Pirrone (Cnr): misure poco efficaci

    di Monica Viviani
    «Servono provvedimenti strutturali, i problemi dell'inquinamento atmosferico non si risolvono con interventi una tantum». Ad esserne convinto è uno che di smog si occupa tutti i giorni: il direttore dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr, Nicola Pirrone.

    Quindi il super-blocco del traffico di domenica 28 non servirà?
    «In linea di principio non serve a risolvere il problema, lo si è visto in esperienze precedenti: il blocco del traffico contribuisce all'abbattimento dell'inquinamento solo tra il 5 e il 15%».

    Allora perché farlo?
    «L'iniziativa dei comuni della pianura padana è più amministrativa che sostanziale. Tenga conto che lo sforamento massimo consentito dall'Unione Europea di concentrazioni di Pm10 oltre i 40 microgrammi per metrocubo è di 35 giorni annui e che quando un Comune oltrepassa questa soglia va in procedura di infrazione. Viste le condizioni atmosferiche di questo periodo soprattutto in Pianura Padana, si teme un altro sforamento e si spera con il blocco del traffico di guadagnare pochi decimali per evitare l'infrazione».

    Le polveri sottili che attanagliano le nostre città sono dovute solo al traffico?
    «No, non solo, anche al riscaldamento domestico, alle polveri dei cantieri, alle attività del tessuto urbano e delle zone limitrofe».

    Se il blocco delle auto non serve, che fare?
    «Servono interventi strutturali e, a mio avviso, bisognerebbe partire rimettendo in discussione il sistema di distribuzione delle merci e di trasporto delle persone nelle aree urbane, incentivando per davvero il trasporto pubblico. Bisognerebbe poi interventire anche sul fronte culturale per vincere questa resistenza a usare i mezzi pubblici: molte auto sono mono-utente e se considera che ogni famiglia ne possiede in media tre... Un altro intervento strutturale è quello sul riscaldamento domestico».

    Ne abusiamo?
    «Non solo. Viene sottostimato il probelma delle biomasse che stanno prendendo piede per il riscaldamento domestico e che vengono bruciate in stufe e termo-camini. La gente è convinta che sia una scelta ecologica, ma è vero il contrario: emettono tantissimo particolato. Inoltre questi sistemi non sono controllati e non hanno un sistema di abbattimento delle emissioni».

    E le emissioni industriali?
    «Contribuiscono anche loro all'inquinamento atmosferico, ma sono maggiormente controllate».

    Che altro?
    «Nelle città, dove è possibile, bisognerebbe realizzare delle vere corsie ciclabili: non quelle ritagliate sui marciapiedi, ma vere piste come nel nord Europa. Non da ultimo bisogna rivedere il sistema di monitoraggio atmosferico delle regioni. In sostanza dobbiamo abbassare la quantità di carbonio che buttiamo in atmosfera e per far questo c'è da ripensare a tutto un modello sociale ed economico. Insomma c'è tanto da fare».
    20 febbraio 2010

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