Licenziamenti, cassa integrazione, precariato. La crisi morde. Raccontate la situazione che state vivendo.
«Oltre un milione di piccole imprese sono a rischio». Il problema è che «non ci sono ordini» e «viviamo in una situazione di straordinaria difficoltà». E' questo lo scenario tracciato dal presidente della piccola industria di Confindustria, Giuseppe Morandini, in occasione dell'XI Forum sullo stato delle Pmi nel Paese.
La ripresa «non chiedetemi quando ci sarà, ma come e dove», ha detto ancora Morandini, sostenendo che essa «ragionerà per medie e sarà lontana» verso i mercati di Cina, India e Brasile. «Abbiamo fatto una rapida indagine sui bilanci di alcune aziende del nostro manifatturiero tradizionale. Dal campione - ha spiegato - è emerso che un terzo delle imprese sta andando bene, un terzo è in mezzo al guado, un terzo sta soffrendo».
Pronta è arrivata la replica della Cgil, che con il segretario confederale Susanna Camusso ha parlato di una «emergenza» che «conferma le preoccupazioni» del sindacato di Corso d'Italia, secondo cui «sono a rischio altri quattro milioni di nuovi disoccupati». Una proiezione che la stessa Confindustria ha respinto giudicandola «irrealistica».
Secondo il centro studi di Viale dell'Astronomia, «i posti di lavoro a rischio sono 700mila con un tasso di disoccupazione che salirà al 9,5% nel 2010. Ipotizzare, come fa la Cgil, quattro milioni di disoccupati significa proiettare un tasso di disoccupazione al 16%, una previsione irrealistica».
La situazione comunque non si presenta facile. «Con la disoccupazione che va verso il 10%, il problema, credetemi, non è il posto fisso, ma lo stipendio. A tempo determinato o indeterminato, ma lo stipendio», ha detto ancora Morandini, tornando sul dibattito che ha animato gli ultimi giorni. «Non si può inventare un problema nuovo al giorno - ha aggiunto - pur di non affrontare quelli vecchi. Ultimo, il posto fisso».
Per questo, «l'unica medicina possibile, l'unico vero antibiotico alla crisi - ha sostenuto - è la crescita». Allora una via per salvare oltre il 60% degli occupati delle imprese in difficoltà è rappresentata da un progetto per le aggregazioni tra le Pmi. Dopo le agevolazioni fiscali per la ricapitalizzazione, la piccola industria chiede ora un rafforzamento del bonus ed un fondo per le aggregazioni.
Si tratta del progetto T-Holding dove chi T sta per tutela, messo a punto dalla Piccola industria, che dopo le agevolazioni fiscali per la ricapitalizzazione, punta ad un rafforzamento del bonus e ad un fondo ad hoc per le aggregazioni. Tale misura consente inoltre di garantire allo stato almeno un punto di Pil, cioè 14 miliardi di euro, oltre a salvare il 90% dei fatturati aggregati 2009, insieme ai crediti bancari e dei fornitori in sofferenza (almeno il 60%).
«Si sta costituendo - ha spiegato Morandini - un fondo a capitale pubblico-privato con due miliardi di euro di disponibilità», capace di richiamare anche investitori internazionali. Quanto ai bonus, la T-Holding «può contare - ha detto ancora - su agevolazioni fiscali grazie alla norma sulle aggregazioni, che va però rafforzata, con la rivalutazione gratuita dei cespiti, senza tetti».
Inoltre, «le nuove linee di credito sono garantite dall'accesso diretto al fondo di garanzia» e anche «le banche devono avere un trattamento fiscale di favore su eventuali partecipazioni al capitale delle T-Holding» ha spiegato ancora il presidente della Piccola industria. Il progetto ha raccolto l'apprezzamento della Cgil, secondo cui «è una proposta interessante, di assunzione di responsabilità da parte delle imprese, che risponde ad una esigenza di crescita dimensionale delle stesse» senza «il ricorso alla solita modalità degli interventi a pioggia».
