di Francesco Abiuso
L'intervista all'architetto apre l'inchiesta sul presente e le prospettive di Mantova Porta Cerese rinnovata in grande stile. Lo stadio Martelli al centro di una immensa rotatoria che rende più fluido il traffico in ingresso, un sottopasso fra Palazzo Te e il Martelli che alleggerisce via Parma separando le auto dai camion. Vi piacerebbe come progetto? A immaginare tutto, in una manciata di secondi, con una penna e un foglio formato A4, l'architetto Giampaolo Benedini. Dal suo studio, in vicolo Santissimi Martiri, qualche giorno fa ha scritto una lettera a Santa Lucia (pubblicata sabato dalla Gazzetta). Sei richieste di dono per la città, e - neanche troppo nascosta - l'aria di chi abbia molto da darle ma anche qualcosa da rimproverare.
E così, Benedini? Le capita, da mantovano prima che architetto, di arrabbiarsi con Mantova? Certo. Quando vedo contraddizioni, spreco di risorse. Giro per la città e mi accorgo di una segnaletica scadente e povera di informazioni. Oppure quando leggo che fra i progetti in cantiere per il 2010 non c'è nemmeno un accenno a quello che è il primo problema per il traffico, cioé Porta Cerese. Possibile che non se ne siano accorti?
Da professionista, invece, non ha mai pensato di proporre progetti?
Una decina di anni fa, assieme ad altri professionisti, avevamo costituito un gruppo di lavoro elencando una serie di opere che sarebbero state necessarie a Mantova. Lo spostamento della stazione, ad esempio. Pensi che a Castellon de la Plana, in Spagna, sono riusciti a interrare dieci chilometri di binari. Da noi, con la cinta ferroviaria che stringe la città, la politica alza le braccia: troppo complesso. Incapaci di decidere. Anche di pensare. Manca una visione complessiva. Poter dire ai mantovani: fra cento anni saremo così. Ho in mente gli esempi di Berlino, o Shanghai che si prepara all'Expo. Ma senza andare molto lontano, una progettualità c'è anche a Milano, persino in un paese come Carpi. Da noi, l'annuncio di due monconi di tangenziale: ma non che fine faranno?
E' deluso dalla politica? Non ho tessere di partito. Ma credo che chi si propone alla guida della città dovrebbe spiegare, e con anticipo, quali soluzioni intende dare a problemi che si trascinano da anni. E poi, possibile che a Mantova riescano a litigare sulle luminarie?
Da designer e professionista, sarebbe disposto a mettere sul piatto idee? La mia non è una critica distruttiva. Vedo con interesse ogni laboratorio che raccolga proposte. Mi limito solo a dire che a Mantova, città piena di professionisti, manca un canale per esprimere le idee. Chi ha contatti con la politica può usare quelli. Altrimenti si ha molta difficoltà. Chi lavora con gli enti pubblici non sempre riesce a criticare. E poi è colpa anche di noi mantovani. Convinti di essere sempre al top e con l'eterna paura di schierarci fuori dal gruppo.
Fra le richieste a Santa Lucia, lei mette quella di eliminare l'inquinamento ambientale e visivo del Petrolchimico. Già, mi chiedo: dal momento che sappiamo che è responsabile di molte malattie terminali perché le istituzioni si sono mostrate finora così poco determinate, lasciando quasi delle scappatoie alle misure per la riduzione delle emissioni? Potremmo vivere una nuova Seveso, ma finché non succede nulla tutto resta così com'è. Ma la vicenda Petrolchimico ha naturalmente anche un lato sociale, legato all'occupazione. Non lo nego. Ma credo che, se nel nostro territorio abbiamo molti grandi nomi dell'impresa nazionale, questi potrebbero essere coinvolti nel trovare alternative per l'occupazione. E pongo un'altra domanda: quante vite vale la necessità che alcune famiglie si mantengano?
Un altro punto nella sua lettera riguarda manifestazioni ed eventi che non danno beneficio alla città. Ad esempio? Beh, quando sento che la"Forza del Bello" è costata tre milioni, e che si poteva prevedere che un'esposizione di sculture non avrebbe portato in città molti visitatori... Andrebbe trovato un sistema per misurare il beneficio che un evento può dare, in termini di visitatori e quindi di presenze negli alberghi e ristoranti.
Lei citava l'Expo di Shaghai. Tra poco ne avremo uno anche a Milano. Già, e Mantova potrebbe avere molto da dire. Specie su un tema come quello dell'alimentazione. Ma serve promozione. Molti tra i visitatori saranno cattolici: quanti sanno che a Mantova esistono i Sacri vasi? Di fronte a questi problemi, penso che dovremmo far valere quello che abbiamo da poco ottenuto come città: il riconoscimento mondiale dell'Unesco. Siamo un patrimonio dell'umanità? Dunque, anche l'umanità dovrebbe interessarsi di noi. Assomiglia a un Sos. Ma i mantovani non dovrebbero fare da soli? Non importa. Abbiamo il diritto di chiedere a Regione, governo e sempre più su, di darci una mano. Insomma, «Salvateci»? Salvateci.
18 dicembre 2009