Kureishi: che pena vedere Blair con Berlusconi

Lo scrittore anglo-pakistano parla del fallimento della sinistra e dell'ex premier inglese: "Ha dato tante speranze, ma è un guerrafondaio"

    La perversione degli analisti, la disillusione della sinistra al governo, la condanna del successo e il pozzo del fallimento, l'alterità dei figli. Ma quanti fardelli deve sopportare l'uomo medio occidentale. Bravo a costruirsi la sua prigione per potersi poi lamentare della reclusione. A incalzare Hanif Kureishi è Gabriele Romagnoli, sull'orlo dei 50 anni (domani). Lui non si scompone e regala pure un paio di battute su Berlusconi.

    Racconta Kureishi che la disillusione per Tony Blair è cominciata quando l'ha visto in tv accanto al nostro primo ministro: «Insieme hanno trascorso molte notti nella villa di Berlusconi, mi sarebbe piaciuto esserci. Immagino una scena alla Satyricon di Fellini, oppure avremmo parlato di filosofia. In ogni caso, sarebbe stata una bella nottata».

    Berlusconi a parte, la generazione di Kureishi aveva riposto molte speranze in Tony Blair. L'ansia di riscatto dopo il pugno di ferro della Thatcher. Se non maggiore benessere, almeno maggiore uguaglianza. E invece si è rivelato pure guerrafondaio. La lettura politica, però, non convince Romagnoli che insiste: la responsabilità è sempre personale, oppure quando si arriva a certe poltrone è difficile essere migliori di quanto lo sia stato Blair? Non è che i difetti altrui sono anche i nostri?

    «Sarebbe terribile pensare che i politici rispecchino l'anima di un Paese - osserva Kureishi - Però, certo, sono parte di noi». Ma se il confine tra responsabilità individuali e colpe pubbliche è sfumato, una linea serve comunque. Lassù, sospesi sul palco della Cavallerizza, Gabriele e Hanif sembrano due vecchi amici un po' stropicciati, inclini alla chiacchiera esistenziale.

    Il pubblico potrebbe anche non esserci. I due riflettono sul peso del successo che ti allontana dagli altri quasi quanto la morsa del fallimento. La gioia dei figli, «la cosa più importante e liberatoria» per Kureishi (Romagnoli non ne ha). E poi la passione per la scrittura, l'unica ad essere sopravvissuta inalterata al fluire delle stagioni. A 20 come a 55 anni, e pazienza se campare da scrittore non è facile.
    Alla fine, osa Romagnoli, cosa resta a questa umanità così in declino? «E lo chiedi a me?». L'unica risposta possibile è un altro punto di domanda. (ig.cip)
    09 settembre 2010

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