Il satellite che cade
I racconti dei lettori

La vicenda del rottame della Nasa ha acceso la fantasia di molti mantovani: alcuni hanno inviato alla Gazzetta i loro lavori

    Il satellite è caduto, ma non sull’Italia. Ciononostante, pochi avvenimenti in questi ultimi mesi hanno fatto discutere la gente quanto il rischio che il rottame della Nasa potesse arrivarci sulla testa. Al punto che numerosi nostri lettori hanno messo nero su bianco le loro fantasie, scrivendo un racconto e inviandocelo. Quello che segue è di Giulia Martani, giovane scrittrice esordiente mantovana, che ha pubblicato a luglio la sua prima raccolta di racconti noir, intitolata "Nero ma non troppo" con Edizioni Sensoinverso.

     

    IL SATELLITE

    Quando Luca Manieri apprese dell'imminente caduta del satellite UARS dal telegiornale rimase semplicemente sconvolto. Prese il telecomando per alzare il volume, con mano leggermente tremante: sì, aveva capito bene, probabilmente qualche pezzo sarebbe caduto proprio sul nord Italia.

    Corse al computer, che teneva sempre acceso, e si collegò al sito della protezione civile.

    -Cadrà stanotte…Nell'area a rischio è compresa anche la Lombardia…ommioddio, è proprio come in uno dei miei film preferiti!- mormorò.

    Continuò a leggere: consigliavano di evitare soffitte e solai e i piani alti degli edifici, in generale.

    -Accidenti a Cristina che ha scelto questo appartamento mansardato!- esclamò, battendo un pugno sul tavolo.

    Luca aveva ventinove anni ed era appassionato del genere fantascientifico-catastrofico, nonché un ipocondriaco e pessimista cronico. Queste sue caratteristiche paranoiche lo avevano portato a un graduale isolamento dal mondo, facendogli perdere prima il lavoro e poi la fidanzata Cristina.

    Ad esempio, era ossessionato dalle profezie dei Maya sulla fine del mondo nel 2012, uno dei suoi cavalli di battaglia durante le sempre più rade uscite con gli amici. Continuava a ripetere a tutti che avrebbero dovuto costruirsi un bunker sotterraneo o cose simili, incurante delle risate o degli sguardi di compatimento dei presenti. Temeva anche che la Terra potesse essere distrutta dagli alieni "ecologisti", come ipotizzato da qualche articolo di giornale, pertanto si era licenziato dall'azienda per cui lavorava, dicendo al capo che non voleva contribuire alla distruzione del pianeta. La fidanzata non la prese bene, se ne andò il giorno stesso dalla casa in cui convivevano, dandogli del pazzo.

    Era infatti arrivato al punto di non uscire di casa o quasi, trascorreva tutto il suo tempo guardando e riguardando film come "Deep impact", "Armageddon" e "The day after tomorrow".

    Dopo un minuto di riflessione con la testa tra le mani, Luca compose il numero di Cristina sul cellulare. L'aveva cancellato per tentare di resistere alla tentazione di chiamarla di continuo, ma lo sapeva a memoria.

    -Che cosa vuoi ancora?- rispose lei, visibilmente scocciata.

    -Hai sentito il TG? Avevo ragione, succederà qualcosa di terribile!- le disse, la voce carica d'emozione.

    -Ma cosa vuoi che succeda, c'è una possibilità minima che si schianti proprio qui a Mantova, ed è ancora più infinitesimale che colpisca proprio te, anche se te lo meriteresti!- ribattè lei, acida.

    -Lo sapevo, non dovevo chiamarti.-

    -Infatti. Sono stanca delle tue paranoie, mi hai già fatto perdere troppo tempo.- Poi riagganciò.

    Luca rimase lì impietrito, col cellulare ancora accostato all'orecchio. Chiamare Cristina era stato uno sbaglio, quella stronza non era cambiata, e lui che si era preoccupato di avvertirla, per salvarla…l'ingratitudine umana non aveva limiti.

    Chi altri chiamare? Con i genitori non c'era molto dialogo, da quando aveva lasciato il lavoro non perdevano occasione per angosciarlo con prediche inutili e farlo sentire un povero idiota. Nemmeno loro potevano capire la gravità della situazione.

    Decise di chiamare Giovanni, il suo migliore amico.

    -Ciao Giò, hai saputo del satellite?-

    -Ciao Luca, ah sì, ma non ti preoccupare…- rispose il ragazzo.

    -Sta succedendo proprio come in uno dei miei film, vedi?-

    -Già- disse l'altro, con poca convinzione.

    -Volevo chiederti un favore, posso dormire da te stanotte?-

    -Perché?-

    -Sai, dormo in una mansarda, sono proprio a tetto…ed è pericoloso!-

    -Luca stai calmo, non accadrà nulla, è più probabile morire in un incidente stradale, non hai sentito il calcolo delle possibilità?-

    -Non me ne frega niente di quegli stupidi calcoli, non voglio ritrovarmi spiaccicato da un satellite!- si scaldò Luca.

    -Stai calmo, hai alzato il gomito ancora? Si sente dalla voce-

    Era vero, da qualche tempo il giovane aveva preso il vizio di bere.

    -Ti sbagli…- negò lui.

    -Fai come credi, ma dovresti farti vedere da un medico, Luca. Tu non stai bene, per niente. Io e gli altri siamo preoccupati per te.-

    -Se tu fossi veramente un amico anziché farmi queste prediche mi ospiteresti per stanotte!-

    -Ma non ho una stanza per gli ospiti..e poi cosa dico a Francesca, ti prenderebbe per pazzo!-

    -Ho capito, stammi bene.- Luca chiuse la conversazione, offeso.

