di Cristina Del Piano
I depositi di Palazzo Te si apriranno per svelare ai soci di 'Mantova arte contemporanea' il patrimonio non esposto. Una collezione che comprende oltre duemila opere tra quadri, disegni e sculture e che racconta, attraverso le firme più significative, anche il panorama artistico mantovano dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri.
Il Mac offre dunque la possibilità ai suoi sostenitori di entrare in un regno chiuso al pubblico da almeno 15 anni. Un viaggio tra opere che meriterebbero una collocazione permanente in un museo tematico e che, in anteprima, ieri ci ha illustrato Ugo Bazzotti, direttore del museo civico di Palazzo Te, insieme al presidente del Mac Eristeo Banali e a Chiara Pisani, responsabile del Centro studi delle Collezioni.
IL PATRIMONIO. A riassumere l'importanza dei lavori, attraverso il dettaglio dei numeri, è lo stesso Bazzotti. «La collezione comprende 2045 pezzi - spiega - dei quali circa 800 appartenenti al periodo gonzaghesco. Il resto sono di arte moderna e contemporanea». Nei depositi è conservata la raccolta della prima metà dell'800 di lastre calcografiche (matrici in rame) e il Fondo Nodari Pesenti che comprende 250 opere di Domenico Pesenti e del nipote Vindizio. Il panorama mantovano è testimoniato poi da firme quali Defendi Semeghini, Lomini, Perina, Vaini, Sermidi, tanto per citarne alcune.
IL PROGRAMMA. I soci del Mac vedranno queste opere sabato dopo l'assemblea fissata per le 17 nella Sala Polivalente. Al termine è prevista la visita alla mostra su Nuvolari, quella alla collezione Mondadori e nei depositi.
L'ITINERARIO. E proprio dallo spazio espositivo che comprende dipinti di Federico Zandomeneghi e di Armando Spadini (raccolti da Arnoldo Mondadori e donati al Te dagli eredi dell'editore) inizia il percorso. Attraverso un riconoscimento digitale, che registra accesso e ora d'ingresso della persona autorizzata, si accede all'ala "blindata". Nella prima sala le nuove rastrelliere accolgono i dipinti schedati per nome e periodo. Teche di nuova generazione e rialzate dal pavimento. «Sono state allestite nel 2006 - spiega Bazzotti - mentre nella stanza accanto ci sono strutture meno recenti ma sempre efficienti per la conservazione». Non solo. Le finestre sono dotate di una pellicola anti uvb che protegge le opere dai raggi ultravioletti (che possono agire decolorando i dipinti).
LE SCULTURE. Lungo i circa 150 metri quadrati di deposito non mancano le sculture. Che portano, tra le altre, le firme di Gorni, Nenci, Pesenti, Bergonzoni. E poi quelle del Premio Barbato: all'epoca al vincitore della rassegna e alla galleria civica veniva donata un'opera di un artista mantovano. «Era un criterio di politica di acquisizione delle opere importante - osserva Banali - perché le fusioni, fino a nove esemplari, sono considerate originali. Per legge, infatti, diventano multipli dal decimo pezzo in avanti».
GESSI E MONETE. Negli armadi ci sono inoltre monete e coni gonzagheschi che non sono esposti nelle sale. Come pure gessi di proprietà comunale: il museo sta curando anche la catalogazione e la salvaguardia di questi reperti. «Prima venivano poco considerati - spiega Bazzotti - e invece, nella grande maggioranza dei casi, sono dei calchi settecenteschi di opere d'arte che, tra l'altro, nel tempo hanno subito restauri e sono dunque documenti importantissimi. Inoltre - aggiunge - questi reperti erano legati al patrimonio dell'Accademia di belle arti di Mantova e danno anche la misura di ciò che si faceva all'epoca, raccontano insomma l'orizzonte culturale di una scuola».
LA TERESIANA. La 'blindata' accoglie in deposito temporaneo anche pezzi che provengono dalla Teresiana (gessi e quadri) perché attualmente la biblioteca è sottoposta a lavori di restauro. Sabato, nel corso della visita, in ogni ambiente sarà possibile chiedere informazioni al personale e, ad ogni socio, verrà inoltre donato un volume d'arte. Nell'ultima sala, oltre alle grandi tele di Girondi, saranno esposte altre opere.
LA STUFETTA. Per lasciare il Novecento? Basta una scala. Scendendo al piano inferiore del deposito si arriva a un piccolo vestibolo dove rimangono tracce di decorazioni a stucco che introducono alla "Stufetta": la stanza da bagno di Federico Gonzaga. Il duca vi accedeva dal camerino di Venere passando da una porta ora murata. Nella sala i putti hanno in mano stoffe e fiale di profumo: il tutto allude a questo angolo riservato che però, durante la visita, per ragioni di sicurezza, non sarà accessibile al pubblico.
LA PETIZIONE. L'ingente patrimonio artistico mantovano invece attende solo di mostrarsi in modo permanente. E proprio sabato l'assemblea del Mac voterà la petizione per sostenere l'idea del Comune che intende trasformare, se ne entrerà in possesso, l'ex caserma di Largo XXIV Maggio in museo d'arte moderna e contemporanea.
12 novembre 2009