Le interviste 1-2

    Domanda
    1

    Se verrà eletto come costruirà
    l'alternativa al centrodestra
    e quali saranno i vostri alleati?

    Pierluigi
    Bersani

    «Cerco di far tre cose: la prima è rafforzare il mio partito. Secondo, cerco di riaprire il cantiere dell'Ulivo con quelle forze ambientaliste, di una sinistra più vicina a noi e le forze civiche interessate a riprendere un contatto con il Pd. Terzo, mi rivolgo a tutte le forze che sono all'opposizione in Parlamento, Udc, Italia dei valori, dicendo: "Adesso non facciamo la gara a chi grida di più, facciamo la gara a chi dà un contributo a costruire un'alternativa". Con forze come Rifondazione non esiste una prospettiva di governo comune, ma possono esistere due cose: un dialogo sui temi della democrazia, delle riforme e della legge elettorale, e possibili accordi programmatici in sede locale».

    Dario
    Franceschini

    «L'alternativa la costruiremo sulla base delle nostre proposte per cambiare l'Italia e rimetterla in moto. Abbiamo le idee chiare. Vogliamo rompere il muro della conservazione che protegge ingiustizie, privilegi, disuguaglianze. Dobbiamo svegliare questo nostro Paese. Valorizzare il merito, i nostri talenti. Puntare su scuola e ricerca. Le alleanze le faremo con chi condividerà questo programma e darà garanzie di volerlo realizzare assieme a noi. Una cosa non faremo: non torneremo mai più alla stagione delle coalizioni frammentate e litigiose, costruite con l'unico collante del nemico. Un male che ha segnato la sconfitta del centrosinistra e allontanato da noi tanti elettori».

    Ignazio
    Marino

    «Innanzitutto partendo da un'opposizione seria e decisa. Spiegando che noi abbiamo proposte alternative a quelle del governo sull'economia, sui diritti delle persone, sull'idea di Stato, sulla legalità, sul futuro di questo Paese che per me deve concentrarsi sulla scuola, sull'economia verde, sulla lotta alle disuguaglianze, sullo smantellamento delle corporazioni che impediscono ai giovani di entrare nel mondo del lavoro. Prima dobbiamo chiarire "chi siamo" e solo dopo con chi andiamo. Con Italia dei valori e una parte della sinistra, le forze socialiste, ambientali, radicali, abbiamo più punti in comune. Vedremo poi se si potranno trovare altri compagni di viaggio».

    Domanda
    2

    Il Pd fin qui ha sofferto di crisi
    d'identità: come immagina il nuovo
    partito in Parlamento e nel paese?

    Pierluigi
    Bersani

    «Intanto chiarendo che una identità ci vuole. Io sono in polemica con chi ha sempre ritenuto di dover fare un partito "post-identitario". Ci vuole una identità moderna che per me deve essere sociale, civica e liberale. Cioè a dire, al concreto, un partito che si rifiuta di affidare al mercato beni come sanità, istruzione e sicurezza, ma che invece chiede mercati più aperti in economia per battere corporazioni, monopoli e rendite, chiede merito, sobrietà della politica, diritti. Un partito utile ai tempi di oggi, che si organizzi nel territorio sia nel cerchio degli iscritti sia nel cerchio dei cittadini elettori che però, via via, devono iscriversi in un albo».

    Dario
    Franceschini

    «Attenzione. Non dobbiamo sottovalutare quello che abbiamo fatto. La nascita del Partito democratico ha segnato una svolta nella politica italiana. E' nato un grande partito di popolo che ha unito le tradizioni democratiche della nostra storia: quella socialista democratica, quella cattolico democratica, quella liberaldemocratica. E poi la cultura ambientalista. Il Pd è l'approdo di un lungo cammino, ma anche l'inizio di una nuova stagione in cui il pluralismo culturale rappresenta una ricchezza e una proposta a chi cerca una politica diversa. Ecco il Pd di cui sono al servizio: un partito capace di dare forza alle speranze di tanti italiani che vogliono cambiare».

    Ignazio
    Marino

    «Le identità non si costruiscono a tavolino, ma si maturano sulle scelte ideali, sulle risposte che si danno ai problemi dei cittadini, sui comportamenti che si praticano. L'identità del Pd va costruita su punti per me irrinunciabili: un partito laico, aperto, pluralista, trasparente; che abbia a cuore i diritti di tutti e che sappia denunciare ingiustizie e soprusi. Ma anche che sappia decidere, che voti quando è necessario e dove tutti siano vincolati a una decisione a maggioranza. Hanno sostenuto che la mia mozione parla solo di diritti civili e laicità. Non è vero, ma abbiamo visto, nell'affossamento della legge sull'omofobia, quanto sia importante questo punto».
    20 ottobre 2009

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