Il museo nell'ex caserma

    di Cristina del Piano Quadrante sud della città. Gli occhi di via Roma sono fermi sull'ex caserma di Largo XXIV Maggio. E' lì che dovrà nascere, nelle intenzioni del sindaco e dell'amministrazione comunale, il museo d'arte moderna e contemporanea. L'ex convento cinquecentesco dei Canonici Lateranensi ultimamente è tornato al centro del dibattito culturale anche grazie alla nascita dell'associazione Mac che sostiene dichiaratamente il progetto di realizzare a Mantova una galleria tematica.

    Ma bisogna sforzarsi, e non poco, per immaginare già restaurati e trasformati in sede espositiva, quei 6mila metri quadrati disposti su tre piani. Con tanto di chiostro, celle, corridoi, stanze lunettate che rappresenterebbero altrettanti luoghi da dedicare alle espressioni della contemporaneità. Spazi e percorsi tipici dell'architettura conventuale che dialogherebbero con installazioni, opere tridimensionali, composizioni astratte e surrealiste. L'antico che apre le braccia al moderno: tra porticati, colonne marmoree e soffitti lignei potrebbero trovare spazio i lavori di importanti artisti che appartengono alla nostra storia più recente.

    Un'impresa difficile da realizzare? Il sindaco Fiorenza Brioni e l'assessore alla cultura Paolo Gianolio sono convinti che lo sviluppo culturale passi anche attraverso scelte coraggiose. «L'idea - conferma il sindaco - è di restituire alla città un luogo importante sia per il suo valore storico che per la posizione strategica, visto che il monumento si colloca nel contesto dei presidi museali di prestigio quali palazzo San Sebastiano, la Casa del Mantegna e il Te, lungo il percorso del Principe». E sempre nella stessa zona sorge la chiesa di San Sebastiano.

    L'ex Caserma Montanara e Curtatone, nonché ex Convento di San Sebastiano, necessita però di un imponente e altrettanto oneroso restauro. Le condizioni dell'edificio attualmente, per questioni di sicurezza, non permettono nemmeno il sopralluogo che tanto sarebbe piaciuto al Mac (lo aveva proposto per oggi con l'obiettivo di far conoscere il monumento alla città ma la richiesta è stata negata). Da tempo inoltre si parla del progetto ma, l'immobile, risulta acquistato da privati.

    «L'individuazione di questo spazio - conferma l'assessore Gianolio - è stata fatta consapevolmente alle condizioni di natura amministrativa che dovranno essere risolte. Il monumento attualmente non è nelle disponibilità del Comune, la nostra amministrazione però ha manifestato l'interesse pubblico ad acquisire l'ex caserma fin dalle prime battute. La questione, quindi, è stata posta con molta determinazione e con atti e impegni precisi».

    Ma di tempo intanto ne è passato... «Sì, l'ex caserma era inserita tra i beni del Ministero della Difesa da dismettere - aggiunge Gianolio - e nel 2002 non si è perfezionato il diritto di prelazione per entrarne in possesso. Successivamente se la aggiudicò all'asta la società Concretae. Poi, nel 2007, la Direzione regionale per i Beni cultrali e paesaggistici della Lombardia dichiarò l'ex caserma di interesse storico-artistico e autorizzò l'alienazione dell'immobile rilevando, però, che la destinazione d'uso, compatibile con i caratteri storico-artistici del palazzo, doveva essere culturale-museale. Attendiamo delle risposte dal Ministero entro la fine di novembre. Il nostro obiettivo, come dicevamo, è quello di recuperare un bene importante per la città».

    Realizzare un museo d'arte moderna e contemporanea a Mantova non è un'idea recente. Se ne dibatteva già negli anni Settanta e fu il critico Francesco Bartoli, all'epoca, a promuovere il progetto Mac. «Francesco - come ha più volte ricordato il presidente del Mac, Eristeo Banali - non abbandonò mai questo sogno. Un desiderio, emerso con forza in tanti suoi scritti e ora passato a noi come un 'testimone' in attesa di essere realizzato». L'acronimo 'Mac', pensato da uno dei protagonisti indiscussi della cultura mantovana della seconda metà del Novecento, rivive ora (tradotto in Mantova arte contemporanea) grazie all'associazione che si è posta gli stessi obiettivi.

    Ma a quali modelli si ispira il Comune per concretizzare questa impresa? «Le idee sono molte - continua il sindaco - il punto fermo è nella volontà di promuovere un'esperienza originale adatta all'espressione della contemporaneità artistica e delle sue produzioni: una delle 'officine' della cultura nella nostra città, come appunto sognava Francesco Bartoli».

    Anche il restauro però sarà decisamente oneroso. L'amministrazione conta sull'aiuto di sponsor? «Partiamo dal fatto che questo luogo, inedito e atteso, sta già muovendo passione e attenzione diffusa - commenta Brioni - La costituzione di un'associazione come il Mac è la testimonianza di questo desiderio e di questa ambizione. Ora serve promuovere insieme, amministrazione e città, tutte le azioni utili ad attivare tante energie e collaborazioni. E noi siamo certi che avremo sostegno e partner importanti al nostro fianco».

    L'amministrazione, come del resto è già avvenuto in altre città d'arte, punta insomma ad arricchire l'offerta del suo polo museale. «L'idea è di investire su una proposta originale e caratterizzante - conclude Gianolio - capace cioè di esaltare i linguaggi della contemporaneità». Il primo passo è dunque il luogo ma, come ha più volte sottolineato l'assessore alla cultura, anche il contenuto dovrà essere all'altezza degli obiettivi. Ovvero una realtà vitale con proposte di qualità, un progetto museografico di alto profilo aperto alle tendenze più interessanti dell'arte moderna e contemporanea.
    26 novembre 2009

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