Barricate contro l'emendamento anti-web
di Fava (Lega): "E' il bavaglio di Internet"

Il deputato mantovano Gianni Fava, della Lega,  ha presentato un emendamento al disegno di legge 4623 che introduce l’obbligo dei provider a rimuovere contenuti sul web su richiesta di un qualsiasi «soggetto interessato». Non si è fatta attendere la reazione della Rete: "L’emendamento introduce la censura".  Fava replica: "Tutelo i marchi italiani". Alla Camera  i deputati Pd, Pdl e Terzo Polo, con altre associazioni, hanno criticato l'emendamento

    MANTOVA. Gianni Fava nel mirino del popolo del web: articoli su siti specializzati e mail pesanti alla sua casella della Camera. Motivo della protesta è un emendamento al disegno di legge 4623 di cui il deputato mantovano della Lega Nord  è primo firmatario e che prevede l’obbligo per gli internet provider di rimuovere qualsiasi contenuto a seguito della richiesta di un qualunque «soggetto interessato», senza attendere il parere dell’autorità competente. Il rischio dunque è che chiunque possa far cancellare notizie o immagini sgradite. La legge arriva in Aula, ma tutti i partiti, Lega esclusa,  e la Rete hanno alzato le barricate contro quello che definiscono il bavaglio a Internet.

    La legge si intitola "Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2011”. L'emendamento di Fava ha già ottenuto il via libera da parte della Commissione Politiche Comunitarie. Il governo non ha preso posizione ufficiale sul testo. Il ministro Moavero Milanesi ha dichiarato che "l'emendamento affronta un tema, il commercio elettronico, di particolare delicatezza che avrebbe meritato uno specificio provvedimento. Mi rimetto comunque alla valutazione della Commissione".

    «Ho firmato l’emendamento come presidente della commissione anti-contraffazione – dice Fava – va recepita una sentenza della Corte europea sulla causa che L’Oréal ha vinto contro Ebay, accusata di vendere prodotti contraffatti: non a caso in commissione il voto è stato unanime, col sì anche del governo. La ratio della norma sta nel fatto che i marchi vanno tutelati dal rischio contraffazione e dai download abusivi. Andate a spiegarlo ai 300 licenziati dall’azienda piemontese di dischi in vinile». quindi, per Fava, un doveroso atto contro la pirateria online.

    Il testo però favorisce anche la censura: «Non lo so, comunque ogni contributo è ben accetto: martedì 25 la legge sarà in aula e si può modificare». Resta il fatto che il popolo di internet critica l’emendamento che di fatto introdurrebbe la censura perché autorizza la cancellazione di contenuti, notizie e immagine che potrebbero essere sgraditi.

    Le norme attuali che regolano la responsabilità degli intermediari della comunicazione, ossia le aziende che forniscono servizi online, dall’accesso alla rete agli spazi web, stabiliscono che questi ultimi non sono responsabili per i contenuti illeciti immessi dagli utenti sui loro server, se non ne hanno consapevolezza e se una volta venuti a conoscenza della presenza di tali contenuti illeciti da parte delle “autorità competenti”, vale a dire la magistratura.

    Che cosa cambia. L’emendamento di Gianni Fava aggiunge però a tale precetto l’obbligo di rimuovere i contenuti medesimi anche a seguito di comunicazione da parte “di qualunque soggetto interessato”. E non basta, ulteriori modifiche introducono l’obbligo, da parte del fornitore di servizi online, di adempiere ad un generico “dovere di diligenza che è ragionevole attendersi da esso”, al fine di individuare e prevenire taluni tipi di attività illecite.

    In particolare si prevede espressamente l’adozione di filtri diretti a impedire l’accesso alle informazioni o ai contenuti illeciti eventualmente presenti sui server del provider, o a contenuti diretti anche solo “ad agevolare la messa in commercio di prodotti o di servizi” i quali, sulla base della norma, si dovrebbero presumere illeciti perché abbinati a parole chiave (keyword) che negli usi normali del commercio indicano abitualmente prodotti non originali. Dalla Rete replicano: "Ma quali sarebbero - si chiedono i protagonisti della Rete -  questi contenuti non originali?"

    La Rete insorge. Proprio nel momento in cui, dopo la serrata digitale del 18 gennaio dagli Stati Uniti arriva l’accantonamento delle proposte gemelle (SOPA e PIPA), spunta questo emendamento che appare fin troppo simile nei contenuti. Se approvato, infatti, consentirà sicuramente ai titolari dei diritti, quindi un soggetto privato, di chiedere e ottenere la rimozione di contenuti online sulla base della sola accusa che quei contenuti sono illeciti. Insomma, niente più giudizi affidati a un organismo terzo, ma la valutazione dell’illiceità demandata a una delle parti. "E' la privatizzazione della tutela dei diritti delle multinazionali!" esclama Bruno Saetta di Valigia Blu.

    "Di sicuro - aggiunge - il desiderio di Fava di voler introdurre in Italia il peggior incubo dell’enciclopedia online Wikipedia, rischia di farci deviare dal percorso programmato dall'Europa, dove proprio pochi giorni fa la Commissione ha pubblicato una serie di documenti dai quali si ricava che non c’è alcuna intenzione di modificare la direttiva europea sull’e-commerce, da noi trasposta nel decreto legislativo 70 del 2003".

    "Non solo, proprio di recente una sentenza della Corte di Giustizia ha chiarito che un filtraggio generalizzato e indiscriminato, e quindi un monitoraggio attivo di tutti i dati che transitano sui server di un provider, deve ritenersi incompatibile con la direttiva europea e-commerce, in particolar modo se esso, poiché potrebbe non essere in grado di distinguere tra contenuti leciti ed illeciti, rischia di limitare i diritti dei cittadini. Chissà, forse quando il commissario europeo all’Agenda Digitale, Neelie Kroes, sosteneva che il copyright non deve essere più un ossessione, Fava era distratto, tutto preso ad immaginare a world without free knowledge".

    Le forti critiche a Fava vengono trasmesse anche via twitter. Il vade retro Fava viaggia, infatti, con #noSOPAitalia

    OGGI ALLA CAMERA.  No all'emendamento che mette il bavaglio al web. Lo dicono, forte e chiaro, in una conferenza a stampa a Montecitorio i deputati Pd, Pdl e Terzo Polo, insieme ai rappresentanti delle associazioni Libertiamo, Futurista, Articolo 21 e 'Agorà Digitale. "Non si può affrontare un problema così complesso - dichiara il capogruppo di Fli alla Camera Benedetto Della Vedova - in questo modo: con un emendamento infilato di soppiatto in un provvedimento che non c'entra nulla". "E' soltanto una pecionata" incalza Paolo Gentiloni(Pd)

    25 gennaio 2012

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