IL MANTOVA NEL BARATRO
Anche Mondovì si ritira
Lori prova insistere

Un incubo lungo tre mesi: ecco la cronistoria delle trattative
e dei tentativi finora inutili di coinvolgere gli imprenditori locali


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Facebook: gruppo per l'azionariato popolare

    SI APRE LA CRISI. La crisi del Mantova, strisciante da mesi, esplode il 31 marzo: Lori non versa alla squadra le mensilità di settembre, ottobre e novembre. Cominciano le voci sulla cessione del club, ma Lori assicura che entro il 25 aprile pagherà.
    PRIME TRATTATTIVE. Giovedì 22 il patron ammette: «Potrei lasciare». E dice che ci sono trattative con una cordata bresciana (che si chiamerà fuori subito) e un gruppo milanese.
    E’ DRAMMA PIENO. Il giorno dopo Lori comunica che la Nuova Pansac non può dare i fondi per pagare gli stipendi. Il Mantova crolla a Cittadella e lunedì 25 al Martelli c’è la rottura fra presidente e squadra, con i tifosi che attendono invano fuori dai cancelli un segnale di speranza.
    PERINI: PRONTI COMPRARE. Lo dà il professionista mantovano Angelo Perini: «Rappresento una cordata milanese, la trattativa per comprare il Mantova è in fase avanzata».
    IN CAMPO BRAGUZZI. Passano tre giorni e sulla scena ecco Gianluca Braguzzi. Il manager mantovano dice che il fondo Abacus è interessato a trattare l’acquisto dell’Acm.
    E PERINI SI RITIRA. Sempre il 28 aprile Perini comunica che la sua cordata (mai saputo chi c’era dietro) rinuncia, temendo la retrocessione.
    IL FLOP MASTAGNI. Il 2 maggio il sindaco Sodano riceve in municipio il legale di una cordata e annuncia: «Un gruppo solido ha interesse per il Mantova». Si tratta dei fratelli Mastagni, che vogliono però la Pansac. La trattativa non parte neanche.
    L’AZIONARIATO. Intanto i tifosi lanciano l’azionariato popolare. Verrà costituito un comitato.
    DI TUTTO UN PO’. Alla porta di Lori bussano anche una cordata di Frosinone, l’ex presidente del Lanciano Di Stanislao e l’ex patron della Triestina Tonellotto. Nessuno di questi contatti avrà seguito. Neanche quello con l’imprenditore Cavagna.
    IL FLOP IES. La squadra riaccende le speranze a Crotone e il sindaco, chiedendo riserbo, accredita le voci su un intervento della Ies. Due giorni dopo l’azienda smentirà.
    BRAGUZZI SI ARRENDE. E’ il 17 maggio e Braguzzi comunica la risposta negativa del fondo Abacus.
    CESSIONE VIRTUALE. Tre giorni prima dell’ultima partita ad Ancona, Lori chiude un accordo con una merchant bank per cedere il 51% del Mantova in caso di permanenza in serie B.
    RETROCESSI E SUL BARATRO. Il 30 maggio la squadra retrocede, si capisce subito che iscriversi alla Lega Pro sarà difficile.
    LA SQUADRA DA’ SPERANZA. Il giorno seguente, Notari e compagni riaccendono le speranze dicendosi pronti a dimezzarsi i compensi.
    ANCORA PERINI. All’uscio del Mantova riecco Perini, emissario di imprenditori lombardi: resteranno nell’ombra per poi sparire.
    LE ISTITUZIONI E MONDOVI’. E il Comune? Sodano s’appella a Confindustria, che esclude interventi prima dell’iscrizione. L’assessore Tonghini, invece, col consigliere Riva Berni presenta a Lori il manager Giancarlo Mondovì, pronto a far da catalizzatore per una cordata.
    BELFANTI. Il 13 giugno, subito dopo che Perini aveva interrotto i contatti con Mondovì (che tentava di unire le forze), spunta l’offerta di Piervittorio Belfanti: «Ho 2,5 milioni, ma posso salvare il Mantova con altri imprenditori se il Comune dà garanzie per costruire lo stadio».
    LA RESA. Il resto è attualità: Mondovì raccoglie 1,9 milioni, Belfanti incassa il no del Comune e propone di unire le forze ma viene rifiutato. Il ristoratore si arrende domenica, Mondovì 24 ore dopo.
    21 giugno 2010

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