Il restauro dei mosaici nella domus romana di Piazza Sordello (Foto Pnt)
Cristina del PianoUna finestra sul passato più antico della nostra città. In piazza Sordello la camera-museo è un cuore aperto nel quale ieri siamo entrati per primi. Progetto "Mantua me genuit". Fuori il segno del cantiere, dentro la storia. La grande domus romana del I secolo dopo Cristo torna a noi grazie ai suoi mosaici bianchi incorniciati da una fascia nera e una treccia policroma. E dal profilo di un ottagono emergono anche i volti di Marte e Venere.
Dal 14 marzo, la struttura temporanea, ora coperta, permetterà a tutti di attraversare i secoli. Le pareti esterne sono già montate mentre il rivestimento finale (color testa di moro), sarà a dimora la prossima settimana.
Varcando la soglia della tanto criticata Camera-museo, francamente ci si dimentica delle polemiche. Lo spazio denuncia infatti in maniera onesta la sua funzione di temporaneità. Colpisce, invece, l'importanza dei resti. E la "scatola copri-reperti" permetterà di ammirarli da una balconata come pure dalla passerella laterale. Ma non solo. «La struttura - commenta Ugo Bazzotti, che cura il coordinamento scientifico - servirà anche per valutare come evolve la situazione conservativa dei reperti».
I RESTAURI. All'interno della struttura fervono i preparativi per l'apertura. Da una parte lavorano gli addetti al montaggio. Giù, nella pancia della camera-museo, i restauratori. Maria Chiara Ceriotti, responsabile degli interventi, passa con abilità dalla Camera degli Sposi ai mosaici di epoca romana. Abita a San Michele in Bosco e, dal 2007, segue il progetto. Proprio dopo la prima campagna di scavi. Adesso lei e la sua équipe stanno lavorando alla porzione di mosaico venuta alla luce proprio in seguito alla rimozione di uno degli alberi. Un vecchio tiglio di cui rimane traccia con parti di radici.
L'INTERVENTO. «Stiamo mettendo in sicurezza tutti i resti - conferma - si stanno consolidando i punti delle lesioni come pure i bordi che rappresentano le parti di estrema fragilità del mosaico. Ma non è un intervento definitivo perchè, in futuro, si potranno pulire in maniera più approfondita in vista di un progetto conclusivo».
LA DOMUS. L'imponenza dei reperti parla da sola. «Questi ritrovamenti - continua la Ceriotti - denunciano l'importanza della domus, un edificio ricco. La pavimentazione è eseguita in maniera tecnicamente molto valida, gli spazi sono enormi. La grande stanza era probabilmente un vero salone». Pavimento bianco con treccia, un unico vano e poi il cubicolo e un corridoio. «Attualmente - conferma - i vani venuti alla luce sono tre. Ma la domus probabilmente si estende sino a via Tazzoli».
LE TESSERE. Le restauratrici riposizionano le tessere completamente staccate dal supporto. «C'è una grandissima pendenza - continua - piazza Sordello era un luogo pieno di cavità che, man mano, sono state riempite nel corso dei secoli. Le lesioni hanno un andamento parallelo e, a questi cedimenti, corrispondono dei vuoti sottostanti che noi cerchiamo di riempire, senza staccare le parti, ma facendo delle iniezioni con malte idrauliche». In sostanza l'intervento intende mantenere la leggibilità di tutti gli strati mettendo però in sicurezza i ritrovamenti. Accanto è tornato alla luce anche il muretto di epoca medievale appoggiato proprio al pavimento.
«Sul mosaico - aggiunge Bazzotti - era presente anche uno strato di intonaci delle pareti affrescate della domus. Parti cadute col passare del tempo. Alcune sono state consolidate e pulite e rappresentano un'ulteriore traccia importante dell'edificio».
LA STRUTTURA. Anche le luci faranno la loro parte, come ha spiegato l'architetto Giovanni Tortelli che ha curato il progetto. Lampade dicroiche a soffitto (montate su binari elettrificati) più un'altra serie posizionata in prossimità del mosaico. Questo accorgimento darà l'impressione che la luce si diffonda dagli stessi reperti di età romana. «La fase del restauro è terminata - commenta soddisfatto l'assessore alla cultura Paolo Gianolio - e siamo contenti di poter mostrare al pubblico questa traccia romana della nostra città. La struttura esterna può anche non piacere ma è una polemica strumentale visto che la soluzione è temporanea e non comporta nessuna trasformazione. L'intento, insomma, è quello di tutelare questi resti preziosi del nostro passato rendendoli allo stesso tempo fruibili a tutti».
09 marzo 2010