di Giovanni Mauro"Mercoledì 28 ottobre dovevo andare ad un corso, a Milano. Sono anni che non prendo un treno, mi dico: ma che bello poter lavorare, leggere, niente stress da guida. All'andata noto l'igiene penosa dei vagoni. Mi chiedo se l'Asl qualche volta li abbia visitati. La prima classe poi, è praticamente indistinguibile dalla seconda e un conoscente che incontro dice che solo i cucù vanno in prima a Milano da Mantova.
Si vede che è proprio tanto che non prendo il treno. Il ritorno da Milano delle 18.50 ha mezz'ora di ritardo. Intanto che aspetto alla stazione centrale mi guardo i poliziotti che inseguono e arrestano due ladri di zaini sotto il mio naso. Partiamo.
Se devo prendere l'influenza A succederà qui, me lo sento, su questo vagone lercio. Dopo pochi chilometri il treno si ferma. Non riparte. Fermo. Dopo un po' arriva una gentile ferroviera (immagino che i ferrovieri maschi l'abbiano vilmente mandata avanti per timore di rappresaglie): dobbiamo cambiare treno, un guasto alle porte.
Ci fanno salire su un altro trenino che non ha la prima classe, ma ormai mi son fatto furbo. Il riscaldamento è a chiodo, i finestrini bloccati. Dobbiamo arrivare fino a Codogno dove troveremo, ci dicono, una coincidenza per Mantova. Mi chiedo quale, sarà il treno dopo semmai. A Codogno la stessa ferroviera confessa che un altro treno in verità non c'è, ma ci aspetta un autobus sul piazzale, alle 21. Si formano immediatamente due partiti: quelli che preferiscono non rischiare un viaggio nella nebbia e vanno a prendere il treno successivo e quelli pro autobus.
Io resto con questi ultimi, nulla so riferire del manipolo di coraggiosi che hanno sfidato la sorte sul treno dopo. Alle 21.40 appare sul piazzale l'autobus e sconsolati partiamo nella nebbia. Sono a Mantova alle 22.50, a casa alle 22.55 sotto la doccia con il disinfettante alle 22.56. Mentre mi lavo penso che su un carro di buoi saremmo arrivati prima. E con lo stesso odore addosso".
30 ottobre 2009