L’amministratrice della Zanellini accusata di aver fatto sparire oltre due milioni di euro prima del fallimento
È stata la relazione del curatore fallimentare a far emergere le presunte irregolarità. Una serie di contratti di vendita, di affitto e cessioni di denaro che avevano un unico scopo: far sparire parte del patrimonio del pastificio, oltre due milioni di euro destinati a risarcire i creditori. Questa l’accusa con cui la procura di via Poma ha chiesto, e ottenuto, il rinvio a giudizio per Franca Fusari, 59 anni, amministratore unico della Zanellini spa, la società del pastificio di Borgo Angeli, dichiarata fallita nell’agosto di quattro anni fa. Il processo, con l’ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta, avrà inizio il prossimo 7 giugno.
Tutta la vicenda prende origine dalla situazione debitoria che ha portato il tribunale di Mantova, il 14 agosto 2008, a dichiarare fallita la società di Borgo Angeli. Un percorso di crisi acuito da due circostanze: l’aumento del prezzo della materia prima e la morte, nell’inverno del 2007, del direttore commerciale dell'azienda e marito dell’imputata, Maurizio Piccinini. Al timone dell'azienda la Fusari aveva fatto quello che poteva ma con l’aumentare del prezzo della pasta erano diminuite le richieste. Quindi forte crisi di liquidità e niente più soldi per pagare i fornitori. E sotto la società si era aperta una voragine finanziaria.
Inutili i tentativi di rimediare alla situazione, cedendo la sede produttiva. Nonostante sullo stabilimento Zanellini avessero messo gli occhi alcuni importanti operatori del settore alimentare, disposti a rilevare il sito produttivo a condizione di acquistare anche i terreni, nel frattempo passati di mano e diventati proprietà di un’immobiliare amministrata dalla stessa Fusari. Tra i potenziali acquirenti Giovanni Rana che, dopo alcuni contatti e un sopralluogo, aveva rinunciato, non ritenendo conveniente l’affare. Sulla decisione avrebbe pesato proprio il fatto che Franca Fusari non volesse privarsi di edifici e terreni che valevano oltre sette milioni di euro, in buona parte gravati da mutuo. Di qui, impossibile risollevare le sorti dell’azienda.
Nella relazione del curatore fallimentare il giudice civile ha rilevato alcuni aspetti penalmente rilevanti e trasmesso gli atti alla procura. I fatti? Nel capo di imputazione viene evidenziata la vendita dello stabilimento alla srl Immobiliare Angeli (società controllata dalla Fusari e rappresentata dal marito in veste di amministratore unico) al prezzo di quattro milioni e mezzo più il 20 percento di Iva. Quindi l’ex pastificio è tornato in affitto alla Zanellini per un canone di 34mila euro al mese. La Zanellini a quel punto ha utilizzato parte di quanto ricavato dalla vendita per un bonifico di un milione e 270mila euro, destinato a “ rimborso prestito soci e interessi”, a favore di Finma srl, altra società amministrata dalla Fusari; e parte per il pagamento anticipato dell’affito alla Immobiliare Angeli. Il tutto per una somma di due milioni e 148mila euro.