almeno al primo turno è in grado di erodere il patrimonio del candidato del Partito democratico.
Patrimonio che, alla luce dei risultati, non è poi così al sicuro: gli elettori hanno dato uno scossone.
La stessa Graziano, come se non bastasse, ha deciso di chiedere un immediato chiarimento al presidente della Provincia. Mancano due anni al rinnovo del vertice di palazzo di Bagno, e l'Italia dei valori sembra intenzionata a pretendere un riassetto complessivo della maggioranza.
Con quali risultati l'
Idv tenterà di rinegoziare il proprio ruolo? E' presto per dirlo, ma i giochi, adesso, sono ufficialmente aperti: del resto, non a caso molti partiti attendevano con ansia l'appuntamento elettorale non tanto per il rinnovo del Parlamento europeo in sè, quanto piuttosto per ciò che questa tornata avrebbe significato. E, in effetti, ha significato: anche a Mantova e nel Mantovano c'è aria di grandi cambiamenti.
Quella di centrodestra è un'ondata che al momento non solo potrebbe far vacillare lo storico primato cittadino del centrosinistra, ma che è palesemente proiettata a ribaltare con fragore anche i rapporti di forza dell'Amministrazione oggi guidata da
Maurizio Fontanili. Con questi numeri, infatti, si ritornerebbe al 1993, quando il leghista (oggi assessore regionale)
Davide Boni stravinse la battaglia per la Provincia. Ci sarà un leghista doc o comunque un uomo di fiducia dei leghisti a guidare la carica su uno dei due fronti? Intanto una cosa è certa: il tempo vola, e questa volta il centrodestra vuole giocare in anticipo.
Il coordinatore provinciale del Pdl,
Carlo Maccari, annuncia che nel giro di una settimana si riunirà il tavolo per la scelta del candidato sindaco della città. E se il centrosinistra avrà il suo bel daffare con l'Idv (con l'incognita-primarie che ancora aleggia sul partito Democratico), il Pdl non sarà più tranquillo perché la Lega vorrebbe guidare la riscossa.
Come a dire che le prossime sfide, quelle del 2010 e del 2011, si giocheranno su una complessa alchimia. Sulla capacità, cioè, di gestire la convivenza fra le forze di governo e quelle più battagliere: accordi, nomi e programmi difficilmente potranno essere decisi da un partito egemone. Sarà una difficile operazione politica, e ce la farà chi riuscirà nel bilanciamento degli impulsi.
Quanto alle altre forze politiche in provincia, va segnalata la crescita dell'Udc al 5,4% (contro il 4,92%), con la sinistra che fra
Prc-Comunisti e
Sinistra e Libertà ha messo insieme poco più del 4%. Infine una curiosità: c'è chi ha votato Vallee d'Aoste.
IL VOTO DELLE EUROPEE (
Ansa). Frena il Pdl, il Pd arretra sulle Politiche ma non crolla, crescono la Lega e, soprattutto, l'Idv di Antonio Di Pietro. Il voto delle Europee segnato da un forte astensionismo, lascia l'amaro in bocca al partito di Berlusconi, anche perché il presidente del Consiglio aveva chiesto agli elettori un consenso alla sua leadership, presentandosi candidato in tutte le circoscrizioni.
Il vero vincitore, nel centrodestra, è la
Lega Nord, che guadagna voti e si avvicina alla soglia del 10%. Il
Pdl, che sperava di raggiungere e superare la quota-simbolo del 40%, deve invece accontentarsi del 34,5%, con un calo di due punti e mezzo rispetto alle politiche di un anno fa. Uno calo significativo è anche quello del
Pd, che perde poco meno di sette punti rispetto alle politiche e si assesta intorno al 26,5%, un risultato non positivo me nemmeno una debacle, considerando che questa volta mancava all'appello anche il 3% dei
Radicali.
Nel campo del centrosinistra, è l'
Italia dei Valori ad aver convinto un'ampia fetta di elettori desiderosi di un'opposizione intransigente. Il partito di Di Pietro si attesta infatti all'8%, quasi il doppio del 2008 (4,4%). Fuori anche dal Parlamento europeo la sinistra radicale, questa volta divisa nelle due liste degli anticapitalisti (
Prc-Pdci) e dei vendoliani di
Sinistra e Libertà. Nessuna delle due, secondo le proiezioni, ce l'avrebbe fatta a superare la fatidica soglia del 4%, attestandosi rispettivamente al 3,3 e al 3,2%: la delusione della sinistra è aumentata dal fatto che, se si fossero presentate insieme, le due liste avrebbero raggiunto il 6,5% superando ampiamente la soglia di sbarramento.
Può invece gioire l'
Udc di Casini. La scommessa dei centristi di restare fuori dagli schieramenti facendo opposizione al governo Berlusconi gli ha regalato, secondo le proiezioni, un risultato migliore di quello delle Politiche, che lo pone intorno al 6,6%. Ampiamente sotto la soglia l'
Mpa di Raffaele Lombardo, che si era presentato insieme alla
Destra di Francesco Storace: per l'inedita alleanza, i consensi restano fermi al 2%.
