La Golden Lady di Nerino Grassi di Castiglione ha licenziato via fax 320 operaie e 30 operai della Omsa di Faenza. Ma sul web è scattato il boicottaggio dei prodotti della Golden Lady. La campagna «Mai più Omsa» sta riscuotendo un enorme successo tra i navigatori. L'azienda ha replicato con una nota: "La nostra priorità sono i dipendenti, cercheremo un soluzione, insieme"
La sorte dei dipendenti della Omsa è una delle priorità del gruppo Golden Lady di Castiglione delle Stiviere che cercherà la soluzione più soddisfacente, insieme. Incalzata dal boicottaggio lanciato su Facebook dopo la notizia del licenziamento collettivo delle 239 lavoratrici dello stabilimento di Faenza (Ravenna), l'azienda replica alle critiche. E lo fa attraverso il web.
Con una lunga nota pubblicata sul blog del Popolo Viola (e linkata anche sulla pagina Mai più Omsa, creata per il boicottaggio del 31 gennaio con quasi 67mila adesioni), il gruppo ha deciso di dare il proprio punto di vista sulla vicenda. Ha ricordato quindi che gli stabilimenti in Serbia sono stati aperti nel 2001 da un lato per portare all'interno della propria organizzazione produttiva lavorazioni prima effettuate da aziende terze, dall'altro per aumentare le esportazioni verso i Balcani grazie agli accordi di libero scambio tra la Serbia e la Russia.
Ma ciò non ha minimamente influito sui livelli di produzione e di occupazione dello stabilimento Omsa di Faenza, anzi ha preservato gli standard di lavoro, senza ripercussioni economiche o sociali. Nel 2008 è cominciato il momento nero con l'apprezzamento dell'euro, difficoltà nelle esportazioni e calo del fatturato di circa 66 milioni di euro per l'intero gruppo.
Da qui la necessità di “decisioni drastiche, a volte sofferte, come la riduzione della capacità produttiva in Italia. Una decisione presa in ottemperanza alle leggi italiane e al principio di libera impresa, nel pieno rispetto del diritto del lavoro – puntualizza la nota - mediante una trattativa che ha visto coinvolti i principali sindacati, enti locali, Regione Emilia-Romagna.
Infine la promessa: “La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori Omsa, oltre che quella di tutti gli altri dipendenti, è tra le priorità del gruppo, che è all'opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme. Prima del vertice previsto a Roma la prossima settimana sulla vertenza Omsa, la Regione Emilia, il Comune di Faenza e un rappresentante del ministero dello Sviluppo economico hanno chiesto di incontrare la proprietà dell'azienda.
IL BOICOTTAGGIO. «Mai più Omsa». Si chiama così la campagna che sta coinvolgendo migliaia di persone su Facebook per il boicottaggio delle celebri calze che dal dopoguerra vestono le gambe delle donne italiane. Chi di noi non ricorda il carosello di «Omsa...Che gambe!» con le fantastiche gemelle Kessler? Bene, dimenticatele. Archeologia. La fabbrica di Faenza, in Romagna, sta per chiudere i battenti per sempre.
Le 320 operaie e i 30 operai, che attualmente sono in cassa integrazione, dal 14 marzo prossimo dovranno trovarsi un altro posto di lavoro. Il patron mantovano di Omsa e Golden lady, Nerino Grassi, ha infatti deciso di chiudere lo stabilimento faentino e di «delocalizzare» la produzione in Serbia dove la manodopera costa molto meno. Stracciando gli accordi presi con le rappresentanze sindacali prima di accedere alla cassa integrazione. Per questo è ripartito sul web l’appello a non comprare più i marchi Omsa: da Golden lady, fino a Sissi Filo d’Oro e Matignon.
Era stata L’Italia dei Valori a lanciare l’appello al boicottaggio dei prodotti di Grassi già nel maggio del 2010, alle prime avvisaglie di crisi. Ma ora il licenziamento collettivo dei dipendenti ha coinvolto il popolo dei cibernauti. A lanciare la campagna di biocottaggio è stato l’utente Massimo Malerba (nessuna parentela con un altro celebre marchio di calze) che a più di 48 ore dal via può vantare l’indiscusso successo dell’iniziativa visto che sono quasi ventimila gli utenti che hanno aderito al «Mai più Omsa».
Malerba ha rilanciato la pagina anche sul blog ufficiale del Popolo Viola. E i dipendenti Omsa che da mesi hanno messo in scena rappresentazioni teatrali in molte piazze per sensibilizzare l’opinione pubblica sul loro dramma, stanno riscuotendo la simpatia attiva del popolo di Facebook.
Le operaie Omsa hanno avuto via fax la ferale notizia dello stop delle produzioni. Il 27 dicembre, a ridosso di Natale, Grassi ha comunicato con un fax inviato nelle sedi sindacali la risoluzione del rapporto, posticipando la chiusura al 14 marzo prossimo, quando cesserà la cassa intergrazione straordinaria concessa del ministero del Welfare all’azienda in difficoltà.
Da registrare che il patron della fabbrica ha annunciato la risoluzione del rapporto di lavoro a soli tre giorni dall’incontro avvenuto al ministero dello Sviluppo economico tra azienda, sindacati e istituzioni. Un incontro conclusosi con un arrivederci al prossimo tavolo del 12 gennaio. Per questo la decisione di Grassi è arrivata come una vera doccia fredda.
La pagina «Bomsa boicotta Omsa» ha totalizzato in pochi giorni già 4.362 «mi piace». In bacheca riporta interviste alle lavoratrici, interventi dei partiti politici a sostegno delle vertenza e commenti di uomini e donne che esprimono solidarietà alle operaie «buttate via come un calzino bucato, dopo trent’anni di lavoro», come racconta una di loro. Un altro gruppo fondato su Facebook da Patrizio Durante ha già 10.585 membri.
E ancora sono oltre 9.350 i membri del gruppo «A piedi nudi! Io non compro Omsa e Golden lady finché non riassumono» fondato da Alessandra Mallamo. Nella nota di descrizione del gruppo si legge «320 operai e 30 operai perdono il posto di lavoro; ha deciso di licenziare e delocalizzare in Serbia solo per questioni profitto: facciamo crollare le vendite contro questa ingiustizia». E va segnalato che il ritmo di crescita delle adesioni continua rapidissimo: alcune decine ogni minuto su tutte le pagine. Per partecipare basta cliccare su Facebook il bottone «parteciperò», magari provando a coinvolgere nel boicottaggio parenti e amici.
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