di Enrico Grazioli La decisione dell'assemblea del Pd di Mantova di far saltare il limite massimo di due mandati per un consigliere o un assessore comunale fa quasi passare in secondo piano la scelta di ricandidare il sindaco uscente. Mentre dai cittadini sale la richiesta di un rinnovamento reale, riconoscibile anche a un primo sguardo, di un segno che si vuole davvero innestare un'altra marcia, ecco una sorta di indietro tutta (votata tra l'altro a maggioranza molto consistente).
E' una sconfessione pubblica di uno dei pochi atti di coraggio che hanno contraddistinto la primissima stagione dei democratici lombardi. E insieme la prova che anche il recentissimo sondaggio Ipsos sul gradimento del sindaco uscente e della sua Amministrazione è stato letto con il paraocchi, ignorando quel 56% che sollecita comunque un cambiamento: a partire dai contenuti sì, ma qualcuno dovrà pur incarnarli questi contenuti... E' una decisione inutile e sbagliata: nella sostanza, nei modi e anche nei tempi in cui è stata presa.
Invece di aprire porte e finestre sul futuro dimostrando il coraggio di rischiare e investire su forze fresche, invece di diventare il motore di una diversa stagione di partecipazione e valorizzazione delle risorse nascoste della città, il »partito nuovo« certifica l'autoconservazione: dimostra oltre il lecito e il comprensibile di volersi preoccupare prima di tutto di chi un posto o un posticino al sole ce l'ha già e non lo vuole proprio mollare.
Certo, compilare a priori una sorta di lista di proscrizione sarebbe stato (in qualche caso) crudele e magari ingiusto; e nessuno vuole mettere in discussione il valore dell'esperienza di un amministratore pubblico. Ma qui si tratta d'altro. Siamo curiosi di vedere con quale determinazione e con quale respiro si procederà nei prossimi mesi alla composizione delle liste per il consiglio comunale...
E come si riusciranno a scacciare le ombre che calano già in partenza sull'eventuale futura giunta: come non leggere dietro questa decisione la prenotazione di più di una poltrona? Come allontanare i sospetti che sia questo parte del prezzo pagato dalla Brioni per ottenere il via libera al suo tentativo di fare il bis?
A oggi gli intoccabili hanno vinto (che cosa, lo vedremo). E hanno preteso anche di mettere nero su bianco che nessuna autodisciplina di partito può metterli da parte. Nell'inchinarsi al loro »potere«, al loro gruzzolo di voti che pesa nel partito ma che si perde (e rischia di far perdere) nel mare del consenso diffuso, l'assemblea del Pd ha compiuto un passo falso anche in vista della prossima campagna elettorale: ha soffocato nella culla l'argomento più agevole per contrastare l'unica alternativa per ora sulla piazza, quella dell'highlander Zaniboni, il quale almeno una sorta di Cencelli che alterni facce conosciute a gente di primo pelo ha annunciato di volerlo usare.
La realtà è che il nuovo non avanza da nessuna parte (per inciso, se lo ricordi anche il centrodestra): vedremo nei prossimi mesi se qualcuno avrà ancora la forza per crederci (e qualcuno la pazienza per lasciarsi convincere e coinvolgere), dimostrando nei fatti che l'impressione di oggi è sbagliata. Se non succederà, quando magari si conteranno i voti mancanti, qualcuno farà bene a ricordarsi di un lunedì sera di primo ottobre all'Arci Salardi.
06 ottobre 2009