di Stefano Scansani
Concedetevi un bagno viennese. Fatevi un'immersione intellettuale. Sprofondatevi nella città dei libri. Imboccate via dell'Accademia e il gioco è fatto, nonostante l'antico nome della strada conservi un accento bestia e quadrupede: fossato dei buoi. Nonostante la cortina di case, a sinistra, segni la frattura tra la città di epoca romana e il suburbio e si sia mangiata i bocconi delle mura tardo-imperiali.
In fondo, ma proprio in fondo, su un'area di poche centinaia di metri quadrati convivono il Palazzo dell'Accademia Nazionale Virgiliana che incorpora il teatro scientifico di Antonio Bibiena; il Collegio Gesuitico con il liceo ginnasio "Virgilio" con il museo naturalistico che è un fragmento della
wunderkammer gonzaghesca; la Biblioteca Teresiana, l'Archivio di Stato che custodisce l'Archivio Gonzaga che è uno dei più ricchi patrimoni documentari dell'Europa del vecchio regime.
Ogni istituzione sta dentro un contenitore di pietra altrettanto importante.
Andata da via dell'Accademia. Zig zag nella contrada del sapere al potere (che è precisamente quella del Grifone). Ritorno da via Roberto Ardigò in piazza Broletto.
TEATRO BIBIENA Sono incerto fra la
Hafner e la
Jupiter. D'accordo, si tratta di due sinfonie del Mozart maturo, ma servono per immaginare il Mozart fanciullo. Inaugurato il 3 dicembre 1769, il teatro scientifico fu collaudato il 16 gennaio dell'anno successivo da Amadeus quattordicenne portato in giro da papà Leopold durante lo speranzoso tour italiano.
Fece un figurone il ragazzetto di Salzburg in veste cremisi e sottoveste bianca ricamata in oro e guarnita di grossi bottoni, davanti a un pubblico imparruccato e incipriato di aristocratici e borghesi di provincia. Amadeus si esibì in improvvisazioni e virtuosismi, cantando anche. E fece un figurone la nuova sala delle pubbliche adunanze dell'Accademia.
Questo teatro è una delle costruzioni più leggere, tecniche (come dimora ideale della voce e delle note) e fantasmagoriche di Antonio Galli Bibiena, rappresentante di rango della nota famiglia emiliana di architetti e scenografi. Il padre Ferdinando fu architetto dell'ultimo duca e costruì il teatro di corte. Di farina del sacco di Antonio, a Mantova e nel territorio, ci sono anche la facciata della chiesa di San Barnaba, la Caffehaus del giardino pensile di Palazzo Ducale e l'aerea chiesa trapuntata di Villa Pasquali, Sabbioneta. Il teatro ha tanti nomi: accademico, scientifico, del Bibiena, anche teatrino.
Ma non definitelo bomboniera, perché non ha nulla di dolcificato, niente di festaiolo o svenevole. La sala scampanata - di legno e mattoni, con una loggia per fondale, un alveare sinuoso di palchettini, paesaggi e marmi dipinti, soffitti che sembrano trafori dove svolazza il farfallone amoroso - questa sala è un santuario acrobatico fra il barocco e il rococò, neanche quattrocento posti. Il Bibiena sostituì la precedente e gloriosa sala delle adunanze che era già attiva nel rinascimento per merito della sequenza di accademie che sono nate e avvicendate in questo stesso luogo. Mozart piccolo genio meritò la stima della Mantova bene e ne conobbe anche la risparmiosità. Si racconta che il compositore ricevette in dono anche una pomata per i geloni.
Tra i commenti illustri sul teatrino, risalta quello di Leopold Mozart, il papà di Wolfgang. Dieci giorni dopo la serata mantovana, in una lettera indirizzata alla moglie, annotava:
Nella mia vita non ho mai visto nulla, nel suo genere, di più bello... Non si tratta propriamente di un teatro, bensì di una sala a palchetti, costruita sul tipo dei teatri d'opera. Ove dovrebbe trovarsi il palcoscenico sta una tribuna per chi suona; dietro di essa corre una galleria che somiglia a una serie di palchetti ed è fruibile da parte degli spettatori... IL PALAZZO ACCADEMICO Il teatro del Bibiena fu inglobato nel nuovo palazzo accademico nel 1775, sponsorizzato dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria e dal figlio Giuseppe II. Il progetto è di Giuseppe Piermarini, lo stesso autore del teatro alla Scala di Milano, che si avvalse del collega veronese Paolo Pozzo, destinato a divenire il caposcuola del neoclassicismo sull'isola del Mincio, con una mania per il Cinquecento indigeno.
Sul prospetto principale, che più classico non si può (l'unico capriccetto barocco è lo sguancio dei finestroni di provenienza berniniana) corre la dedicazione agli assoluti ma illuminati sovrani. A destra si apre piazza Dante con la facciata corta del palazzo Accademico costruita nel 1891 dopo la demolizione della
Chiesa di Santa Maria del Popolo. Giù il tempio, ecco la piazza che accolse il
Monumento all'Alighieri un pochetto neogotico, fatto da Pasquale Miglioretti nel 1871.
Statua e piedestallo, traslocati qui da piazza Broletto, sono diventati onnipresenti nelle foto di fine anno degli studenti del liceo "Virgilio". Il Palazzo Accademico sorge dov'era la dimora dei Gonzaga di Guastalla. Dal 1562 Cesare qui ospitò l'Accademia degli Invaghiti, madre dell'attuale Accademia Nazionale Virgiliana. Al piano superiore c'è la sede dell'istituzione con una inaspettata
Collezione di ferri chirurgici settecenteschi, l'intima Sala Ovale, la sala di lettura, le biblioteche con il ricchissimo fondo tutto dedicato al poeta latino.
Sopra il foyer del teatro si sviluppa la cosiddetta
Sala Piermarini, che fu progettata da Paolo Pozzo e che in origine si chiamava Sala di Maria Teresa d'Austria e ospitava le adunanze degli accademici. Su una parete i ritratti realizzati a Vienna nel 1770 da Hubert Maurer e donati dalla corte asburgica all'Accademia: dell'imperatrice, del figlio e successore Giuseppe II e del marito Francesco I. Al piano terreno ha trovato casa la segreteria del comitato organizzatore del
Festivaletteratura, fortuna culturale della città dal 1997 (le edizioni si svolgono in settembre).
30 novembre 2009