I facchini Primafrost appiedati dopo aver chiesto stipendi regolari e sicurezza Il sindacalista Monti: chi mi ha restituito la tessera è stato subito riassunto
di Gabriele De Stefani
Mercoledì erano in piazza ad autodenunciarsi, protestando per i pagamenti irregolari degli stipendi e la scarsa sicurezza dello stabilimento dove lavorano, la Primafrost di Valdaro (logistica e trasporto di surgelati, a 30 gradi sotto zero). Ieri mattina, al rientro in azienda, la mazzata: per loro il posto non c’è più. La cooperativa Bbs, per la quale lavoravano per conto di Primafrost, è stata sostituita dalla Azzurra. In venti a casa con effetto immediato. Emmanuele Monti, segretario della Fit-Cisl, non ha dubbi nell’interpretare l’accaduto: «Il titolare Giulio Luigi Lombardini e il consorzio di coop Login, di cui fa parte Bbs, si muovono insieme: hanno deciso di licenziare gli iscritti al sindacato. Del resto avevano già detto chiaramente che chi non si fosse adeguato sarebbe rimasto a casa». Monti rafforza il concetto con i numeri: «In quell’azienda lavoravano 70 persone. Noi avevamo 40 iscritti: i 20 che ci hanno lasciato hanno salvato il posto, gli altri no. In organico sono rimasti in 50, cioè quelli non sindacalizzati o che hanno rinunciato alla tessera». L’ultimo caso è fresco: un operaio s’è dimesso dalla Cisl lunedì e mercoledì è stato assunto dalla nuova coop. Che, secondo il sindacato, è solo una prestanome: una scatola vuota nella quale hanno traslocato gli ex operai Bbs, con relativo passaggio di materiale e dipendenti. Il tutto sempre rimanendo nei fatti al servizio di Primafrost: «Da lì arrivano gli ordini, da lì si controlla tutta la fabbrica. Non a caso la collaborazione tra Lombardini e il consorzio Log-in, quello di Bbs, è consolidata anche altrove» chiosa Monti.
Nello stabilimento di Valdaro la tensione è alta da ottobre, quando si rischiò una serie di licenziamenti. Poi arrivarono le denunce di operai e sindacati, che presentarono a Ispettorato del lavoro e Asl un dossier fotografico sulle condizioni in cui sono costretti a operare: arrampicati su scaffali o su carrelli a 4-5 metri d’altezza e senza protezioni, mancato riconoscimento dell’indennità per il lavoro a -30 gradi, scarpe anti-infortunistica rattoppate col nastro adesivo, uscite di sicurezza bloccate. Dopo le denunce, secondo il sindacato sarebbero arrivate le minacce: chi non lascia la Cisl perde il posto. Ieri per i 20 lavoratori che hanno resistito, e che mercoledì si erano provocatoriamente autodenunciati per evasione fiscale, le porte dello stabilimento si sono chiuse. Nel pomeriggio presidi di protesta in Comune e Provincia. A ricevere i lavoratori il capo di gabinetto di Sodano, Alessandro Colombo, e il presidente di Palazzo di Bagno, Alessandro Pastacci che ha dato di nuovo appuntamento a lunedì, quando avrà parlato con Primafrost. Oggi si replica. «Andremo fino in fondo. Alla Primafrost si evade, non si rispettano le norme sulla sicurezza e c’è un comportamento antisindacale» affonda Monti.