Da Twitter: in Iran altri 13 casi come Sakineh

Al Festivaletteratura prima denuncia di due studentesse iraniane. Nel nostro Paese _ hanno detto _ esistono altri tredici casi come Sakineh, la donna condannata alla lapidazione. A Mantova, le due studentesse sono ospiti dello spazio Iran 2.0

    di Margherita Grazioli
    MANTOVA. Un tappeto persiano, qualche cuscino di broccato e due postazioni web bastano già a portare profumo d'Oriente sotto il tendone del Festivaletteratura, e a mostrare fino a domenica l'Iran 2.0 di chi, ogni giorno, combatte anche a fil di Rete per un futuro diverso, «perché noi nella nostra terra ci vogliamo tornare».

    Appena smontati i gonfaloni d'inaugurazione in piazza Erbe, il totem si riempie già delle voci che arrivano dal cuore di Teheran. Non quella di Ahmadinejad, ma della celebre Onda verde, della musica underground, dell'arte e del dissenso politico che non si lasciano tacitare. A raccontarla, ci sono Jasmine, 25 anni, studentessa di scienze politiche a Genova e Parisa, 26enne, che frequenta design d'interni al politecnico di Milano.

    «Essendo italo-iraniana, da quando sono nata faccio la spola tra i due Paesi - spiega la prima con un sorriso - e, visti gli eventi di questi ultimi mesi, ci è parso naturale creare una piazza virtuale per mettere in contatto i giornalisti, i blogger e i media iraniani con il resto del mondo, per per offrire più sfaccettature possibili».

    Sul neonato canale Youtube Iranduepuntozero, infatti, sono postati video di geopolitica, ma anche ricette e videoclip musicali. «La scena culturale iraniana è molto fiorente, benché osteggiata - conferma Jasmine - certo è che il web è il veicolo più importante per noi giovani iraniani per tenerci in contatto». E il pensiero non può che volare ai dissidenti dell'Onda Verde che scesero in piazza contro Ahmadinejad. E, a fare la parte del leone nel rompere la cortina di ferro innalzata da regime, furono proprio i social network.

    Un messaggio che, tra i giovani espatriati, rieccheggia grazie a blog come Irana e gruppi su Internet come In piazza-studenti iraniani a Milano. «In questo gruppo siamo attivi quasi in 800 - mostra Parisa sul monitor - e ci siamo attivati anche per manifestare qui in Italia. Perché siamo veramente tanti a essere partiti, la maggior parte con un visto di studio, mentre altri sono rifugiati politici».

    E lo sguardo diventa melanconico quando confessa di essersi riconosciuta in Persepolis, fumetto e poi film autobiografico dell'autrice ed esule iraniana Marjane Satrapi: «Mi sono rivista in quella bambina che non accetta le rigide regole imposte alle donne; crescendo poi, i miei professori all'università sono stati cacciati, c'era la censura sui libri e in rete. Per questo me ne sono andata, anche se un giorno vorrei tornare: come donna non ero libera».

    E, parlando di condizione femminile, il pensiero non può non volare a Sakineh, la donna che ha visto ieri sospesa la condanna alla lapidazione per l'accusa di adulterio e concorso in omicidio del marito. E, fuor di retorica, Jasmine e Parisa non esitano a lanciare una denuncia: «La Ashtiani è solo la punta dell'iceberg: ci sono altre tredici donne come lei in Iran, per non parlare di tutti i dissidenti politici di cui non si sa più nulla».

    Il fatto che la mobilitazione internazionale sia partita dal loro Paese, ad ogni modo, è la riprova che esiste un Iran che rivendica diritti, libertà e democrazia, diverso rispetto al regime che lo rappresenta: «Ma d'altronde - chiosano - non siamo l'unico Paese in cui questo accade, no?»
    08 settembre 2010

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