Bellocchio: lavoro sui personaggi, niente cartoline

Il regista del Rigoletto a Mantova parla delle difficoltà di un film in diretta per la tv. "Sono esausto, ma soddisfatto"

    La produzione non ha divulgato notizie del Rigoletto per molto tempo, e relativamente allo spettacolo niente di specifico, fin quasi alla vigilia della mondovisione. Anche ai tempi di Verdi, si teneva nascosta la prima. In teatro si conosceva solo lo spartito per il pianoforte e i cantanti.

    Il tenore addirittura non aveva la romanza del 3º atto, La donna è mobile: Verdi non voleva che si rovinasse la sua melodia canticchiandola, o che si conoscesse il finale (che il Duca non era stato ucciso). Ma nel 1851, era la prima assoluta, al Teatro la Fenice. Cosa ne pensa il regista, Marco Bellocchio?

    «La strategia di Andermann mi sfugge - è la risposta -.Ma di questi tempi, la decisione di produrre Rigoletto è stata molto azzardata. Vi è il tentativo di conquistare nuovi spettatori, soprattutto fra i giovani. Si voleva evitare che si pensasse a una ripresa da teatro e non a un film girato per la televisione. Una produzione per lo più in diretta, analoga a quella di Tosca e La Traviata.

    I luoghi delle riprese?
    In luoghi di fantasia, a Palazzo Te e al Ducale. Per la corte abbiamo utilizzato la sala di Amore e Psiche, e per il ballo, la sala dei Cavalli. E poi la Rocca di Sparafucile.

    E per la diretta, come si è regolato con la scena VII del I atto, che passa dal Palazzo alla strada buia vicino alla casa di Rigoletto?
    Con una scena pre-registrata, l'unica, di circa 3 minuti. Per la casa sono state scelte le due stanze in fondo al giardino del Te, vicino alla grotta.

    I costumi sono rinascimentali?
    Rinascimentali, con un occhio al 600. Si è pensato a Caravaggio, a El Greco.

    Che lettura ha dato del plot?
    Rigoletto è uno schiavo del potere punito dal potere stesso. Cerca la vendetta, ma la sua fine è di una crudeltà inaudita.

    Verdi avrebbe voluto intitolare La Maledizione l'adattamento di Piave (da Hugo, Le Roi s'amuse).
    Di consuetudine, il buffone, vittima della natura e della società, raggiunge l'umanità attraverso la sofferenza. Ma Verdi non era gran che religioso.

    Secondo la Cecchi D'Amico, Visconti pensava che Rigoletto, dopo Ebbene, piango del II atto, si sarebbe dovuto ergere nella persona senza più gobba.
    Qualche anno fa ho diretto Rigoletto al Municipale di Piacenza, ambientandolo negli anni 50.

    E la regia di questo film in due serate?
    Ho lavorato in modo classico, sui personaggi, piani e controcampi, evitando le cartoline. Mi è parso interessante sperimentare la forza della camera nei confronti del canto. Come rapportarmi ai cantanti nei primi piani. E specialmente con Gilda, un soprano russo, giovanissima, ho provato emozioni che non conoscevo: cantava e riusciva a esprimersi anche col volto. Ma in televisione non puoi spingerti tanto oltre, non sai che cosa faranno i tecnici di trasmissione.

    E nella scena rembrandtiana di Rigoletto e Sparafucile in strada? Pensavo alle tenebre sia della notte e sia del cuore.
    Il nero non viene tollerato. Lo faceva notare anche Vittorio Storaro, direttore della fotografia: se mi spingo verso le tenebre, c'è il rischio che ti rovinino l'effetto con una girata luminosa che ti trasforma il nero in un grigio pestifero. E poi c'è sempre l'imprevisto. Mentre giravamo, sono apparsi dei pipistrelli inattesi. Chissà cosa potrà capitare nella diretta! Con il montaggio ho potuto dare un minimo di rilievo ai personaggi minori, a Ceprano, a Borsa, che a teatro scompaiono nel tutti del coro.

    E il Duca? In quasi tutte le romanze è univoco, un seduttore. Ma in altri momenti, come è il sol dell'anima, pare davvero innamorato.
    Il Duca ti lascia esterrefatto con i suoi vuoti spaventosi, le finezze, le tristezze, che appaiono improvvise. Ma in questo caso dipende tutto dal tenore. Mehta ha voluto una voce italiana, più tesa al bel canto che alle pieghe dell'animo.

    Che cosa l'ha colpito maggiormente?
    La disponibilità di personaggi straordinari come Mehta, Domingo e Raimondi. E ancora il gigantismo tecnologico, sproporzionato rispetto al tempo, brevissimo, che hai per definire i personaggi.

    Come ha risolto il celebre quartetto del III atto? Quando il Duca corteggia Maddalena, e fuori della taverna, li spiano Rigoletto e Gilda.
    Ho chiesto lumi agli esperti musicali. Mi è stato consigliato di dividere lo schermo a metà. Ma per evitare un effetto San Remo, ho preferito scegliere ora gli uni ora gli altri, con inevitabili semplificazioni. I tagli li faccio con una macchina speciale, ma senza il tempo per riflettere. La presa diretta diventa una performance unica (sul dvd le correzioni saranno possibili), che la fa assomigliare a una rappresentazione teatrale.

    E per la tempesta, per il momento d'attesa che precede la morte di Gilda?
    In questo caso fa tutto la musica. In una post-produzione cinematografica potrei operare degli sconvolgimenti, inserire piani brevissimi alla Ejzenstein, segmenti avanguardistici. Qui, non ho poteri. Ma sono stato contento di aver compiuto questa esperienza. Mi sono sentito coinvolto. Non so se potevo osare di più, ma sono soddisfatto del lavoro eseguito.
    04 settembre 2010

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