Ostiglia, la Corte d’appello di Brescia dichiara estinto il reato Ma ex sindaco ed ex prefetto dovranno risarcire il danno
OSTIGLIA
Condannati in primo grado per crollo colposo per l’ordigno bellico interrato esploso ad Ostiglia nel maggio del 2003, ieri mattina la prima sezione penale della corte d’appello di Brescia ha dichiarato prescritto il reato. Ad impugnare la sentenza del tribunale di Mantova erano stati l’ex sindaco di Ostiglia Graziella Borsatti e l'ex prefetto di Mantova Gianni Ietto, condannati in primo grado rispettivamente a otto mesi e un anno, pena sospesa, in qualità di autorità comunale e provinciale di protezione civile. La corte bresciana ha però confermato tutto il resto della sentenza per quanto riguarda le parti civili e la provvisionale pattuita.
Per il crollo delle due abitazioni ex sindaco ed ex prefetto erano stati condannati a versare alle parti civili - le famiglie Sergio Soliani e Giovanni Ferrari, proprietari degli immobili danneggiati - una provvisionale immediatamente esecutiva di 180 mila euro, con danno da liquidarsi in separato giudizio. Un prima parte è stata liquidata,ora per i legali delle parti civili, in attesa della motivazione della nuove sentenza, si apre la strada del recupero delle somme rimanenti. Per decenni le famiglie Soliani e Ferrari avevano dormito su una grossa bomba d'aereo di fabbricazione americana, del peso di 500 libbre, residuato bellico della seconda guerra mondiale. L'esplosione era avvenuta la notte del 20 maggio 2003. Un boato tremento che fece tremare i due edifici, danneggiandoli gravemente. Per questo disastro che - fortunatamente non ha coinvolto persone -erano finiti a processo, con l'accusa di crollo colposo, l'allora sindaco Graziella Borsatti e il prefetto Gianni Ietto, mentre a conclusione delle indagini furono prosciolti due funzionari della prefettura. Ietto e la Borsatti erano finiti nei guai perché il primo in qualità di capo della protezione civile, essendo prefetto, e la Borsatti come sindaco, ai fini dell'emanazione - come aveva sostenuto l'accusa - dei provvedimenti doverosi in materia di protezione civile, non si sarebbero adoperati per ottenere l’ordinanza della presidenza del Consiglio dei Ministri o del ministero dell'Interno per rimuovere l'ordigno bellico al fine di evitare un evento dannoso. Non avrebbero, insomma, seguito quel percorso che le normative prevedono per ottenere una delibera dello stato di emergenza. La vicenda era partita da una lettera del 1985 trovata dalla proprietaria di una delle case coinvolte dall'esplosione, lettera che faceva riferimento ad una missiva del 1955 che parlava della presenza di una bomba in quella zona. Entrambe furono inviate al sindaco e ai carabinieri di Ostiglia. Ma solamente nel 2001 la prefettura - pare su sollecitazione della Borsatti - dispose una bonifica superficiale, dalla quale non era emersa la presenza di nessun ordigno.