Un museo d’arte moderna
nell’ex caserma La petizione

Riprende vigore la richiesta di destinare l’ex caserma di Largo XXIV Maggio a sede del museo d’arte contemporanea. L’associazione ha stilato un documento e invita a votare la petizione, già presente da tempo sul sito dela Gazzetta online

    di Cristina del Piano

    MANTOVA. Si riapre il dibattito sul futuro dell’ex caserma di Largo XXIV Maggio e ancora una volta è l’associazione Mantova arte contemporanea (Mac) a proporre una riflessione sull’argomento. Il direttivo del sodalizio culturale, che ha già promosso una petizione sul sito del nostro giornale per chiedere che il complesso monumentale diventi sede del Museo d’arte moderna e contemporanea, ora ha stilato un documento per riportare il tema all’attenzione di istituzioni pubbliche e private, oltre che dell’intera città.

    Obiettivo: salvare questo spazio dal degrado. Documento già inviato a Comune, Provincia e Regione e che sarà consultabile sia sul sito della Gazzetta dove è possibile firmare anche la petizione (www.gazzettadimantova.it), che su quello del Mac (www.mac-francescobartoli.it). Ed è Eristeo Banali, presidente del Mac, a spiegare il senso di questa nuova campagna di sensibilizzazione.

    Banali qual è l’intento dell'iniziativa?

    «Sicuramente quello di creare attorno alla questione dell'ex caserma un movimento d'opinione che possa farsi parte attiva, in vista della creazione del museo, nel sollecitare il recupero dell' immobile che ora versa in una situazione di degrado denunciata anche dal vostro giornale. La Gazzetta in questi mesi ha ospitato inoltre diverse riflessioni sull’utilizzo di questo spazio cinquecentesco, come quelle espresse anche dal presidente di Italia Nostra Sergio Cordibella, dall'assessore ai lavori pubblici Giampaolo Benedini e dall'onorevole Gianni Fava. Il Mac ora intende aprire una discussione ampia su questo tema in linea con gli obiettivi statutari dell'associazione che individuano appunto, nello straordinario complesso monumentale, un luogo culturale per l'arte moderna con attenzione alla contemporaneità».

    Il vostro obiettivo non è cambiato... L'idea insomma è arrivare a trasformare l’ex convento cinquecentesco dei Canonici Lateranensi in un’imponente sede espositiva

    «Assolutamente sì. Come abbiamo sottolineato nel nostro documento già inviato alle istituzioni, infatti, ci sembra inconcepibile l'ipotesi di un uso diverso da quello culturale per questo importante bene monumentale e architettonico. Opinione avvalorata del resto dal precedente direttore regionale per i Beni architettonici e paesaggistici della Lombardia, Carla di Francesco, che intervenne ponendo vincoli a salvaguardia del monumento. La disponibilità del bene a esclusivo uso culturale è una condizione necessaria per la creazione di un polo di eccellenza che veda nell'area circoscritta di Palazzo Te, Palazzo San Sebastiano, Tempio di San Sebastiano e Casa del Mantegna l'irrinunciabile valorizzazione di un presidio culturale del Rinascimento, collegato idealmente con la Reggia dei Gonzaga. Per questo riteniamo che la petizione per il recupero a museo del convento, firmata già da 500 persone, sia di grande attualità così come i due appuntamenti di studio ai quali stiamo lavorando per il prossimo autunno “Dalla fine dell’Accademia al modernismo a Mantova”, e “Il museo e lo spazio per l’arte contemporanea” per la primavera che seguirà».

    Le vostre proposte avevano incontrato l'interesse della precedente amministrazione. E quella attuale come la pensa?

    «Credo che l'attenzione non sia cambiata. Abbiamo già avuto un incontro con il sindaco Sodano che, oltre ad esprimere apprezzamento per il nostro lavoro, ci ha chiesto di definire in un progetto i contenuti delle nostre proposte».

