Il gruppo fondatore dei Gat
Via libera al primo contratto del Gat, il gruppo acquisto terreni. Un'azienda agricola di 15 ettari alle porte di Quistello che vede la partecipazione di una cinquantina di soci da tutto il Nord Italia. Decolla quindi il primo progetto italiano ispirato alla «decrescita felice» auspicata dal sociologo francese Latouche. L'idea dell'avvocato Rosanna Montecchi e del commercialista Gianluca Marocci, entrambi di Mantova, sarà messa nero su bianco tra un mese davanti al notaio. Una rivoluzione.
I soci del primo gruppo di acquisto terreni (Gat) sono pronti al decollo. L'assemblea di ieri, al circolo La Rovere di via Giulio Romano, ha dato l'ultimo via libera: tra un mese si metterà nero su bianco l'acquisto di una cascina alle porte di Quistello e da primavera si inizierà a coltivare.
L'idea del gruppo, sulla scorta di quelli di acquisto solidale, era venuta lo scorso inverno all'avvocato Rosanna Montecchi (ex legale di banche) e al commercialista Gianluca Marocci. E' una forma di investimento nuova: cento quote (ognuno ne può acquistare al massimo quattro) da 11.500 euro per comprare un terreno, affidarne la cura a un agricoltore stipendiato e poi suddividere i guadagni.
Chiari i messaggi sottesi all'operazione: abbandono delle banche e del mondo del credito (non a caso l'idea è venuta subito dopo il ciclone che ha investito la finanza proprio un anno fa), fuga nel bene rifugio per eccellenza (la terra), gestione partecipata dell'investimento collettivo.
Ad oggi ci sono 35 soci, arrivati da tutto il Nord, altri si sono già prenotati. Ieri si sono radunati in città per sottoscrivere il piano d'investimento e poi hanno deviato verso Quistello per visitare la cascina. Restano a disposizione una trentina di quote da 11.500 euro. L'investimento complessivo è di 1 milione e 150mila euro, per rilevare un'azienda di 15 ettari (42 biolche coltivabili più un boschetto in riva al Secchia). Il preliminare è già stato sottoscritto, tra un mese la firma dal notaio.
Poi partirà l'attività agricola vera e propria, con un agricoltore stipendiato a condurla secondo i dettami dei proprietari: colture biologiche, energia da pannelli fotovoltaici, prodotti (ortaggi o erbe officinali) ad uso e consumo dei soci o al massimo destinati alla vendita diretta.
L'unico vincolo imposto ai sottoscrittori, posti sullo stesso piano nella gestione dell'azienda, è la permanenza nel gruppo per almeno cinque anni: il capitale non può essere ritirato prima: in caso di volontà di fuoriuscita, è necessario trovare un acquirente per la propria quota. (
gdf)
19 ottobre 2009