Nel Pdl la delusione è palpabile. «Questo è un risultato che non ci soddisfa al 100%», ammette
Ignazio La Russa. «I dati non sono negativi ma non sono quello che ci aspettavamo», gli fa eco l'altro coordinatore Denis Verdini, che vede nell'astensionismo del Sud il fattore che più di tutti può aver punito il Pdl. In effetti, i dati della Sicilia sono particolarmente indigesti per il Popolo della libertà: nell'Isola, il partito del premier scende al 33%, cedendo posizioni all'Mpa del governatore Lombardo.
Nel Pd c'è una moderata soddisfazione per il risultato, che butta dietro la porta la paura che il voto si trasformasse in un bagno di sangue. «Il Pd si conferma come uno dei partiti più forti dello schieramento progressista europeo», dice l'ex segretario Ds
Piero Fassino. E
Franco Marini tira un sospiro di sollievo: «Eravamo diventati un corpo da smembrare, quanti articoli di giornale dicevano ormai non escono più da qua, invece, se questi dati sono confermati l'alternativa al centrodestra è il Pd».
Di Pietro, fa subito pesare il suo ruolo di forza determinante: «Da domani siamo noi l'alternativa al governo Berlusconi. Il Pd scelga da che parte stare e con chi stare». A sinistra,
Paolo Ferrero se la prende con
Nichi Vendola: «C'è stata una scissione di troppo...», dice il leader di Rifondazione comunista censurando la scelta del governatore della Puglia di dar vita a Sinistra e Libertà. Che però replica: «Non sono pentito, non è una sconfitta, è l'inizio di un bel cammino». Esulta, legittimamente,
Casini: «Noi siamo stati premiati e il bipartitismo ha subito una dura lezione».
ASTENSIONISMO. (
Ansa) E' il capro espiatorio al quale il Pdl dà la colpa di un risultato insoddisfacente, stando ai dati parziali delle proiezioni che parlano di un risultato sotto 35%, cifra ben lontana dal 40-45% nel quale aveva sperato per primo Berlusconi, confortato da sondaggi che però prevedevano una percentuale di affluenza alle urne assai più alta. Sorpreso e deluso, il premier ha seguito il voto da Arcore senza nascondere il suo stato d'animo.
A questo risultato ha contribuito la forsennata campagna contro di me che ha portato i suoi effetti, è stato il suo commento con i più vicini. Una delusione compensata dalla considerazione che tra i partiti al governo in Europa, il centrodestra italiano è stato tra quelli che hanno tenuto meglio.
Berlusconi è rimasto veramente dalla così alta percentuale di astensionismo e si è detto certo che una affluenza alle urne vicina all'80%, come quella che si è registrata nel voto politico del 2008, gli avrebbe fatto superare il tetto del 40% in queste Europee.
La delusione del premier è la stessa che si legge in faccia a più d'uno nel quartier generale del Pdl, in
via dell'Umiltà. Anche se, in diverse trasmissioni tv, i big del partito vanno a spiegare che invece la maggioranza (compresa la Lega) è cresciuta rispetto alle ultime europee e ha registrato solo una lieve flessione rispetto alle politiche. E' vero che si sale rispetto al 32,5% dato alle europee del 2004 dalla somma dei voti di Fi e An e che si cala di poco rispetto al 37,5% delle ultime politiche, ma nessuno riesce a dissimulare più di tanto la delusione per quello che doveva essere il primo banco di prova elettorale del nuovo partito del centrodestra, dopo il congresso fondativo di marzo.
«E' evidente che su di noi pesa l'astensionismo, soprattutto al Sud - afferma il capogruppo dei deputati del Pdl
Fabrizio Cicchitto - ma si dimostra che l'area di governo si consolida, con l'avanzamento dell'alleato della Lega, mentre è il Pd a crollare, perdendo 6-7 punti percentuali e venendo cannibalizzato dall'IdV. L'offensiva delle sinistre si è rivelata un boomerang».
La notte avanza e cala la speranza di correggere verso l'alto il risultato, così come cresce la certezza che presto verrà a batter cassa l'alleato leghista, svettato nelle proiezioni al 9,6%. «La somma dei voti di Pdl e Lega dimostra che la coalizione di governo è ampliamente maggioritaria - vede il bicchiere mezzo pieno
Maurizio Lupi - Il dato preoccupante è invece che il Pd recupera consensi solo attaccando il presidente del Consiglio e cavalcando l'antiberlusconismo». Sulla «catastrofe totale del centrosinistra» punta l'indice il presidente dei senatori
Maurizio Gasparri, che si spinge a chiedere, di fronte a dati definitivi «che qualcuno lasci il suo incarico questa sera».
06 giugno 2009