    Ma l'immobile non è di proprietà comunale

    «Il convento è di proprietà statale e sappiamo che sono in essere coinvolgimenti con operatori privati e che il trasferimento in uso al Comune di Mantova richiederà concertazione e impegni da parte delle amministrazioni locali. Pensiamo tuttavia che, perseguendo tutte le strade possibili a disposizione come ad esempio il federalismo demaniale, la richiesta in comodato d’uso gratuito come per il Tempio di San Sebastiano, senza escludere a priori l’eventuale collaborazione con privati, si potrebbe arrivare a una soluzione praticabile.

    Se si considera inoltre che non è possibile eliminare il vincolo regionale che destina l’edificio a uso culturale, con la scelta del museo si supererebbe l’attuale situazione che rischia di aggravare la condizione dell’edificio e si aprirebbe una potenzialità culturale unica per la nostra città. Per questo riteniamo fondamentale che il Comune intraprenda un progetto di ridefinizione strutturale e scientifica del Museo della Città di Palazzo San Sebastiano e che consideri l'ex caserma che lo fronteggia, come luogo naturalmente vocato al suo ampliamento. Siamo convinti che nel progetto dovrebbero essere coinvolti Comune, Provincia, Università, Regione, Ministeri e Comunità europea, oltre, naturalmente, ai privati interessati a condividere questa grande avventura per la città».

    Non solo sede espositiva, dunque, ma parte di un progetto più ampio...

    «Esattamente.Perché il piano mira a fare di questo comparto urbano un luogo di conoscenza e fruizione di un patrimonio universalmente riconosciuto, non solo per le sue bellezze ma soprattutto per un disegno culturale di respiro internazionale. Ipotizzare un museo nell'ex caserma ne fermerebbe il degrado causato dall’abbandono, scongiurando il pericolo di ristrutturazioni inappropriate. Avrebbe, infine, il merito di arricchire e completare nel migliore dei modi il polo museale meridionale della città. Il monastero recuperato consentirebbe inoltre di aggiungere al palazzo di San Sebastiano gli spazi necessari per ripensare a tutte le raccolte civiche che possano illustrare il percorso storico di Mantova. Da una sezione dedicata alla costruzione antica e medioevale della città, al periodo della signoria gonzaghesca, a quello austriaco, all’Ottocento e al Novecento»

    Di realizzare un museo d'arte moderna e contemporanea a Mantova però se ne parla da almeno trent’anni...

    « È proprio così. E’ dagli anni Settanta e Ottanta che negli ambiti culturali e intellettuali cittadini, nelle riunioni del comitato di gestione del Museo di Palazzo Te, presieduto all’epoca da Francesco Bartoli, e nella sede del consiglio comunale, si discuteva di un Museo d'arte moderna sufficiente a valorizzare il patrimonio di proprietà pubblica, in grado di attrarre lasciti e donazioni da parte di artisti contemporanei e di svolgere adeguatamente le attività di ricerca e di promozione culturale indispensabili alla vita dell'istituto e alla crescita civica della collettività».

    Francesco Bartoli, come lei ha più volte ricordato, non abbandonò mai il sogno di realizzare questo museo. Un desiderio emerso con forza in tanti scritti del critico

    «Sì, e l'acronimo `Mac', pensato da questo protagonista indiscusso della cultura mantovana della seconda metà del Novecento, rivive appunto, tradotto in Mantova Arte Contemporanea, nella nostra associazione che si è posta gli stessi obiettivi».

    Ma in tempi di crisi come quella attuale le sembra realistico pensare di trovare i fondi necessari per restaurare l'immobile e trasformare quei 6mila metri quadrati, disposti su tre piani, in sede espositiva?

    «La crisi è un dato certo ma non può diventare un alibi per restare intrappolati nell'immobilismo. Magari in attesa che il monumento sia irrimediabilmte compromesso. Se saremo tutti concordi nel sostenere un unico progetto si potrà passare alla ricerca dei fondi, sarà possibile partecipare a bandi e si potranno mettere in campo altre iniziative. Il nostro obiettivo ora è coinvolgere realtà pubbliche, private e società civile per lavorare a un piano comune per salvare questo immobile dal degrado e restituirlo alla città come spazio culturale»

    08 gennaio 2012

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