    -Begli amici che ho…è proprio vero che si vedono nel momento del bisogno!-

    Verso l'una e mezza del mattino si ricollegò a internet per gli ultimi aggiornamenti.

    -Dovrebbe cadere tra le tre e le quattro, devo tenermi pronto. Stanotte non si dorme.- si disse.

    Andò a prepararsi l'ennesimo caffè, ormai aveva perso il conto delle tazzine accumulate nel lavello della cucina.

    Tentò di guardare uno dei suoi film per distrarsi, ma era inutile, la tensione non gli permetteva di concentrarsi. Tornò al computer, ma non c'erano nuovi dettagli. Un sito raccomandava di non toccare i rottami eventualmente caduti, e di tenersi a debita distanza. Tutte cose che lui sapeva già.

    Prese una sedia e la posizionò proprio sotto la finestra dell'abbaino, dalla quale poteva vedere il cielo sopra di sé. Era stata una delle caratteristiche che avevano fatto scegliere a Cristina proprio quell'appartamento in centro città. Maledisse ancora una volta la ex, tra sé e sé, scrutando l'orizzonte nero.

    Si immerse nella lettura del libro, un saggio sulla fine del mondo con tesi pseudoscientifiche. Verso le tre alzò di nuovo lo sguardo al cielo. Ora si vedeva qualcosa, un puntino luminoso, in lontananza. Lasciò cadere il libro dalle ginocchia, alzandosi di scatto. Andò a prendere il cannocchiale. "Sapevo che prima o poi mi sarebbe servito davvero! Pensare che Cristina mi derideva…" pensò, soddisfatto.

    Ora lo vedeva chiaramente, era senza dubbio il satellite, o almeno un suo pezzo consistente, e doveva aver preso fuoco nell'impatto con l'atmosfera, perché emanava sinistri bagliori rossastri.

    La cosa più impressionante era che sembrava proprio dirigersi verso casa sua.

    Istintivamente, provò a richiamare Giovanni.

    -Sei impazzito, lo sai che ore sono?-

    -Guarda fuori dalla finestra, lo vedi?-

    Luca udì in risposta un'imprecazione e in sottofondo la voce di Francesca che gli dava del mica normale. Pochi istanti dopo, Giovanni replicò che aveva guardato e non c'era un bel niente in cielo.

    -In TV hanno detto che non sarà visibile prima della caduta, devi esserti sbagliato per forza.- aggiunse, sbadigliando.

    -Non credere sempre alla televisione, vogliono solo evitare allarmismi! Credi che loro non sappiano dove cadrà veramente? Vogliono solo nasconderci la verità per evitare il panico!-

    -La tua situazione è più seria di quanto credessi, Luca, domani se vuoi ti accompagno io da uno specialista…-

    -Domani è troppo tardi!- urlò l'altro, sconvolto, sbattendo giù il telefono.

    "E adesso?" Si ripetè che non doveva lasciarsi prendere dal panico, ma pensare e agire lucidamente. Quell'imbecille di Giò negava l'evidenza solo perché non voleva ospitarlo, ma non sarebbe finita lì, gli avrebbe fatto pagare quel meschino voltafaccia. Prima di tutto, però, doveva mettersi in salvo. Afferrò le chiavi dell'auto e si affrettò a raggiungere il garage. La città dormiva e la strada era deserta, possibile che nessun altro stesse tentando di mettersi in salvo?

    "Beh cavoli loro, io ci provo!" alzò di nuovo lo sguardo, il satellite era sceso ulteriormente, e ora non aveva alcun dubbio, puntava proprio verso la sua palazzina. Pestò a fondo sull'acceleratore, le gomme stridettero sull'asfalto. Si allontanò il più possibile dal centro, dirigendosi verso Virgilio.

    Si voltò, ma l'implacabile nemico era ancora lì. Era ancora più vicino, e continuava a incombere minacciosamente sopra di lui. -Com'è possibile?- gridò.

    Continuò la sua folle corsa, proseguendo per Bagnolo, poi proseguì in direzione di San Benedetto Po. Per qualche strana ragione, si sentiva più sicuro in campagna. "Se non altro riuscirò a capire meglio dove andrà a finire." Accostò l'auto al ciglio della strada, e scese un attimo per controllare la situazione. "E' proprio sopra di me! Mi sta seguendo!"

    La palla infuocata era lì, sospesa sulla sua macchina, poteva percepirne il calore bruciante sulla pelle. Si rimise al volante, madido di sudore, gambe e braccia tremanti.

    Continuò la sua folle corsa, ma il malefico satellite gli stava appresso, non gli dava tregua, ed era vicino, sempre più vicino, al punto che stava riscaldando l'abitacolo e rendendo irrespirabile l'aria a bordo. -Lo sapevo, lo sapevo…ora nessuno mi darà più del pazzo, avevo ragione io!- ripetè Luca, accelerando sempre di più. Ora il calore si era fatto insopportabile, e le fiamme del rottame spaziale iniziavano a lambire il tettuccio della sua Astra.

    C'era solo un modo per sfuggire a quell'orribile fine, per non morire arso vivo e schiacciato.

    Il giornale del mattino riportò due notizie, una tragica e una positiva: nelle prime ore del mattino un giovane era caduto con l'auto in Po e annegato, in circostanze misteriose.

    In compenso il satellite aveva graziato Mantova e l'Italia, facendo perdere le sue tracce. Probabilmente era caduto in Canada, ma il punto esatto dell'impatto rimaneva un mistero.

    Giulia Martani

    27 settembre 2011

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