Per la mancata costruzione del nuovo stadio si annuncia una battaglia legale

Coopsette e Tecnimont, imprese che avrebbero dovuto costruire l'impianto, chiedono al Comune un risarcimento di 8 milioni

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    di Roberto Bo MANTOVA. La prima richiesta era stata di 895mila euro per le spese progettuali. Ma a Tecnimont e Coopsette, l’associazione temporanea di imprese che avrebbe dovuto costruire il nuovo stadio di Mantova, il Comune, dopo la revoca del project financing, aveva riconosciuto e liquidato solo quelle documentate: 274.639 euro. Ora l’Ati ha alzato la posta e vuole un risarcimento di 8 milioni.

    Nei giorni scorsi lo studio Santucci di Roma, i legali di Tecnimont, ha inviato in via Roma una lettera in cui si comunica l’avvio di una causa amministrativa contro il Comune. Saranno quindi i giudici del Tar a decidere sul contenzioso sul nuovo stadio. Una vicenda ad orologeria, arrivata a tre giorni dalle primarie del Pd? Lo stesso sindaco, nutre qualche dubbio.

    A fine 2009 via Roma, per chiudere la partita sul caso nuovo Martelli, aveva riconosciuto ai costruttori un indennizzo di 274mila euro per pagare le spese progettuali documentate sostenute nel corso degli anni. Alcuni mesi prima, però, i legali dell’Ati di euro ne avevano chiesti 895mila, contemplando altre voci di spesa. In queste ore si scopre che Tecnimont e Coopsette hanno promosso una causa contro il Comune per responsabilità precontrattuale, chiedendo un risarcimento di 8 milioni di euro, inserendo oltre al danno emergente anche il lucro cessante. «E’ vero - spiegano i legali di Tecnimont - la prima richiesta era di 895mila euro, ma poi abbiamo valutato anche una diversa qualificazione di responsabilità, che porta a somme più alte comprendendo anche oltre alle spese di progettazione anche il mancato guadagno e la perdita di chances perchè non abbiamo potuto partecipare ad altre gare d’appalto».

    Secca la risposta del Comune, affidata al vice sindaco Paolo Gianolio: «Ovviamente ci costituiremo in giudizio per fare valere le nostre ragioni. L’azione giudiziaria è infondata. I costruttori potevano fare due cose: un causa volta all’annullamento dell’atto di revoca, se avevano interesse a portare avanti il discorso dello stadio, oppure una causa risarcitoria. Hanno scelto la seconda sapendo, e quindi dando ragione a noi, che l’opera era inseguibile per i motivi che abbiamo sempre sostenuto. Il Comune sapeva bene che in caso di revoca avrebbe dovuto pagare alcune spese, e quelle documentate le abbiamo già liquidate. Negli 895mila euro, invece, i costruttori hanno inserito anche altre voci non documentate e quindi non rimborsabili».

    I legali del Comune infine spiegano come si arriva alla richiesta di 8 milioni. «Nella causa amministrativa intentata contro il Comune ora i costruttori hanno ipotizzato danni di altra natura, come il mancato guadagno e la perdita di chances. E tra il lucro cessante hanno messo addirittura la mancata partecipazione ai lavori della quarta corsia della Salerno-Reggio Calabria, un lavoro da 400 milioni».
    05 febbraio 2010

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