Intossicati dalla fumata esotica

Gonzaga, la serata di quattro pakistani con il narghilè finisce in ospedale

    GONZAGA. La litania lenta di un cd di musica araba in sottofondo, i tappeti arabescati che hanno ancora l'odore di casa, the alla menta bollente, kebab e pollo tandoori nei piatti e l'immancabile narghilè per condire la serata tra amici con profonde boccate di fumo.

    La ricerca dell'esotico, però, l'altra sera è finita in ospedale per quattro pakistani, che si sono intossicati con il monossido di carbonio. Colpa del narghilè: per fare il filtro avevano usato un pezzo di stoffa che, ovviamente, si è bruciato. Non solo, molto probabilmente, poco esperti, hanno continuato a fumare troppo a lungo, respirando il monossido generato dal carbone. 

    Uno di loro è grave: A.R. 44 anni, che abita a Villarotta di Luzzara, è ricoverato in prognosi riservata in camera iperbarica a Fidenza. Meno preoccupanti le condizioni degli altri tre, SS.30 anni, S.A. 43 anni e Yar Allah, 30 anni di Gonzaga.

    Quando i soccorritori sono arrivati nel piccolo appartamento di Villarotta di Luzzara, in via Lanzoni, la stanza era invasa dal fumo acre che i quattro avevano respirato e che li aveva di fatto tramortiti. Ad avvertire i carabinieri sono stati i sanitari del 118: prima di portare i quattro all'ospedale di Guastalla hanno ritenuto opportuno chiedere una verifica dell'appartamento. Non è stato necessario un lungo sopralluogo per capire quello che era successo lì dentro. Il calumet della pace, la pipa ad acqua, era ancora fumante sul tappeto, con i tubicini e i bocchini per aspirare il fumo.

    I militari hanno attribuito l'intossicazione ad un malfunzionamento del narghilè: secondo i primi accertamenti sembra che come filtro fosse stato usato un pezzo di stoffa che, bruciando, ha sprigionato fumo tossico. Un'azione nociva che si è andata a sommare all'effetto del carbone.

    Infatti, mentre tradizionalmente, in Africa e in Asia, si usava un carbone di legno naturale, oggi è di moda utilizzare un nuovo carbone auto-incandescente, ad accensione rapida, quello che veniva utilizzato in origine per bruciare l'incenso. Ha una composizione praticamente sconosciuta e sembra che sprigioni molto più monossido di quello tradizionale.

    I quattro erano chiusi in una stanza poco aerata: un cocktail micidiale. È stato uno dei pakistani a chiamare i soccorsi, prima di perdere i sensi. Tutti sono stati portati inizialmente all'ospedale di Guastalla.  Mentre tre, tra cui il 30enne di Gonzaga, sono stati dimessi con pochi giorni di prognosi, per il 44enne è stato necessario il trasferimento a Fidenza. I carabinieri di Luzzara e di Gualtieri stanno indagando sulla vicenda. (r.c.)
    08 settembre 2010

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