Dopo l'articolo pubblicato il 29 agosto dalla Gazzetta, la questione dei 28 minialloggi a misura d'anziano si è sbloccata. «Questione di giorni, e tutti gli allarmi, dalla chiamata soccorsi ai sistemi antiintrusione, verranno installati». La promessa è dell'assessore alle Politiche della casa, Marco Cavarocchi. Non solo: allo studio c'è una formula di assistenza ancora più complessa, che vede il coinvolgimento dell'Aspef e l'impiego degli assistenti sociali.
Un ruolo lo avrà anche l'associazione Sepris. La storia dei 28 minialloggi in strada Montata, proprio dietro Porta Giulia, è nota. Nel 2004 Comune, Regione, e ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) avevano firmato un protocollo d'intesa per costruire 47 alloggi, 28 a Cittadella e i restanti nell'ex caserma Bava di via Cairoli. Impegno di spesa (finanziamento ministeriale, ma anche del Comune e della Regione) di oltre due milioni di euro. Le case, però, a causa di svariati ritardi, sono state inaugurate solo nell'estate del 2009.
Ma qualcosa è andato storto: la gente che si trasferisce a vivere (circa 40 metri quadri per allogio, destinati agli over 65 residenti a Mantova e affittati dal Comune a canone sociale) si trova a dovere fare fronte a una serie di disagi frutto dell'incuria. La mancanza di illuminazione all'ingresso, l'erba alta, qualche scala da finire e i muri che iniziano a scrostarsi, le foglie che intasano il sistema di spioventi.
Ma soprattutto la beffa: tutte le meraviglie della domotica (l'uso delle tecnologie per migliorare la vita), dai sistemi di prevenzione contro le fughe di gas e gli incendi all'antintrusione, al salvavita, non sono state mai installate. Il fiore all'occhiello del progetto, che rendeva tutte le case "ad hoc" per ospitare persone più esposte ai pericoli, che viene a mancare.
Come mai è successo? Sono finiti i soldi? «Di soldi certo non ne abbiamo trovati - dice Cavarocchi - e anche la situazione era già in stallo da mesi quando sono arrivato all'asessorato. Per collegare i vari allarmi serve prima la linea telefonica, ma nonostante i solleciti, non era stato ancora fatta. Doveva essere pronta già alla fine dell'anno scorso, poi in estate. Anche il primo progetto di una rete di assistenza, dal Sepris al Csvm, non si è concretizzata. Così ne stiamo mettendo a punto un'altra risoluzione, pensando all'attivazione di un numero di cellulare per le emergenze, un'assistente sociale che sia presente per due ore il giorno. E poi va ripensato il piano per la domotica. L'originale prevedeva una spesa per 100mila euro, ne abbiamo meno della metà». All'inizio della prossima settimana l'incontro con gli inquilini, e le decisioni definitive.
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08 settembre 2010