La gazzettadimantova.it invita i lettori a raccontare la crisi per disegnare una mappa reale del disagio. Descrivete ciò che avviene nella vostra azienda, che cosa è cambiato, come sono mutati abitudini e stili di vita, cosa si fa per arrivare a fine mese. Una mappa della sopravvivenza in un momento duro e difficile. All'incertezza del futuro, con previsioni non certo rosee, ci sono certezze come le bollette sempre più care, i mutui, le tasse universitarie, i servizi... Materia per raccontare non manca.
LE LETTERE 4) A.B. (1° ottobre 2009, ore 0,45).Segnalo questa notizia. E a Mantova che cosa fanno il nostro Vescovo e i nostri fedeli? La crisi a Milano e in Brianza ha i volti dell'operaio rimasto senza lavoro, della badante straniera che non riesce più a trovare un posto, del piccolo artigiano e del lavoratore dipendente sommersi dai debiti. E' il quadro fatto dalla Caritas ambrosiana: da una parte uno zoccolo duro di persone che vivono in una condizione di disagio permanente, dall'altra una nuova sacca di povertà, che comprende famiglie insospettabili, appartenenti al ceto medio-basso, alle prese con una riduzione del reddito che impedisce di affrontare le spese quotidiane e il pagamento dell'affitto. Sono loro, i poveri per la prima volta, che hanno chiesto aiuto al Fondo Famiglia e Lavoro, alimentato dai contributi dei fedeli, voluto all'inizio dell'anno dal cardinale di Milano Tettamanzi». Da aprile alla fine di agosto, abbiamo distribuito circa 4 milioni di euro a 1.800 famiglie colpite dalla crisi» ha spiegato Luciano Gualzetti responsabile del Fondo. Un boom di richieste, molte anche dalla Brianza, il motore produttivo della Lombardia, travolta dalla crisi delle piccole aziende. Così il titolare della ditta e l'operaio, con un tenore di vita di tutto rispetto, si ritrovano entrambi a chiedere aiuto alla Caritas. «I nostri uffici sono sommersi dalle domande» spiega Gualzetti». Uomo, coniugato, tra i 41 e i 50 anni, sposato con figli minori, operaio specializzato e disoccupato da meno di un anno: è l'identikit di chi chiede il sussidio del Fondo.
3) Mariangela Pelizzola (29 sett. ore 23,33) ORMAI LA CRISI E' OVUNQUE, IN QUALSIASI CAMPO,PECCATO CHE NON CI SIA NEGLI STIPENDI DEI POLITICI, DA LORO LA CRISI NON C'E' MAI!!!
2) Giuseppe Di Marco (29 sett.09: ore 11,35) "Mi sa che rischiamo anche dove lavoro io che l' ho sempre considerata come un isola felice".
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1) Giuliano (Julius) S. 29 anni. Settore servizi con 10 dipendenti. (29 sett. 09: ore 0,29)
"Ho un lavoro in uno studio professionale tra Mantova e Brescia. Prima un contratto a sei mesi (euro 800 al mese) poi, al ritorno delle ferie, il contratto mi è stato rinnovato per altri sei, ma a 650 euro. Sa, mi hanno detto, c'è la crisi. Laureato con molti sacrifici ho dovuto accettare. Oddio, non sarà sempre così. Nel frattempo ho notato che uno dei soci dell'ufficio ha cambiato l'auto aumentandola, e di parecchio, in cilindrata. La crisi colpisce chi non ha. Nota: ho visto che fanno rientrare quasi gratis i capitali all'estero. Questa mattina leggevo che lo Stato dovrebbe incassare dai 100 (cento!!!) miliardi di euro di evasione fiscale pura circa 5 miliardi, le banche il doppio in commissioni. Sa... c'è la crisi... Ma non si vergognano. Alla prima occasione fuga dall'Italia".