Riflessioni sulle cause della libertà
e dell’oppressione sociale di Simone Weil

Maria Antonietta Prudenziati ha inviato questo testo di Simone Weil del 1934

    Riguardo alle cose umane non ridere, non piangere, non indignarsi, ma capire" . Spinoza

    "L'essere dotato di ragione può fare di ogni ostacolo una materia del suo lavoro e trarne vantaggio" Marco Aurelio

    Il presente è uno di quei periodi in cui svanisce quanto normalmente sembra costituire una ragione di vita e, se non si vuole sprofondare nello smarrimento o nell'incoscienza, tutto va rimesso in questione. Solo una parte del male di cui soffriamo è da attribuire al fatto che il trionfo di movimenti autoritari e nazionalisti distrugge un po' dovunque la speranza che uomini onesti avevano riposto nella democrazia e nel pacifismo; esso è ben più profondo e ben più vasto.

    Ci si può chiedere se esista un ambito della vita pubblica o privata dove le sorgenti stesse dell'attività e della speranza non siano avvelenate dalle condizioni in cui viviamo. Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utili, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi essere umani per il fatto stesso di goderne, in breve un posto.

    Gli stessi imprenditori hanno perso quella credenza ingenua in un progresso economico illimitato che faceva loro supporre di avere una missione. Il progresso tecnico sembra aver fatto fallimento, poiché ha apportato alle masse, in luogo del benessere, la miseria fisica e morale in cui le vediamo dibattersi; del resto non sono più ammesse innovazioni tecniche in nessun campo, o quasi, salvo nelle industrie belliche.

    Quanto al progresso scientifico, non si vede bene a che cosa possa servire accatastare ulteriormente conoscenze su un ammasso fin troppo vasto per poter essere abbracciato dal pensiero degli stessi specialisti; e l'esperienza mostra che i nostri antenati si sono ingannati credendo nella diffusione dei lumi, poiché non si può divulgare fra le masse che una miserabile caricatura della cultura scientifica moderna, caricatura che, lungi dal formarne la capacità di giudizio, le abitua alla credulità.

    L'arte stessa subisce il contraccolpo dello smarrimento generale, che la priva in parte del suo pubblico, e con ciò stesso lede l'ispirazione. Infine la vita familiare è diventata solo ansietà, a partire dal momento in cui la società si è chiusa ai giovani. Proprio quella generazione per la quale l'attesa febbrile dell'avvenire costituisce la vita intera vegeta in tutto il mondo con la consapevolezza di non avere alcun avvenire, che per essa non c'è alcun posto nel nostro universo. Del resto questo male, al giorno d'oggi, se è più acuto per i giovani, è comune a tutta l'umanità. Viviamo in un'epoca priva di avvenire. L'attesa di ciò che verrà non è più speranza, ma angoscia.

    C'è tuttavia, a partire dal 1789, una parola magica che contiene in sé ogni avvenire inimmaginabile, e non è mai tanto ricca di speranza come nelle situazioni disperate: è la parola rivoluzione. E da qualche tempo la si pronuncia spesso. Dovremmo essere, così pare, in pieno periodo rivoluzionario; ma di fatto tutto va come se il movimento rivoluzionario decadesse con il regime stesso che aspira a distruggere.

    Da oltre un secolo, ogni generazione di rivoluzionari ha di volta in volta sperato in una rivoluzione prossima; oggi, questa speranza ha perso tutto ciò che poteva servirle di supporto. Né nel regime nato dalla rivoluzione d'Ottobre, né nelle due internazionali, né nei partiti socialisti o comunisti indipendenti, né nei sindacati, né nelle organizzazioni anarchiche, né nei piccoli gruppi di giovani sorti in così gran numero negli ultimi tempi è possibile trovare qualcosa di vigoroso, di sano o di puro; già da molto tempo la classe operaia non dà alcun segno di quella spontaneità sulla quale contava Rosa Luxemburg.

    E che sempre del resto, quando si è manifestata, è stata subito annegata nel sangue; le classi medie sono sedotte dalla rivoluzione unicamente quando essa è evocata, a fini demagogici, da apprendisti dittatori. Si ripete spesso che la situazione è oggettivamente rivoluzionaria, e che è solo il "fattore soggettivo" a fare difetto; come se la totale carenza della forza stessa che sola potrebbe trasformare il regime non fosse un carattere oggettivo della situazione attuale: e non occorresse cercarne le radici nella struttura della nostra società!

    Per questo il primo dovere che il presente ci impone è di avere sufficiente coraggio intellettuale per domandarci se il termine rivoluzione è altro che una parola, se ha un contenuto preciso, se non è semplicemente una delle numerose menzogne suscitate dal regime capitalista nel suo sviluppo e che la crisi attuale ci aiuta a dissipare. La questione appare empia, se pensiamo a tutti gli esseri nobili e puri che a questa parola hanno sacrificato tutto, compresa la vita. Ma solo dei sacerdoti possono pretendere di misurare il valore d un'idea dalla quantità di sangue che essa ha fatto scorrere. Chi può dire se i rivoluzionari non hanno versato il loro sangue invano, come quei Greci e quei Troiani del poeta che, tratti ijn inganno da una falsa apparenza, si batterono per dieci anni all'ombra di Elena?

    Da " Riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale" Simone Weil 1934

    10 novembre 2011

    Lascia un commento

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