OSTIGLIA. L'esplosione di quella bomba, residuato bellico, che nel maggio 2003 ha danneggiato un edificio, poteva essere evitata. Toccava all'allora sindaco Graziella Borsatti e al prefetto Gianni Ietto attivarsi per ottenere l'emanazione dagli organi dello Stato di una ordinanza per una profonda bonifica. Che non c'è stata.
Finiti a processo per crollo colposo, ieri sono stati condannati rispettivamente a 8 mesi e ad 1 anno di carcere, pena sospesa. Dovranno versare subito poi una provvisionale di 180 mila euro alla parte civile con danno da liquidarsi in separato giudizio.
LA VICENDA. Per decenni hanno dormito sopra una bomba d’aereo di fabbricazione americana del peso di 500 libbre, residuato bellico della seconda guerra mondiale, finchè una notte del maggio 2003 il suo potenziale, innescato da chissà cosa, ha provocato una terribile esplosione che fatto barcollare due edifici danneggiandoli gravemente senza fortunatamente colpire le persone.
Ebbene, per questo disastro sono finiti a giudizio con l’accusa di crollo colposo l’ex prefetto di Mantova Gianni Ietto, 69 anni e l’ex sindaco di Ostiglia Graziella Borsatti di 58. Saranno processati davanti al tribunale in composizione collegiale. Prosciolti invece per non aver commesso il fatto due funzionari della prefettura. Si tratta dei vice prefetti aggiunti Teresa Gandolfo, 48 anni e Angelo Araldi di 45.
Ietto - difeso da Mario De Bellis - in qualità di capo della protezione civile essendo all’epoca del fatto prefetto, e la Borsatti - difesa da Cosimo Zaccaria - in qualità di sindaco, ai fini dell’emanazione - come sostiene l’accusa - dei provvedimenti, doverosi, in materia di protezione civile, non si sarebbero adoperati per ottenere l’emanazione di un’apposita ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri o del ministero dell’Interno per rimuovere l’ordigno bellico al fine da evitare un evento dannoso.
Non avrebbero, insomma, seguito quel percorso, che le normative prevedono per ottenere una delibera dello stato di emergenza. Per la Procura, insomma, ci sarebbe stato un atto omissivo. La vicenda parte da un lettera del 1985 trovata dalla proprietaria di una della case colpite dall’esplosione, che fa riferimento a una missiva del 1955 che parla della presenza di una bomba in quella zona.
Entrambe sono state inviate al sindaco e ai carabinieri di Ostiglia. Ma solo nel 2001 la prefettura - pare su sollecitazione della Borsatti - dispone una bonifica superficiale, dalla quale non emerge la presenza di nessun ordigno. A questo punto - sempre secondo l’accusa - sia il sindaco che il prefetto Ietto avrebbero dovuto attivarsi per ottenere l’emanazione dagli organi di Stato di un’ordinanza per una bonifica più profonda. Che, invece, non c’è stata.
01 ottobre 2010