Medici e ambientalisti: producono comunque polveri, e il territorio è già saturo di inquinanti
Centrali a biomasse tra necessità di potenziare le fonti energetiche alternative e preoccupazioni per l'impatto sulla salute degli abitanti. Se ne è parlato venerdì nell'incontro promosso da Forum, nella sala civica dell'Isabella d'Este. Pubblico numeroso e la mente tutta rivolta alla centrale che dovrebbe sorgere a Castelletto Borgo. È Alberto Poggio, ricercatore del Politecnico di Torino, a dare il quadro generale con pro e contro, raccontando perché viviamo un boom delle centrali a biomasse: «L'Europa impone agli stati il raggiungimento di obiettivi di politiche energetiche rinnovabili. Se l'Italia non li raggiunge, arrivano sanzioni che si ripercuotono, poi, sulle Regioni. Per raggiungere quegli standard, quindi, difficilmente le Regioni possono rinunciare a investire in biomasse». Interviene, però, anche un criterio geografico: «Bisogna chiedersi se la centrale è compatibile con il territorio. Un conto è costruirne in Piemonte, un conto in pianura padana, già tra le aree più inquinate d'Europa».
Poi è la volta della politica, spaccata tra l'impegno per sostituire le forme energetiche tradizionali con le rinnovabili e la necessità primaria di garantire la salubrità dell'aria che respirano i cittadini. «Il parere del Comune è vincolato a quello dell'Asl perché l'aspetto sanitario è il più importante in assoluto», spiega l'assessore all'ambiente Anna Maria De Togni. «Non è chiaro che tipo di impatto possano avere le emissioni sulla salute dei residenti. Quello che è auspicabile è che si imponga una valutazione d'impatto sulla salute, oltre a quella d'impatto ambientale; valutare, quindi, non solo i numeri ma i rischi».
Il problema sanitario è tutt'altro che trascurabile anche per il pneumologo Alberto Zolezzi che ricorda come «ogni anno in provincia di Mantova muoiano 240 persone a causa dell'inquinamento; un dazio già molto pesante» e aggiunge che «anche le centrali a biomasse producono micropolveri, nello specifico il particolato secondario». Micropolveri che vanno ad aggiungersi ad un quadro già saturo, secondo Gloria Costani, medico di base che da anni studia l'impatto delle produzioni inquinanti sugli abitanti dei quartieri ai margini del petrolchimico. «C'è sfiducia verso le informazioni che ci vengono date perché ci sono state raccontate troppe bugie. Non sono contro le centrali a biomasse a priori, ma come si può pensare di insediarle in quella zona? Non sappiamo ancora quanto permangono ad oggi gli effetti della diossina, non sappiamo se i danni gravi sono successi 20 anni fa o se gli effetti sono ancora in corso. Non si può continuare ad aggiungere mattoni sulla testa degli abitanti. Se le biomasse sono il futuro, va bene. Ma solo a patto che si inizino a spegnere contemporaneamente le altre produzioni inquinanti».
Serena Marchini