La bufala di una scossa imminente svuota aule, uffici e tribunale. Negli asili e alle elementari si presentano i genitori per portare a casa i figli
di Igor Cipollina
e Nicola Corradini
MANTOVA
Più violento della scossa avvertita mercoledì in città, il terremoto del panico si è diffuso a onde larghe, travolgendo anche il tribunale. Tanto che la Procura avrebbe già aperto un fascicolo contro ignoti per procurato allarme. Una “bufala” insistita, replicata al telefono e rimbalzata dalle maglie di Internet: «Evacuate immediatamente, tra breve arriverà una scossa ancora più forte». Annunciata per le 11.15 e quindi posticipata a mezzogiorno in punto, quella scossa non è mai arrivata. In compenso, la notizia ha svuotato uffici, scuole, negozi. Una bufala virale, spacciata come allerta della protezione civile, della prefettura, della provincia, secondo un ampio campionario di fonti istituzionali. Tutto falso, improbabile pure (impossibile prevedere un terremoto, figurarsi con esattezza cronometrica), ma sufficiente ad accendere il panico.
Tra gli uffici e le aule del tribunale di via Poma la voce comincia a soffiare intorno alle 11.30: «Bisogna andarsene, evacuare». Tutti fuori, anche i restauratori al lavoro sui ponteggi del cortile. In strada si ritrovano in tanti, giudici, imputati, testimoni, avvocati, impiegati, anche i più scettici lasciano il palazzo. Presto, però, la paura sfuma in dubbio: chi ha ordinato cosa? La presidenza del tribunale? La procura? C’è qualcosa di scritto? Morale, mezz’ora dopo sono di nuovo tutti dentro. La scena si ripete altrove secondo lo stesso copione. Si svuotano la Motorizzazione civile a Valdaro, l’Agenzia delle entrate al Boma, la sede del Monte dei Paschi di Siena in corso Vittorio Emanuele, il Centro di distribuzione postale di via Nenni, il teatro Ariston in via Principe Amedeo e l’elenco potrebbe essere più lungo.
Al comando della polizia locale di viale Fiume, dove l’unità di crisi si è messa all’opera negli istanti successivi alla scossa, la prima telefonata arriva alle 10.30: un funzionario del Comune informa di aver ricevuto una chiamata da Verona, dove starebbero evacuando gli uffici in attesa che la terra torni a tremare. L’informazione è fumosa, il primo sintomo di un contagio che si moltiplicherà di minuto in minuto. Alla centrale operativa arrivano «diverse centinaia di telefonate» (il conto preciso sarà disponibile oggi), dalla città e pure dalla provincia, Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere, Monzambano. Il filo con i vigili del fuoco, la prefettura, le forze dell’ordine è diretto, robusto, costante. L’imperativo è disinnescare la bufala, rassicurare che la situazione è sotto controllo. Per rispondere a tutti vengono aggiunti altri operatori. Alle 11.30 piove una segnalazione clamorosa: stanno evacuando l’ospedale Poma. La bufala è al quadrato, basta una chiamata al direttore generale Luca Stucchi per appurare che non c’è nulla di vero. Le voci si rincorrono sempre più veloci, come se dietro ci fosse una strategia.
Intanto nelle scuole si raccolgono gli effetti di questo panico di massa. In tutti gli istituti, dalle materne alle superiori, al momento della scossa - quella vera- scattano le misure di sicurezza provate tante volte da personale e allievi. In molte elementari i bambini si rifugiano sotto i banchi come è stato loro insegnato e pochi minuti dopo escono nei cortili. «C’è stata un po’ di paura ma è andato tutto bene» riferisce ad esempio il dirigente del comprensivo Mantova 2, Valerio Lazzari. Al Fermi, dove ad uscire sono quasi 1.500 ragazzi, all’Ipsia Vinci (qui uno studente ha una leggera tachicardia che lo spingerà a farsi controllare al Poma), al D’Este, a Geometri al Bonomi Mazzolari. Nessun danno alla strutture, come accertano i tecnici della Provincia spediti dall’assessore Francesca Zaltieri già pochi minuti dopo la scossa in tutte le superiori del Mantovano. Giusto al Vinci si formano un paio di crepe nelle coperture di gesso, ma il geometra dell’ente constata che si tratta di un danno superficiale. Eppure anche qui arriva l’ondata di panico generata dalla bufala della fantomatica scossa delle 11,15 (poi delle 12,30). All’elementare Nievo una sessantina di genitori si presenta a scuola per riportare a casa i figli. Al personale mamme e papà spiegano di aver saputo che molti uffici pubblici sono stati evacuati. Alla media Bertazzolo i ragazzi vengono lasciati nel cortile fino alle 13. Intanto qualche furbo diffonde la falsa notizia (via internet o via sms non è chiaro) che al Fermi sarebbe crollato un pezzo di controsoffittatura e che ci sarebbero quattro feriti. La diceria filtra tra i ragazzi della scuola ormai rientrati nelle aule: è la preside Cristina Bonaglia che attraverso gli altoparlanti interni rassicura la scolaresca spiegando che non è vero nulla. Quando si diffondono in modo incontrollabile le voci su presunte quanto poco credibili previsioni di scosse, molte scuole insospettite chiamano la Protezione civile. Ottenendo, naturalmente, la conferma che non c’è alcuna direttiva di mandare a casa studenti e personale.
Le scosse più forti sono però nella Bassa. Al Sanfelice di Viadana cadono pezzi di intonaco. I due blocchi che formano il liceo Maggi si allontanano e poi si avvicinano come se fossero fatti di gomma (senza conseguenze, l’elasticità è una proprietà antisismica). Qui il sindaco emette un’ordinanza che permette l’evacuazione delle scuole. Anche all’agrario di Palidano cade intonaco da un muro. Danni superficiali.