Veglia per ore la mamma morta
e poi le si addormenta accanto

Una bimba di appena cinque anni è rimasta per ore vicino al cadavere della mamma. La donna, Fathia Fikri, 43 anni, marocchina, è stata uccisa da un malore. La donna non si curava perché aveva paura di perdere il lavoro. La piccola viene assistata dai vicini di casa. E scatta la gara di solidarietà. Resta un'incognita: a chi affidare la bambina?

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    Una bambina di cinque anni, Sahida, rimasta sola, negli occhi la madre morta e tanto sangue attorno. L'aveva vegliata per cinque ore prima che qualcuno venisse a toglierla da quell'orrore. «Mamma sta dormendo in camera» le prime parole dette dalla bimba, sotto shock, ai soccorritori che avevano bussato alla porta di casa.

    La piccola - figlia di Fathia Fikri, la 43enne di nazionalità marocchina ritrovata morta nel suo modesto appartamento popolare ad Acquanegra sul Chiese, in provincia di Mantova, stroncata da un malore che aveva sottovalutato «per paura di perdere il lavoro» dice un'amica - è stata affidata alle amorevoli cure di una famiglia del luogo che lei conosce bene. Da quella famiglia, infatti, la madre, dopo il lavoro in una cooperativa di pulizie, si recava quasi ogni giorno per fare da badante ad un anziano.

    E la sua nuova casa è stato un continuo pellegrinaggio di mamme del posto, con bambini al seguito, per portarle vestiti e giocattoli. In testa gli amichetti della scuola dell'infanzia comunale di Acquanegra, che la piccola, nata all'ospedale di Mantova il 10 dicembre 2004, frequenta regolarmente.

    «I servizi sociali del Comune si occuperanno di lei ogni giorno» assicura il sindaco di Acquanegra, Adriano Cantarelli. «Fathia merita questa attenzione per la sua bambina rimasta da sola» sussurrano in paese, dove la triste storia di quella donna, arrivata dieci anni fa, era conosciuta da tempo. Fin da quando, nel 2004, era stata abbandonata dal marito, operaio in un caseificio, perché la credeva sterile.

    E invece, appena rimasta sola, quando la povertà stava per stritolarla, si era accorta di aver in grembo quel dono tanto desiderato che gli dava la forza di andare avanti. Dopo la nascita della bambina Fathia era stata aiutata dal Comune che aveva dato a lei e alla figlia un alloggio gratuito e buoni pasti. Lei, però, seppur proveniente da una cultura dove le donne vengono considerate meno che niente, aveva voluto darsi da fare per assicurare un futuro migliore alla bimba.

    E così, aveva trovato lavoro in una cooperativa di pulizia ad Asola, paese vicino ad Acquanegra. Con il salario aveva potuto permettersi un alloggio popolare in affitto, nella palazzina di via 12 maggio dove sabato pomeriggio è stata trovata cadavere da un amico che non riusciva, dal mattino presto, a contattarla. Mantenere una bimba piccola era difficile con un solo stipendio, e così Fathia aveva trovato un altro lavoro come badante.

    E proprio la paura di perdere quei due posti che le davano tranquillità e sicurezza, secondo la testimonianza di un'amica, le avrebbe fatto sottovalutare un precedente malore: «Venerdì pomeriggio Fathia mi aveva detto di avere un dolore alla pancia e che non riusciva a vedere da un occhio. Le dissi di rivolgersi a un medico ma mi rispose di non volerei andare perché temeva di perdere il lavoro».

    Poi la scoperta del dramma. Un amico e un vicino di casa bussano alla porta dell'appartamento al primo piano della palazzina dove Fathia abitava; ad aprire arriva la bimba impaurita: «Mamma è di là che sta dormendo». Nella camera, ai piedi del letto, c'era il corpo senza vita della donna, con una ferita al volto da cui usciva molto sangue.

    Arrivano il magistrato, i carabinieri e i medici del 118 e per alcune ore la vicenda si tinge di giallo. Poi, dopo le prime verifiche, l'ipotesi dell'aggressione perde consistenza per quella del malore: la donna, nel cadere a terra priva di sensi - quattro o cinque ore prima del ritrovamento del cadavere - avrebbe sbattuto il volto sul pavimento, ferendosi. Il corpo è stato trasportato all'ospedale di Mantova dove oggi potrebbe essere sottoposto ad autopsia.
    11 gennaio 2010

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