Placido Domingo diventa baritono

"Sono stanco, ma soddisfatto".«Io - ha raccontato il tenore - ho detto ad Andermann che c'erano tanti bravi baritoni, ma lui ha continuato a ripetere che voleva farlo con me». E così è stato.

    MANTOVA. È stanco ma soddisfatto Placido Domingo del Rigoletto che eseguirà in mondovisione da Mantova. Con i giornalisti e con il resto del cast, che accoglie all'attracco del battello su cui hanno ammirato dal Mincio i luoghi in cui sarà ambientata l'opera, dice di «aver lavorato tantissimo, fino all'esaurimento. Sto bene ma sono esausto».

    E' un modo per scusarsi di non essere arrivato prima e anche per spiegare che deve riposare la voce che gli servirà per un ruolo da baritono, quello del protagonista, che non ha interpretato mai se non all'inizio di questo mese al Reignwood Theatre di Pechino come allenamento.

    «Questa - racconta - è un'avventura straordinaria negli scenari naturali dove Verdi ha immaginato il Rigoletto e con un pubblico tv in tutto il mondo». L'opera realizzata in diretta alle ore e nei luoghi previsti dal libretto sarà infatti vista (in alcuni casi in differita) in 148 Paesi.

    Ma anche se gli spettatori fossero meno del miliardo previsto sarebbe lo stesso. «E' sempre una sfida - ha spiegato - quando si fa una parte per la prima volta». Lui il ruolo di Rigoletto non voleva farlo, è stato il produttore Andrea Andermann a convincerlo. «Io - ha raccontato il tenore - gli ho detto che c'erano tanti bravi baritoni ma ha continuato a ripetere che voleva farlo con me». E così è stato.

    Una scelta fatta per la capacità di interprete, di attore di Domingo. «Questa - ha spiegato - è una parte tutta emozione. Hai paura che le lacrime ti tradiscano ma come professionista ti controlli». La cosa piu» difficile non è cantare sentendo la musica dell'orchestra - posizionata al teatro Bibiena - che arriva dagli altoparlanti, ma dover spezzare l'esibizione in tre: il primo atto sabato sera gli altri due domenica alle 14 e alle 23.30 «perché bisogna mantenere la verve».

    Il progetto però gli piace ed è una seconda esperienza di questo tipo dopo quella fatta con Tosca nel 1992. «La lirica - ha osservato - esce dai teatri. Si fa dappertutto in festival e luoghi all'aperto. E' sempre più popolare». Certo con la crisi i teatri di tutto il mondo vivono momenti difficili e per questo «bisogna pensare a delle coproduzioni. Bisogna aiutarsi un con l'altro perché la crisi ha colpito tutti».
    03 settembre 2010

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