Camera dei mosaici in piazza Sordello
Vi piace o è un orrore? Il Forum

La scoperta dei mosaici in piazza Sordello ha reso necessaria l'installazione di una camera o gabbia per proteggere i lavori e nel contempo far ammirare i mosaici ai mantovani. Ma la città si divide. Italia Nostra la definisce un orrore. Stefano Scansani, invece, la reputa bella e funzionale e coglie l'occasione per porre una domanda: per caso Mantova è affetta dalla sindrome del lamento?

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    La camera-museo in piazza Sordello, a protezione dei mosaici, sta dividendo la città. Per molti è ingombrante. Altri ne hanno colto la funzione: permetterà a tutti di ammirare i reperti dall'interno. Ma solo temporaneamente.

    Lo scavo nel cuore di Mantova ha riportato ai nostri giorni porzioni di mosaici pavimentali appartenuti a una domus romana di età imperiale. Nella patria di Virgilio, insomma, torna alla luce un altro pezzo di storia che il Comune intende mostrare alla città. L'obiettivo è rendere infatti agibile lo scavo, proteggendo cioè i reperti, ma consentendo a tutti di vederli. La mole della gabbia, come qualcuno l'ha definita, a molti però fa arricciare il naso.

    Italia Nostra l'ha definita un orrore, anche se è una struttura temporanea. Il nostro Stefano Scansani ne è invece entusiasta e coglie l'occasione per lanciare una domanda ai mantovani: la nostra città è per caso affetta dalla sindrome del lamento? Il Forum è aperto. Ecco cosa scrive Scansani.

    Cara, vecchia, fastidiosa città
    di Stefano Scansani
    Mantova è una città che invecchia male. Soffre di attacchi di agorafobìa, cioè del timore ossessivo di andare in piazza, fare vita pubblica, popolare il centro. Che è diventato un deserto urbano. L'avete visto, attraversato, vissuto? È stecchito. Mantova incomincia ad avere riflessi ritardati e sta bene solo in casa: s'arrabbia male o quando non dovrebbe, non s'indigna più, non prende parte, spesso russa, non sogna. E se qualche riflesso immediato Mantova ce l'ha, è scatenato dalla soglia del fastidio. Mantova invecchia e diventa fastidiosa: nota una cosa nuova che ingombra la consolante sempre-uguale situazione urbana, e va giù di testa.

    Mantova si consuma nella lamentazione. Come nel caso della struttura metallica che scafandrerà in piazza Sordello gli scavi dei mosaici. Pugno negli occhi, botta d'acciaio, insulto alla scena gonzaghesca, apriti cielo, bestemmia, tempesta e assalto. A noi - personalmente - lo scatolone del quale oggi si vede soltanto l'apparato scheletrico, piace
    .
    Polemizziamo? Polemizziamo. Intanto il capannone metallico ha la natura ed è il segno del cantiere. Cioè di qualcosa di dinamico, necessario, temporaneo. Alla fine sarà smantellato. Permetterà agli archeologi di lavorare, ai mosaici di non morire, al pubblico di entrare e vedere. La gabbia deve per forza decretare il suo essere luogo di lavoro temporaneo, così evidente da attrarre attenzione con la sua fattezza.

    Il capannone è un buon segno. L'arci-pigra e tentennante amministrazione s'è accorta delle elezioni dietro il cantone di marzo. E corre. Le cose non le pensa più, ma le fa. Non si capisce che cosa abbia di diverso il luogo sacrosanto e inviolabile di piazza Sordello con il Bibiena o il Palazzo di Giustizia, ad esempio. Per cinque anni un ignobile ponteggio ha mortificato il primo. Per un ventennio un mensolone salva-caduta-intonaci ha massacrato il secondo. Ma nessuno ha mai detto basta, uffa, che schifo, sbarazziamoci dei ponteggi eterni e della lentezza come style.

    La serpeggiante idea che il capannone di piazza Sordello - che sarà rivestito con connotati mimetici - sia un insulto all'armoniosa piazza, fa correre due rischi. Il primo è che in codesta città ormai agorafobica nulla si possa muovere, cantierizzare, perché sarebbe una contraddizione strategica per Fiorenza Brioni, che passerà alla storia come vestale del bello, eroina dell'Unesco. Quella gabbia, di conseguenza, non è da lei. Se passasse questa linea di pensiero staremmo freschi. Non si farebbe un'acca. Surgelati.

    Il secondo rischio è quello che pretende oltre che una città conservata anche una città decorativa. Ne abbiamo già abbastanza dell'arredo urbano ottocentista, dei lampioncini alla francese, dei cipressini cimiteriali già apparsi nei giardini recuperati. Un cantiere è un cantiere. La vecchia Mantova dovrebbe provare a essere altretanto fastidiosa con la sua vita quotidiana. Cacche di cani, gente che butta cartacce, altra che dissemina mozziconi di sigaretta dove capita, altra ancora che non spazza, altra che non sa un grillo della città.
    Ma non la vedete quant'è vecchia?
    17 febbraio 2010

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