Le interviste 5-6

    Domanda
    5

    Ritorno al nucleare ed energie
    rinnovabili: cosa ne pensa? Acqua,
    luce, gas: come ridurre i costi?

    Pierluigi
    Bersani

    «Io credo di essermi fatto capire quando facevo il ministro. Io ho detto allora che per noi il nucleare potrà essere una prospettiva quando arriverà una nuova generazione tecnologica, in grado di risolvere ad esempio il problema delle scorie, e mi sono occupato di rinnovabili ed efficienza energetica, cioè dalle ristrutturazioni delle case a fini ambientali, fino al fotovoltaico, il sostegno alle rinnovabili e così via. Io credo che questa sia la politica giusta: risparmio energetico, efficienza energetica, rinnovabili e naturalmente massimo di concorrenza sul mercato energetico. L'unica ricetta possibile contro i megapiani del governo che sono a credibilità zero».

    Dario
    Franceschini

    «La mia posizione è molto netta: no al nucleare del passato, che è pericoloso e costosissimo. Sì, invece, ad una radicale riconversione del nostro sistema energetico verso l'efficienza, il risparmio, le fonti rinnovabili. Guardiamo alle migliori esperienze degli altri paesi. Ad esempio al programma della presidenza svedese dell'Unione europea, e per questo proponiamo che si abbattano le tasse a quelle imprese che mettono in atto comportamenti meno inquinanti. E poi chiediamo di investire sulla green economy: abbiamo tecnologie e conoscenze per essere all'avanguardia in questo settore che sarà strategico per lo sviluppo».

    Ignazio
    Marino

    «Al nucleare diciamo un "no" deciso, perché non è sicuro (in una terra altamente sismica come la nostra), è antieconomico e produce scorie che non sono smaltibili senza danni. Chiediamo invece un forte investimento sulle energie alternative che darebbero anche risultati in termini di posti di lavoro e alla lunga anche riduzione dei costi nelle bollette. E' assurdo pensare che, a differenza di quanto stanno facendo altri Paesi, si veda alla Germania, in Italia, dotata di risorse eoliche e solari, si stia trascurando un piano energetico in questa direzione. Perché si sceglie un'altra strada? Ci sono interessi di pochi che prevalgono su quelli di tutti gli italiani?».

    Domanda
    6

    Berlusconi punta a riforme radicali
    della giustizia e della Costituzione:
    è possibile instaurare un dialogo?

    Pierluigi
    Bersani

    «Ma che dialogo! Non è possibile che siamo sempre alle prese con i problemi di Berlusconi che riscopre la giustizia quando ha qualche problema lui. Siamo pronti a parlare di giustizia se se ne parla dal lato dei cittadini. Perché i cittadini non si preoccupano della divisione delle carriere, ma del fatto che non funziona il servizio giustizia, civile e penale. Se partiamo da lì si discute, se non partiamo da lì, siamo sempre in un'ottica che suona ostile alla magistratura e non è certo il modo giusto per parlare di giustizia. Sulla Costituzione si può parlare della bozza Violante, per un rafforzamento del sistema parlamentare: riduzione del numero dei parlamentari, Senato delle regioni. Se invece si parla di riforme neanche di tipo presidenzialista, ma padronale e populista, è chiaro che non si può parlare».

    Dario
    Franceschini

    «Mi pare di capire che Berlusconi non abbia nessuna intenzione di dialogare. Né con noi né con la parte più moderata all'interno della sua stessa maggioranza. Cerca la prova di forza. Con la riforma che minaccia vuole un'azione punitiva contro la magistratura che somiglia più ad una vendetta che a una riforma. Per parte nostra ci opporremo con fermezza ad ogni tentativo di stravolgere la Costituzione repubblicana. La verità è che il presidente del consiglio vuole rompere ancora una volta a suo vantaggio l'equilibrio tra i poteri costituzionali. Oltre alla magistratura, nel suo mirino sono finiti ormai il presidente della Repubblica, la Corte costituzionale e il Parlamento. Stia sicuro che troverà nel Pd, in tutto il Pd unito, un ostacolo insormontabile».

    Ignazio
    Marino

    «No, perché le basi su cui Berlusconi e la sua maggioranza stanno provando a modificare le fondamenta della nostra convivenza civile sono ancora una volta proiettate verso la soluzione di problemi personali del premier. Non si parla di tutela dei diritti dei cittadini, di un sistema parlamentare trasparente e funzionante, di una legge elettorale che metta davvero nelle mani del cittadino il potere di scelta, né di consolidare il bilanciamento dei poteri dello Stato come avviene in ogni democrazia liberale. Si vuole mettere mano alla giustizia solo per contenerne la capacità di mettere un freno all'illegalità. Parliamo invece di processi più veloci, e di certezza della pena, cerchiamo di capire come si possa accelerare l'iter processuale e sfoltire i carichi pendenti nei tribunali».
    20 ottobre 2009

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