di Gabriele De Stefani
Negli occhi di Arianna Visentini c'è un centro storico che offre tempo libero 24 ore su 24. Tutto il resto, nel progettare il futuro della città, viene di conseguenza: traffico, trasporti, ristoranti e alberghi a misura di famiglia. E anche in questa undicesima puntata della nostra inchiesta emerge un concetto già espresso dagli altri intervistati: le idee ci sono, manca chi le declini secondo una visione d'insieme.
Il dibattito sul futuro della città sembra arenato. Dove vede le idee?«La politica oggi viaggia su binari propri, ma i progetti non mancano. Oltre alle idee che molti professionisti si fanno, anche le istituzioni ne hanno molte nel cassetto: penso al piano strategico elaborato negli anni scorsi dal Comune, al progetto Unesco con il parco dei laghi e al piano Settis. Il problema è che mancano la strategia e la forza per tirare fuori i documenti dal cassetto e renderli concreti. Tutto viene abbozzato, magari realizzato in parte e poi lasciato morire. Anche quando si tratta di buoni spunti».
Su quale tra le idee che ci sono nel cassetto lei punterebbe?«La visione, contenuta nel vecchio piano strategico, di una Mantova-giardino con il turismo che fa da traino per l'intera città dovrebbe guidare l'azione amministrativa. E io amplierei il discorso: abbiamo tutte le caratteristiche per trasformarci in una città che offre tempo libero 24 ore su 24, diventando un luogo di intrattenimento e benessere. Le potenzialità ci sono tutte: il patrimonio artistico è quello che conosciamo, si mangia benissimo, il lago è a ridosso del centro».
Come dovrebbe cambiare il centro storico?Servirebbero tanti piccoli interventi che, messi insieme, darebbero un nuovo volto al cuore di Mantova. Innanzi tutto serve un accordo tra Comune e commercianti: il pubblico si impegna a promuovere la città e a darle un piano di sviluppo, il privato migliora i servizi.
In che modo?Ristoranti e bar devono rimanere aperti più a lungo, diventare luoghi amici delle famiglie, con aree giochi, sconti e menu per i bambini e spostarsi anche sul lungolago, che dovrebbe essere pieno di chioschi come sul Garda. Poi servono bagni pubblici. E ovviamente l'urbanistica e le infrastrutture andrebbero adeguate a questa idea di città. Ad esempio immagino via Accademia e via Cavour che diventano un viale unico, illuminato, con negozi, ristoranti e iniziative tutto il giorno e alla sera. Ovviamente sarebbe un'isola pedonale».
In città è più facile sentir parlare di abolizione di attuali zone a traffico limitato piuttosto che di isole pedonali.«E' un esempio di quei progetti lasciati a metà di cui parlavamo in precedenza: si fanno ztl anziché isole pedonali e magari nemmeno pensandole una legata all'altra. Vogliamo la città-giardino che attira turisti e famiglie? Allora chiudiamola definitivamente al traffico, costruiamo quattro parcheggi in prima periferia con altrettanti autobus (gratuiti per chi poi fa spesa nei negozi del centro) che fanno la spola con i portici e andiamo fino in fondo con le ciclabili, perché non ha senso avere piste lunghissime che poi vanno a sbattere contro le rotatorie. E poi, tornando alla sua obiezione su quel che si dice in città, c'è da fare un'altra considerazione: Mantova è demograficamente sempre più vecchia e questo, unito all'impermeabilità della politica, la rende conservatrice e ostile alle novità. Per questo chi la governa dovrebbe avere la forza di una strategia propria e di un'apertura alle forze giovani e dinamiche della città, al di fuori dei partiti. Perché in America i politici fanno a gara per accaparrarsi i talenti migliori e qui li evitano?».
Ci ha parlato di cosa fare dentro Mantova. E fuori, per farla conoscere?«E' un vecchio discorso: è assurdo che chi viene dall'estero sul lago di Garda o a Verona non sappia che cos'è Mantova. Dovremmo avere nostri info point negli autogrill, all'uscita dall'autostrada, in ogni paese del Garda. Dovremmo essere sui giornali nazionali e in televisione come fa l'Alto Adige. E dovremmo offrire pacchetti settimanali: il turista si ferma a Mantova, dove visita il patrimonio artistico e naturalistico e mangia benissimo. Poi, da qui, si muove: un giorno a Verona, uno sul Garda, un altro a Brescia. Dovremmo dare vacanze chiavi in mano con proposte mirate alle famiglie. A Torino accade già».
E come si sposta il turista da Mantova? Non mi dica in treno perché il turista scappa subito.«Dico in treno invece. Chi amministra la città deve andare a battere i pugni tutti i giorni sul tavolo di chi di dovere per avere un servizio degno di questo nome. Proprio perché sarebbe coerente con il disegno di città più volte abbozzato e mai portato in fondo: Mantova si raggiunge in treno e si gira a piedi e in bici. E chi vive in periferia lascia l'auto fuori ed entra in autobus gratuitamente».
07 gennaio 2010